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Elezioni attese da anni quelle del 4 febbraio in Guinea, giorno in cui finalmente i cittadini si sono recati alle urne per eleggere nuovi sindaci e consiglieri comunali nel Paese

1. RITARDI E RINVII

Le elezioni locali in Guinea, ormai note per gli storici ritardi subiti, inizialmente erano in programma per il 2010 ma sono state dapprima rinviate a causa della carenza di fondi e delle lotte interne, e poi procrastinate ulteriormente a causa della grave crisi d’ebola che ha colpito il Paese tra il 2013 e il 2016.  Pianificate infine nel febbraio 2017, sulla base degli accordi politici siglati nel 2016 – che segnavano un punto di incontro tra l’attuale Presidente Alpha Condè, l’opposizione, la società civile e i partner internazionali – le elezioni sono state rimandate ancora fino a svolgersi lo scorso 4 febbraio. I  temi principali anticipano quelli della futura corsa presidenziale: miglioramento dell’istruzione, sicurezza, crescita economica e creazione di posti di lavoro per i giovani: il 60% della popolazione è infatti al di sotto dei venticinque anni di età.

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Fig.1 – Guineani in fila per votare

2. SCONTRI POST-ELEZIONI

Grande affluenza quella registrata per le prime elezioni locali dalla fine della dittatura militare: quasi 5,9 milioni degli aventi diritto al voto si sono registrati per scegliere i membri di 342 “communes”. Le liste di partito presentato sono state 1.300, espressione di un totale di circa 30.000 candidati tra cui 7.000 donne.  Il giorno delle elezioni i cittadini si sono recati alle urne in un clima sereno; diverse le misure logistiche adottate per garantire che le elezioni si svolgessero senza proteste, che comunque non si sono fatte attendere. Diversi i brogli denunciati dai partiti di opposizione e negati dal partito al potere. Questo ha significato l’immediato esplodere della violenza. Nella prefettura di Dinguiraye, a Kalinko, è stato appiccato un incendio doloso nel quale sono morte sette persone; scontri anche nella capitale Conakry e in diverse altre zone che hanno provocato diversi feriti e più di 50 arresti. Mohamed Ibn Chambas, rappresentante ONU per l’ Africa Occidentale, che si era congratulato per il corretto svolgimento delle elezioni, ha dovuto rilasciare una dichiarazione in cui ha invitato tutte le parti “a evitare atti di violenza per permettere alle istituzioni incaricate del processo elettorale di portare avanti il ​​loro lavoro in serenità”.

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Fig.2 Scontri dopo le elezioni del 4 febbraio in Guinea

3. I RISULTATI

I dati diffusi dalla Commissione Elettorale Indipendente Nazionale (CENI), confermano che la maggioranza è stata ottenuta dal partito del presidente, Rally for the Guinean People,che ha eletto 3.284 consiglieri conquistando 1.35 milioni di voti. Si è affermato secondo, il partito di opposizione di Cellou Dalein Diallo, economista ed ex Primo Ministro guineano, in carica dal 2004 al 2006. Diallo ha conquistato la capitale con 2.156 consiglieri e 893.000 voti. Il secondo partito di opposizione, l’Unione delle forze repubblicane, si è aggiudicato 447 consiglieri con 190.000 voti.

Un chicco in più. Il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP) assieme ad altri partner internazionali, sostiene il progetto “Sostegno al ciclo elettorale della Guinea” (PACEG) che fornisce assistenza per rafforzare le capacità della Commissione elettorale (CENI) e dei suoi uffici sul campo, comprese le capacità organizzative, tecniche, di comunicazione, finanziarie e operative. L’obiettivo principale del PACEG è quello di consentire un processo elettorale credibile in Guinea, nel rispetto degli standard internazionali, garantendo nel contempo una partecipazione effettiva e inclusiva delle donne e dei giovani attraverso l’educazione civica.

Veronica Frasghini

Foto di copertina di Free Grunge Textures – www.freestock.ca Licenza: Attribution License