Manifestazioni e violenze all'ordine del giorno in Venezuela
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Il Venezuela perde diritto di voto all’ONU e si accinge alle elezioni anticipate del 20 maggio, senza una opposizione e con il solo presidente Maduro in corsa, ma certi aspetti geopolitici remano contro l’attuale regime

VENEZUELA, ELEZIONI E VIOLENZA

Il Gruppo di Lima si è espresso sulle elezioni in Venezuela affermando che Nicolàs Maduro non sarà il benvenuto qualora dovesse presentarsi alla riunione di capi di stato a Lima. Il gruppo insiste nel chiedere subito che l’erede di Chavez apra un canale umanitario per permettere l’ingresso di medicinali, viveri, specialisti medici e stabilire un impianto logistico di volontari per aiutare le popolazioni in crisi; inoltre, chiedono un immediato cambio della data delle presidenziali, che Maduro ha anticipato a sorpresa non permettendo l’iscrizione a molti partiti di opposizione e sostanzialmente contro la legge, dato che viene, per legge appunto, prevista la scelta della data concertata con i membri rappresentanti l’opposizione.
Si va alle urne il 20 maggio 2018, dunque, una data che per molti aspetti i venezuelani e, forse, il resto del mondo ricorderà. Due mondi, due culture economiche, due modi di intendere e volere la politica, l’economia e il prossimo decorso storico in America Latina, si affronteranno in questa data. Da un lato il regime dell’attuale Presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, dall’altra i poteri conservatori interni ed esterni, un’élite nazionale ed internazionale di aspiranti a un cambio nelle poltrone di Palazzo Miraflores. Possiamo già identificare un primo elemento a sfavore per il presidente uscente; l’azione governativa, la politica economica del Presidente, è stata sostanzialmente sconfitta dal crollo del prezzo degli energetici e dalla incapacità sia nella ristrutturazione del settore petrolifero che nella diversificazione dell’economia di stato, e sta rendendo la vita difficile a tutta l’economia del continente. 

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Fig.1 – Tillerson con il presidente peruviano

IL TOUR DI TILLERSON TRA GLI ALLEATI DEL CONTINENTE

Un altro elemento rilevante è il fatto che in questi giorni si avvia a conclusione il tour tra gli alleati del Sud America di Rex Tillerson, Segretario di Stato degli Stati Uniti, che visita i suoi alleati politici strategici quali i capi di stato di Messico, Perù, Colombia, Argentina e Giamaica. Tra i suoi obiettivi c’è spazio anche per il Venezuela: rendere nulle, o comunque non legali, le elezioni e i suoi risultati, e sondare il parere degli alleati locali su una possibilità sempre più concreta, il procedere a un embargo petrolifero contro il Venezuela, voluto fortemente dal presidente Trump. Contestualmente si cercherà di ridurre il disagio e le problematiche che tale embargo potrebbe cagionare al già martoriato popolo venezuelano, con l’ ausilio sempre più presente della Colombia, vicino del Venezuela, che per voce del suo presidente  Santos chiama a una politica di certezze, rigore, serietà, invitando Maduro a lasciare il paese finché è in tempo. Ma c’è chi, come il senatore Marco Rubio, con toni più duri da Washington, invita i militari venezuelani a fare un golpe con appoggio e plauso da parte della Casa Bianca, a cui Almagro, segretario della OAS risponde dicendo che qualsiasi uscita del Governo di Maduro sarà un successo democratico;  o chi invita direttamente Maduro ad andarsene a Cuba. Il tutto mischiato con l’ annuncio del Perù che definisce Maduro persona non desiderata e quello del presidente Colombiano che dopo aver umiliato Maduro chiedendo di non sfruttare la Colombia per occultare il disastro del socialismo in Venezuela, durante la stessa visita di “Rex” si pronuncia in diretta Tv definendo per la prima volta Maduro un dittatore. Le carte si mescolano e gli attori che prendono parte alle relazioni geopolitche sono molti, ma possiamo affermare che ormai la schiera di chi desidera il presidente chavista fuori dai giochi sia divenuta maggioranza, ritrovata grazie a un cambio nell’orientamento politico dell’attuale élite presidenziale latinoamericana. Infatti, Argentina, Perù, Messico, Cile, Brasile, Panamà, Nicaragua, Belize, Giamaica e stati minori dei Caraibi, tendenzialmente appoggiano la risoluzione USA anche se cercano di mitigarne le conseguenze e l’impatto sulla popolazione. Anche l’Europa rea di ritardi sul da farsi, attua sanzioni contro Maduro e il resto dell’establishment governativo venezuelano. Insomma, qualcosa sta cambiando, nella percezione politica del Venezuela chavista di oggi. 

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Fig. 2 – Tillerson con Santos, presidente colombiano

DIASPORA VENEZUELANA : ESODO DI MASSA INCONTROLLABILE

Il paese è allo stremo, ogni giorno oltre trentamila sono i venezuelani che varcano i confini con la Colombia, numero già salito a oltre quarantamila nelle ultime ore. Colombia  che se da un lato accoglie, dall’altro ha introdotto un necessario controllo dei passaporti e visti per permettere o meno l’ingresso, obbligando a tutti a legalizzarsi una volta nel paese, la stessa Colombia ha chiesto di stanziare oltre 60 miliardi di dollari per una sorta di piano Marshall che potrebbe scattare una volta terminato l’embargo petrolifero e dopo la caduta di Maduro. Attualmente sono residenti legali in Colombia oltre 550.000 Venezuelani, ma il totale includendo “los sin papeles” arriva ad oltre un milione e mezzo. Il Brasile, confinante con lo stato  della Guyana e del Venezuela, inizia a chiudere le frontiere e ormai i pochi voli che escono da Caracas verso qualche destinazione limitrofa al Venezuela sono pochissimi, il rischio è che per il prosieguo del 2018 non ci siano più vettori aerei, cosa che diventerà realtà in caso di un reale embargo petrolifero già nei prossimi mesi. Con la richiesta di elezioni anticipate, l’esodo di massa si sta acutizzando ora per ora, sembra che, prima delle elezioni, oltre il 15% degli oltre 31,5 milioni di venezuelani saranno espatriati per aria, terra o mare. Diaspora Venezuelana senza precedenti che pone una grande pressione sul continente intero. 

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Fig. 3 – Il presidente Putin con il collega cinese Xi Jinping

VENEZUELA, IL DEFILARSI CINESE E RUSSO

In questo scenario sembrano, a sorpresa, smarcarsi momentaneamente Russia e Cina, che pur non ammettendolo, credono sempre meno nela salvezza politica del Venezuela di oggi. La Cina denuncia la PDVSA per insolvenza e incapacità di onorare i debiti contratti. Il Venezuela è sì sotto embargo per motivazioni squisitamente geopolitiche e per il mancato rispetto per tutti i trattati internazionali, da quelli economici a quelli sui diritti umani, libertà di parola  (ora negata anche in chiesa), oltre che di ordine di sicurezza. Il Venezuela con la sua politica di aggressione alla proprietà privata (ha l’Indice IPRI più basso al mondo) e con la sua testardaggine a non voler onorare i debiti nei confronti dei privati, si è macchiato negli anni di espropri a danno delle compagnie di estrazione petrolifere straniere. Il danno miliardario più grande fu arrecato alla ExxonMobil, di cui Rex Tillerson è amministratore delegato, che più di una volta ha ottenuto il lasciapassare per le compensazioni a seguito della nazionalizzazione dell’industria petrolifera da parte di Chavez, senza però aver ottenuto alcunchè fino ad oggi.

PROTEZIONE DEI DIRITTI UMANI PRIMA E DEI CONTENZIOSI MILIARDARI POI

La Exxon Mobil sta, in questi giorni, esplorando lo stato  della Guyana, limitrofo al Venezuela, per iniziare perforazioni petrolifere con già in mano i permessi e giacimenti scoperti malgrado i grossi timori di una escalation violenta ed armata sul confine. Ulteriori problemi derivano dalla sempre più chiara incapacità del Venezuela a onorare i propri debiti con i laboratori farmaceutici che hanno smesso la produzione della totalità dei medicamenti e medicinali necessari. Fame, malnutrizione, malattie, violenze, saccheggi, polarizzazione nella politica e stanchezza mista a depressione nella popolazione stanno creando le basi per una bomba geopolitica.

Ivan Memmolo

Un chicco in più

La fase politica del “Socialismo del Siglo XXI” è ormai nella fase ciclica discendente, discesa accelerata da una chiara incapacità politica e di leadership della presidenza. 

Foto di copertina di Diario Critico Venezuela Licenza: Attribution License