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Gli Occhi nel Jihad: 31 gennaio – 13 febbraio

Miscela Dark Gli avvenimenti principali riguardanti la galassia jihadista in queste due settimane

YEMEN

  • Al Qaeda nella Penisola ArabicaAQAP – rivendica l’attacco suicida che ha colpito le forze speciali Shabwa provocando 15 morti.
  • Al Qaeda nella Penisola ArabicaAQAP – conferma la morte di Hurwa an-Najdi, Zakaria Al-Jazrawi, Tameem Al-Jazrawi, Abu Khaleel Al-Jazrawi e di Abu Waleed as-Sharouri, uccisi nel corso di uno strike aereo statunitense nel governatorato di al Bayada.
SVEZIA

  • Rakhmat Atilov è stato accusato di aver compiuto un atto terroristico dalla corte di giustizia svedese. L’uzbeko, arrestato in occasione dell’attacco che uccise 5 persone a Stoccolma investendole con una macchina, ha confessato di aver progettato l’azione come risposta agli appelli lanciati dallo Stato Islamico, al quale aveva giurato fedeltà pochi mesi prima di entrare in azione. Tuttavia il SAPO – i servizi di sicurezza interni svedesi – non è stato ancora in grado di tracciare il percorso di radicalizzazione del terrorista, lasciando così ancora molte domande senza risposta.
AFGHANISTAN

  • Al Emarah – canale mediatico dell’Emirato Islamico dell’Afghanistan – reclama l’uccisione di 7 soldati italiani nel corso di un attacco missilistico effettuato sulla base aerea di Farah. Non giungono ancora conferme o smentite sulla notizia.
  • Secondo uno studio effettuato dalla BBC, l’Emirato Islamico dell’Afghanistan ormai è in grado di minacciare il 70% del Paese. L’espansione territoriale, inoltre, è coincisa con il triplicarsi del numero di miliziani del gruppo rispetto al 2014. Dati drammatici che aiutano a dare un quadro nitido della situazione.
Il sito internet dell’Emirato Islamico dell’Afghanistan riporta la notizia dei soldati italiani uccisi.
EGITTO

  • Nonostante in Egitto il pericolo numero uno per la sicurezza del Paese resti lo Stato Islamico nel Sinai, non è da sottovalutare il pericolo crescente posto dal gruppo Ansar al Islam, soprattutto in virtù del gran numero di ex militari che stanno imbracciando le armi con il gruppo legato ad al Qaeda.
  • Il presidente egiziano al Sisi ha lanciato un’imponente campagna militare in tutto l’Egitto per colpire tutti i gruppi terroristici che minacciano il Paese. L’operazione si concentra soprattuto nel delta del Nilo e nel Sinai, teatro operativo del ramo locale dello Stato Islamico. La speranza del presidente egiziano è quella di portare risultati concreti in vista dell’elezioni presidenziali del 26 e del 28 marzo.
USA

  • Il Dipartimento di Stato aggiunge il leader di HamasIsmail Haniyeh, insieme ad altre figure chiave del gruppo, nella sua blacklist di terroristi.
  • USA e Argentina hanno annunciato una nuova collaborazione per smantellare le rete di finanziamento di Hezbollahil Partito di Dio – che ha attecchito nel Sud America. Non è più un mistero o una novità, il coinvolgimento del gruppo terroristico nel traffico di droga internazionale.
TURCHIA

  • Condannati all’ergastolo Hasan al Mayyuf, Fevzi Muhammed Ali e Halil Dervis, per aver partecipato all’attacco che portò alla morte di dodici persone a Istanbul, nel gennaio 2016 nel distretto di Sultanahmet. L’attentatore suicida, il siriano Nabil Fadli, aveva contatti diretti con lo Stato Islamico.
MAROCCO

  • Smantellata una cellula terroristica di sette persone legata allo Stato Islamico operante nelle città di Tangeri e Meknes. Il gruppo, recita il comunicato del Ministero degli Interni, svolgeva attività di proselitismo e stava vagliando l’ipotesi di entrare in azione colpendo obiettivi civili.
PAKISTAN

  • Tehrik e Taliban Pakistan – TTP – rivendica attacco suicida che ha colpito una caserma dell’esercito pakistano nella valle di Swat, provocando undici morti e quindici feriti.
  • La leadership del gruppo Tehrik e Taliban Pakistan – TTP – conferma la morte del leader locale Khalid Mahsood, ucciso per mano di uno strike aereo statunitense effettuato nel Nord del Waziristan. Il Consiglio della Shura del gruppo, riunitasi dopo l’evento, ha eletto come successore Mufti Noor Wali, che ha a sua volta rimarcato la fedeltà al gruppo e al suo leader Fazlullah Khurasani.
ITALIA

  • Cresce l’allarme in Italia riguardo al porto calabrese di Gioia Tauro. Il porto è ormai considerato un vero e proprio hub del narcotraffico sia in entrata che in uscita. Tra le sostanze più sequestrate risultano il Tramadol e il Captagon, sostanze psicotrope utilizzate e molto in voga tra i miliziani islamisti, soprattutto dello Stato Islamico. I carichi di pillole, arrivando dall’India e dallo Sri Lanka, transitano dal porto calabrese, controllato dalla ‘Ndrangheta, per poi arrivare in medio oriente e nel nord africa. Non solo. Il porto accoglie circa l’80% della cocaina, diffusa poi in tutto il continente europeo, proveniente dal Sud America e transitante dall’Africa. Un enorme giro d’affari, incentrato per buona parte nel porto di Gioia Tauro, su cui lucrano un po’ tutti. ‘Ndrangheta, cartelli della droga colombiani, Hezbollah, Stato Islamico e al Qaeda. Ad ognuno la sua fetta.
  • In aumento l’attività del gruppo Ansar Khilafah fi Italia, canale telegram di sostenitori dello Stato Islamico. Dopo una fase di assestamento il gruppo ora diffonde regolarmente le traduzioni dei bollettini informativi di Amaq News Agency – canale mediatico affiliato allo Stato Islamico – e fornisce sottotitoli per molti video girati e diffusi da Al Hayat Media Center – canale mediatico ufficiale dello Stato Islamico. Le traduzioni, per quanto fedeli, tradiscono l’origine degli addetti ai lavori, rivelando il loro non essere madrelingua. Sono stati creati, inoltre, due canali affiliati al gruppo principale. Uno di backup, nei quali vengono rilanciati link e comunicati diffusi sul canale principale, utilizzato qualora il canale ufficiale fosse chiuso. Un secondo, chiamato Califfato Tecnologia, fornisce indicazioni su come navigare sicuri in rete e distribuisce consigli sulle applicazione più utili da installare per Android e per iPhone. Il gruppo telegram principale, nell’arco di due settimane, è passato da circa trenta utenti a circa cento. C’è da specificare, però, che il link d’accesso con il quale registrarsi, è circolato ultimamente su canali o chat internazionali che contano anche diverse migliaia di utenti al fine di pubblicizzare il gruppo italiano e di aumentare il numero di iscritti. Questo ci permette di dire che non sono in aumento i sostenitori del Califfato in Italia, ma che semplicemente è stata condotta una campagna pubblicitaria che ha attratto nel gruppo numerose persone non residenti in Italia. Il numero infatti di utenze registrate nel nostro paese ed iscritte nel canale italiano è rimasta pressoché invariata.
logo del canale telegram Califfato Tecnologia.
IRAN

  • Continuano ad emergere lettere e files  – raccolti nel covo di Osama bin Laden ad Abbottabad – che testimoniano la collaborazione tra Iran e al Qaeda negli anni successivi all’intervento statunitense in Afghanistan. Le Guardie Rivoluzionari iraniane fornivano documenti, soldi, abiti nuovi e un passaggio sicuro ad alcuni leader qaedisti che fuggivano dall’Afghanistan per approdare in Iraq. Frequenti anche i contatti con la cellula libica di al Qaeda.
LIBIA

  • Lo Stato Islamico ha provato recentemente a colpire gli oleodotti situati nei pressi Dhara. I miliziani, una volta espulsi da Sirte, si stanno ora concentrando sul colpire le infrastrutture del paese e nel minare la ricostruzioni di un’apparato di sicurezza libico, sia che sia gestito dal LNA che dal GNA.
IRAQ

  • Diffusa una lista aggiornata dei maggiori ricercati per terrorismo nel paese. Ovviamente le prime due posizioni sono sempre occupate dal leader dello Stato Islamico, Abu Bakr al Baghdadi, presentato però con il suo vero nome Ali al Badri al Samarrai, e dal suo numero due, Abdel Rahaman al Qaduli, conosciuto però con il nome di Abu Alaa al Afari. Tra i ricercati risulta anche Raghad Hussein, figlia del defunto dittatore Saddam Hussein, residente presumibilmente in Giordania e accusata di finanziare lo Stato Islamico.
SIRIA

  • Catturati dalle SDF – Syrian Democratic Forces – gli ultimi due membri del gruppo noto come The Beatles, i quattro miliziani britannici del Califfato famosi per aver torturato e ucciso molti ostaggi occidentali nei video diffusi dai canali mediatici dello Stato Islamico. Il più noto, Jihadi John, al secolo Mohammed Emwazi, è stato ucciso da uno strike aereo in Siria nel 2015, mentre il quarto membro, Aine Davis, è detenuto in un carcere in Turchia.
  • Al Qaeda prende le distanze nel commentare l’operazione Ramo d’Ulivo  con la quale la Turchia sta  colpendo lo YPG al fine di prendere il controllo del cantone di Afrin. Nei canali telegram di al Qaeda fi Bilad al ShamAl Qaeda in Siria – i curdi sono definiti fratelli, ma il PKK resta pur sempre un nemico.
  • Servono ancora ulteriori conferme, ma sembra che sia finita l’esperienza del Califfato nelle regioni di Hama e Idlib. I villaggi, tenuti dai miliziani dello Stato Islamico, sono finiti, dopo settimane di scontri feroci, nelle mani di Hayat Tahrir al ShamHTS – e delle FSA.
KASHMIR

  • Dodici vittimi, di cui undici appartenenti all’esercito indiano, registrate negli ultimi due attacchi accorsi nel Kashmir nella città di Sanjwan e Karan Nagar. Le azioni sono state rivendicate dai gruppi jihadisti Lashkar e TaibaLeT – e Jaish e MohammadJeM.
Copertina del terzo numero di al Haqiqa.
JIHADIMEDIA

  • Uscito il terzo numero della rivista jihadista Al Haqiqa, con particolari focus sulla situazione in evoluzione nel Myanmar con il genocidio dei Rohingya, sull’efficacia del BitCoin come moneta per finanziare i movimenti jihadisti e sull’importanza del jihad mediatico. 
  • Nell’ultimo episodio di Inside the Khilafah diffuso da al Hayat Media Center, canale mediatico ufficiale dello Stato Islamico,è stata ripresa per la prima volta una donna al fronte. Era da mesi che all’interno della comunità jihadista si discuteva sulla valenza giuridica di permettere o meno alle donne di partecipare alla qital, la guerra santa ultima fase del Jihad. Ad ogni modo la maggior parte dei gruppi jihadisti, tra i quali al Qaeda, non permette alle donne di combattere, considerando haram – non permesso dalla legge coranica – che le donne impugnino armi al fronte.
  • La produzione mediatica dello Stato Islamico continua, nonostante ormai il gruppo non controlli più porzioni di territorio consistenti nel Siraq. Di media vengono diffusi tra i cinque e i sei video al mese, provenienti dalle differenti wilayat del Califfato. L’ultimo uscito è stato diffuso dal ramo locale del Sinai, in risposta alla recente operazione lanciata dal presidente egiziano al Sisi. La media non è paragonabile con quella tenuta all’apice dell’esperienza statuale dello Stato Islamico, dove si raggiungevano anche diverse decine di video pubblicati nel giro di un mese. Daesh però dimostra che la battaglia virtuale, condotta a colpi di video e di bollettini mediatici, continua e occupa anzi un ruolo di primo piano negli obiettivi dei seguaci di al Baghdadi. Se il Califfato ha subito un duro colpo nella sua entità fisica, quella virtuale deve continuare a prosperare.
  • Nel mese di gennaio, a dimostrazione della tesi esposta sopra, sono stati chiusi 5580 canali telegram ricollegabili allo Stato Islamico e alle sue filiali. Nel gennaio 2017 i canali chiusi furono 2965.
  • Al Andalus, canale mediatico di al Qaeda nel Maghreb IslamicoAQIM, rende nota la morte di uno dei suoi direttori Adel Seghiri, noto con il nome di Abu Ruwaha al-Qasantini, ucciso nel corso di un’operazione antiterrorismo condotta dall’esercito algerino.

A cura di Valerio Mazzoni

Un chicco in più

Qui potete consultare le precedenti uscite de “Gli Occhi nel Jihad”