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Ecuador: addio al Correismo per una nuova politica

In 3 sorsi  La Repubblica dell’Ecuador con la vittoria del sì al Referendum del 4 Febbraio ha posto fine a una visione politica prettamente “correista”, che stava dando impedimenti di azione politica presente e  futura al presidente attuale, Lenín Boltaire Moreno Garcés

1. ECUADOR – CORREISMO, STORIA DI UN AMORE CONCLUSO

Tredici milioni di elettori chiamati a esprimere un parere su sette domande. L’esito è stato davvero travolgente per il presidente dell’ Ecuador, Lenin Moreno. Infatti tra le varie domande si chiedeva l’abolizione alla ricandidatura indefinita del presidente, quesito che ottiene un SI da quasi il 64% degli elettori. Il SI viene vinto su tutte e sette le domande. Con l’abolizione di tale legge, Correa, ex presidente, ormai dovrà abbandonare qualsiasi idea presente e futura di potersi ricandidare alla presidenza, il suo agognato desiderio di ritornare alla presidenza dell’Ecuador rimane infranto nel bel mezzo della notte del 4 febbraio 2018. Ma un addio al correismo non vuol dire un addio a una certa politica “rivoluzionaria” come lo ha chiarito in una intervista alla CNN la vice presidente ecuadoregna Maria Alejandra Vicuña. Le 7 domande poste su cui il popolo di elettori ecuadoregni era impegnato a esprimersi erano state proposte nel 2017 per superare gli impedimenti costituzionali al suo nuovo progetto politico.  Che vedrà il paese impegnato a far fronte ai desideri anche di quel buon 50% netto di elettori che nelle passate elezioni hanno votato per il candidato di destra Guillermo Lasso.

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Fig.1 – L’ex presidente Rafael Correa

2. UN CAMBIO DI POLITICA, ADDIO AL CORREISMO

Prerogativa del presidente attuale è evitare, al contrario di Rafael Correa, qualsiasi tipo di frizione tra stato ed opposizione e qualsiasi tipo di polarizzazione politica e popolare. Una politica morbida e per tutti, ascoltando le parti e non proponendo politiche secondo visioni utopiste. Molti si chiedono se questo ritocco sia di facciata  e serva solo per mantenere buoni i critici di questa corrente politica definita da chi la inventò, appunto l’Ex Presidente Correa, “Rivolucion Ciudadana” . Ma i punti a favore del presidente dell’Ecuador Lenin Moreno non mancano; ricordiamo l’arresto per corruzione dell’ex vicepresidente Jorge Glas, il pupillo di Correa, poi destituito formalmente dal suo incarico e sostituito dalla attuale Maria Alejandra Vicuña. Ricordiamo la decisione di ridurre la grandezza dello stato, di aprire il mercato aereo ai competitors internazionali delle compagnie locali (attualmente l’Ecuador rimane il paese più caro in America Latina per i viaggi aerei malgrado la sua estrema vicinanza a tanti Hub internazionali come Panama, Bogotà, Lima). Ma un certo modo di fare ed intendere la politica non può estinguersi dall’oggi al domani. Il giornalista tv della CNN Fernando del Rincon intervistando il giovedi 8 Febbraio da Guayaquil il sindaco della stessa città ed ex pretendente alla presidenza per due volte, Jaime Nebot, chiede se Moreno nelle famose domande avesse potuto osare di più e rimettere  al popolo la decisione  sulla legge sulla libertà di espressione che limita i mezzi di informazione e si ripercuote sulla veridicità e qualità dell’informazione attuale. Insomma, un grande risultato che riceve inaspettatamente anche il plauso dalla Corte Interamericana per i Diritti Umani favorendo la presidenza attuale con un doppio successo elettorale in 48 ore, che letteralmente zittisce Correa che riparte da Guayaquil con un contratto da presentatore tv per una Tv Russa e con una plateale accettazione via Twitter dei risultati. 

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Fig.2 – L’attuale presidente Lenìn Moreno

3. UN NUOVO ASSETTO GIURIDICO IMMINENTE

Il cammino, seppur in discesa per le prossime azioni politiche, mantiene alcune incognite sopratutto su come realizzare il nuovo assetto legale su cui basare la nuova costituzione, e quale assetto giuridico prenderà il paese. Ci si chiede se si riuscirà a contenere venti eccessivamente “Rivoluzionari” in un contesto nazionale e internazionale aspro per molti aspetti, con, da un lato una effervescente crescita della critica contro il socialismo almeno nella sua denominazione più estrema, quella venezuelana che sta portando alla deriva geopolitica tutto il continente latino americano, e che ha spinto in effetti il 50% degli ecuadoregni a votare contro Correa nella trascorsa elezione, e i Peruviani e Cileni a cambiare rotta nelle passate elezioni.  E dall’altro la sempre più chiara presa di posizione interna degli ecuadoregni, anche filo – morenisti, sul fatto che occorre chiudere con il passato, dimenticare il correismo e lavorare per una migliore versione dello stato anche in veste “rivoluzionaria”. A tutto ciò si aggiungono i plausi da nazioni politicamente tanto diverse (è il caso dell’Argentina che si complimenta con l’Ecuador per la maturità democratica rappresentata in questo referendum). La figura di Lenin Moreno sembra però piacere un po’ a tutti, anche allo stesso candidato di destra Lasso, che plaude per il risultato, che lui stesso ha appoggiato al pre – referendum, chiedendo al suo pubblico di supportare il presidente Moreno con il SI alle 7 domande.

Ivan Memmolo

Un chicco in più

La lezione data dalla presidenza Moreno, e dal successo referendario, offre spunto per molti leader della regione che puntano ai risultati di breve e lungo termine con ricorsi o incerti cambi costituzionali, con il mero obiettivo di perpetuarsi nella scena politica senza un necessario e obiettivo consenso popolare.Il fatto che tale esempio derivi da una delle più rivoluzionarie  correnti politiche oggi presenti in America Latina, può solo far ben sperare per un prosieguo a tutte le latitudini di una certa correttezza e diplomazia negli affari interni sulla scia del “Morenismo” del 21 secolo 

Foto di copertina di sooolaro Licenza: Attribution-NoDerivs License