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Un anno e mezzo dopo la sua rielezione, Danilo Medina è macchiato dallo scandalo Odebrecht e perde in popolarità, ma sul piano internazionale è campione di dialogo per la mediazione tra Governo e opposizione venezuelani

CRESCITA ECONOMICA E POLITICHE SOCIALI

Nel 2017, l’economia dominicana si è dimostrata solida nonostante il rallentamento dovuto alla congiuntura dell’aumento dei prezzi del petrolio e dei tassi d’interesse sui mercati internazionali e all’impatto degli uragani Irma e Maria. Infatti, dopo una crescita zero nel mese di settembre, ha fatto registrare a novembre una crescita del 6.8%, chiudendo il 2017 con una media del 4.5%, mentre l’inflazione si è attestata intorno al 4%. Le riforme monetarie e finanziarie che il governo di Danilo Medina coniuga con l’inclusione delle piccole e medie imprese (pymes) e l’investimento in politiche sociali (istruzione, salute, infrastrutture pubbliche) hanno reso l’economia caraibica flessibile e capace di assorbire colpi esterni di media entità.
L’economia inclusiva del presidente si muove su diversi fronti, con l’obiettivo di trasformare il tessuto economico della parte est di Hispaniola in un’attività dinamica, al servizio di miglioramenti tangibili per la popolazione. In questi anni di governo del Partido de la Liberación Dominicana (PLD), diversi settori sono cresciuti esponenzialmente e nella prima parte del 2017 hanno fatto registrare tassi di crescita importanti: l’intermediazione finanziaria (8.5%), il settore agricolo (7.5%), e il settore costruzioni (7.2%). Seguono il settore turistico (6.6%), la manifattura locale (5.1%) e il commercio (5%). Il dato più interessante, però, viene dall’investimento straniero. Secondo i calcoli della Banca Centrale del Paese, solo nei primi tre mesi del 2017 questo ha avuto un’entità di 720.4 milioni di dollari. Si tratta di un aumento di ben 594.7 milioni di dollari rispetto al 2016. Sotto la guida di Medina, dunque, la Repubblica Dominicana è diventata particolarmente appetibile per gli investitori stranieri, attratti dalle possibilità in campo minerario, immobiliare, turistico e commerciale.
Il presidente dominicano ha saputo costruire negli anni una figura presidenziale che piacesse a livello nazionale ed internazionale. Alla fine del suo primo mandato poteva contare sul titolo di leader più popolare dell’America Latina e su un consenso interno solidissimo, con punte del 90%. Come è possibile, allora, che a distanza di un anno e mezzo la popolarità del presidente sia crollata fino ad arrivare al 57% al novembre 2017?

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Fig. 1 – Danilo Medina parla ai parlamentari dominicani nel febbraio 2017.

LA “MARCHA VERDE” CONTRO ODEBRECHT

Se i primi quattro anni di governo avevano come obiettivo principale il consolidamento della crescita economica e l’inclusione delle politiche sociali, durante il secondo mandato Medina si sarebbe potuto concentrare anche sulla lotta al crimine e alla corruzione. Il presidente è stato però preso in contropiede quando, proprio qualche mese dopo la sua rielezione, lo scandalo Odebrecht è scoppiato nella Repubblica Dominicana. Nello Stato caraibico, il gigante delle costruzioni brasiliano ha corrotto diversi funzionari dal 2001 al 2014, per un totale di 92 milioni di dollari in cambio di contratti per opere pubbliche. Per una parte dell’opinione pubblica si è trattato della goccia che ha fatto traboccare il vaso. Dall’inizio del 2017, Marcha Verde ha riempito le strade delle maggiori città del Paese con diverse manifestazioni. Si chiedono a gran voce la fine dell’impunità, il rispetto delle leggi, la sicurezza d’indagini indipendenti, trasparenza, giustizia e, ovviamente, l’espulsione di Odebrecht. In alcuni casi, considerando che il cerchio delle indagini si stringe intorno al centro del potere, sono state chieste le dimissioni del presidente. A febbraio, Medina ha affrontato il tema davanti all’Asamblea Nacional nel giorno del 173° anniversario dell’indipendenza dominicana, assicurandosi che fosse chiara la posizione del Governo: le indagini devono arrivare fino in fondo, senza curarsi di chi rischia di “farsi male”.
Nonostante questa presa di posizione, le proteste non hanno accennato a fermarsi per tutto il 2017 e anche il nuovo anno si è aperto con le strade dominicane colorate di verde ed inneggianti ad una società giusta e libera dalla corruzione.

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Fig. 2 – Una manifestazione contro la corruzione, luglio 2017.

“LA PERLA DEI CARAIBI” FA AFFARI CON LE DUE COREE

Se a livello nazionale perde progressivamente terreno, il presidente gode di migliore fama in campo internazionale. A fine 2017 ha partecipato all’inaugurazione dei nuovi uffici dell’ambasciata della Corea del Sud sul territorio dominicano. In quell’occasione, ha incassato i complimenti dell’ambasciatore coreano che ha sottolineato positivamente i risultati del governo della “Perla dei Caraibi”.
La relazione con Seoul è fondamentale per Santo Domingo. I due Stati lavorano da diverso tempo sul piano energetico e turistico e l’entusiasmo dell’incontro tra l’ambasciatore Zen Tang e il capo del Governo dominicano confermano la solidità delle relazioni tra le due parti e la volontà di una loro crescita nel prossimo futuro.
Santo Domingo intreccia relazioni anche con l’altra parte della penisola coreana. Nel 2016, infatti, la Repubblica Dominicana faceva affari con Pyongyang per un totale di 20 milioni di dollari, entrando di diritto nella top 10 degli scambi commerciali del regime di Kim Jong-un e facendo storcere il naso a Washington.

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Fig.3 – I tre mediatori del dialogo tra il Governo e l’opposizione venezuelani. 

MEDINA CAMPIONE DI DIALOGO

La mossa internazionale più interessante, però, si è verificata nella regione e tocca la crisi venezuelana. Medina è, difatti, il mediatore del dialogo, insieme al suo ministro degli Esteri Miguel Vargas e all’ex capo del governo spagnolo Zapatero, tra l’opposizione e il Governo del Venezuela. Proprio per questa iniziativa, e probabilmente per i buoni risultati dell’economia dominicana, il presidente è stato uno dei sei capi di Stato latinoamericani invitati al Forum Economico Mondiale di Davos. In quest’occasione, Medina ha potuto porre l’accento sui risultati interni raggiunti dal suo governo durante i primi cinque anni, e si è poi presentato all’importante platea come campione di dialogo. Il presidente ha infatti più volte sottolineato che non vi è nessun’altra via possibile per la risoluzione della crisi venezuelana, e ha chiesto un aiuto disinteressato alla comunità internazionale, “senza un’agenda propria”, senza aspettare un guadagno politico futuro, nell’esclusivo interesse della popolazione venezuelana in toto.
Gli incontri tra le parti, intanto, si succedono nella capitale dominicana dopo una battuta d’arresto a metà gennaio, dovuta alle implicazioni della morte del poliziotto Oscar Pérez. Gli animi sono ancora molto caldi e si avvicinano le elezioni presidenziali per Caracas. L’impresa di Medina appare sempre più ambiziosa e difficile.

Elena Poddighe

Un chicco in più

Altra grana per il mediatore. I venezuelani rifugiati in Repubblica Dominicana hanno chiesto al presidente la concessione di un regime migratorio speciale che consenta loro sicurezza legale, permesso di studio e lavoro per almeno un anno.

Foto di copertina di presidential office Licenza: Attribution License

Elena Poddighe

Nata a Sassari nel 1993, ho diviso il mio percorso universitario tra l’Italia, la Francia e il Belgio. Sono laureata in Scienze Politiche, indirizzo Relazioni Internazionali, e specializzata in Relazioni Internazionali, indirizzo Diplomazia e Risoluzione dei Conflitti. Studio con particolare attenzione il continente americano, da Nord a Sud, ma seguo l’ordine di un caro professore: “Tutto ciò che succede nel mondo vi deve interessare!” Dopo l’esperienza Erasmus ho preso sul serio l’idea che tutto il territorio europeo potesse essere casa mia, così mi sposto costantemente da un punto all’altro, scoprendo pregi e difetti di questa nostra bellissima Europa. Non so preparare il caffè e non lo bevo, ma so cucinare e soprattutto mangiare le lasagne!