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GDM2018  Uhuru Kenyatta è uscito indenne dalle controverse elezioni del 2017, riuscendo a imporsi sul principale avversario Odinga, nonostante le proteste. Ma a quale costo?
È un re nel mazzo di carte targato Il Caffè Geopolitico

CHI È

Figlio di Jomo Kenyatta, primo Presidente del Paese nel post indipendenza, Uhuru comincia a militare nel partito “di famiglia”, il KANU (Kenya African National Union), nel 1990. Nel 2001 diviene parlamentare e, in seguito, Ministro degli Affari Locali e candidato alle presidenziali del 2002. Nonostante la sconfitta, Kenyatta continua l’ascesa politica fino ad ottenere la carica di vice primo ministro prima e Ministro delle Finanze poi, tra il 2008 e il 2009. Coinvolto nel tentativo di arginare le proteste che sconvolgono il Paese nel 2007, Kenyatta non esita a servirsi dell’aiuto dei Mungiki, criminali di etnia Kikuyu, pur di porre fine alle contestazioni; per questo motivo nel 2010 la Corte Penale Internazionale lo accusa di crimini contro l’umanità. Nel 2013 si presenta alle elezioni con un partito di nuova fondazione The National Alliance, alimentando la retorica dell’innocente ingiustamente perseguitato dalla giustizia di un tribunale colonialista come quello dell’Aia. Alleandosi con il rivale William Ruto, Uhuru riesce a vincere contro il candidato dell’opposizione Raila Odinga. I quattro anni di presidenza vedono quindi Kenyatta impegnato a consolidare l’economia in crescita del Paese; inoltre, Il Presidente spinge per l’inaugurazione, entro il suo primo mandato, della nuova linea ferroviaria di collegamento tra Nairobi e Mombasa e del nuovo terminal per l’aeroporto di Nairobi. In generale, la prima Presidenza Kenyatta è stata caratterizzata dallo slancio verso gli investimenti esteri nel settore energetico, come anche in quello finanziario e turistico.

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Fig. 1 – Il Presidente Uhuru Kenyatta in compagnia di Jacob Zuma

COME È STATO IL SUO 2017

Il 2017 è stato l’anno delle elezioni e della riconferma, che è arrivata, tuttavia, solo alla fine di un estenuante tira e molla elettorale. Il primo turno delle elezioni, svoltosi ad agosto, aveva proclamato vincitore Uhuru Kenyatta contro il rivale Odinga, che ha presentato ricorso presso la Corte Suprema. Per la prima volta nella storia giudiziaria del continente africano, la Corte Suprema non solo non ha respinto il ricorso ma ha anche indetto nuove elezioni per la fine di ottobre 2017. L’affluenza alla seconda tornata elettorale è stata piuttosto scarsa (circa il 39% della popolazione), soprattutto in virtù dell’invito di Odinga a boicottare i seggi; inoltre la proclamazione della vittoria di Kenyatta è stata accompagnata da violenti scontri nella capitale e nelle province. I disordini elettorale hanno trascinato il Kenya sull’orlo degli scontri post-elettorali del 2008, gli stessi che Uhuru Kenyatta era stavo invitato caldamente a interrompere nel corso della sua prima vicepresidenza.

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Fig. 2 – Il principale rivale di Kenyatta, Raila Odinga

COME SARÀ IL SUO 2018

Nel messaggio per il nuovo anno Kenyatta ha annunciato che il Consiglio dei Ministri sarà completato prima della fine di gennaio. La nuova squadra, di cui sono stati annunciati già alcuni nominativi, sarà impegnata nel 2018 nel raggiungimento di alcuni obiettivi fondamentali, i cosiddetti Big Four dell’agenda presidenziale, che riguardano sicurezza alimentare, infrastrutture, costo degli affitti e sanità. Tra gli obiettivi da non trascurare ci sarà il potenziamento dei trasporti: il Presidente ha promesso che già da gennaio la nuova linea Nairobi-Mombasa sarà attiva per il trasporto merci, dimezzando i costi di trasporto per molte imprese keniote e straniere. Per molti analisti, il Kenya ha ormai doppiato il Sudafrica come meta degli investimenti esteri diretti, soprattutto per quanto riguarda gli immobili. Anche per questo, il Presidente Kenyatta ha promesso un piano di investimenti che possa agevolare la costruzione di 100.000 case popolari e dare, nei prossimi cinque anni, una casa di proprietà a oltre 500.000 persone.

Caterina Pucci

Foto di copertina di Foreign and Commonwealth Office Licenza: Attribution License

Shinzo Abe è una delle carte del mazzo di carte de Il Caffè Geopolitico. Associatevi qui per ricerverlo insieme ad altri vantaggi.

Caterina Pucci

Nata nel 1990, il giornalismo è una vocazione che ho cominciato a coltivare sin dall’adolescenza. All’università, ho scelto di assecondare l’interesse per le lingue straniere, specializzandomi in inglese e arabo. Intanto, scrivevo per una rivista della mia città, Altamura. Nel 2013, il grande passo: mi sono trasferita a Milano per studiare Relazioni Internazionali. Sacrificando l’estate del 2014, ho trascorso un mese a Rabat per seguire un corso intensivo di lingua araba. L’ultimo semestre della mia vita accademica l’ho passato a Gent, in Belgio. Nel 2015, mi sono laureata con una tesi in Storia dell’Asia Islamica sul pensiero di Ali Shariati e la rivoluzione iraniana. Ho cominciato a lavorare come Assistente alla Comunicazione per l’Istituto di Cooperazione Economica Internazionale (ICEI) di Milano. In quel periodo, ho cominciato a scrivere per Il Caffè Geopolitico e ad ottobre 2016 sono diventata Responsabile del desk Africa. Continuo a occuparmene con passione da allora, mentre nella vita lavoro come redattrice. Continuando a perseguire il sogno di diventare una brava giornalista.