Puoi leggerlo in 5 min.

Dopo oltre 50 anni di guerra civile, le elezioni presidenziali del 2018 saranno una pietra miliare nel processo storico del paese, con un ricco ventaglio di candidati, molti dei quali si presentano agli elettori con un look rinnovato e un passato da dimenticare 

ELEZIONI, FARC, ELN E NARCOTRAFFICO

Non è possibile parlare di elezioni in Colombia senza fare i conti con le FARC-EP Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia – Ejercito del Pueblo, movimento di guerriglia rivoluzionaria di matrice contadina e comunista che nasce nel 1964 e si sviluppa nei decenni a seguire fino a diventare una delle organizzazioni ribelli più longeve e più ricche della storia. La posizione geograficamente strategica della Colombia – predisposta a scambi commerciali internazionali – e la struttura orografica di un territorio difficile tra le alte cime andine e la paludosa giungla amazzonica, ha permesso alle FARC di operare così a lungo per il perseguimento dei loro obiettivi.

Dopo 53 anni di guerriglia e 220mila morti, il 23 giugno 2016 il Presidente Juan Manuel Santos e Rodrigo Londoño Echeverry, comandante delle FARC, firmano un accordo definitivo bilaterale per la cessazione delle ostilità. Questo prevede, tra le altre misure, la trasformazione del movimento di guerriglia a partito politico: le FARC diventano FARC, ovvero le Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia diventano Fuerza Alternativa Revolucionaria del Comun. Cambia il nome ma non l’acronimo, si depongono le armi ma gli uomini rimangono gli stessi e per mettere una grande pietra sopra ad un lungo passato di terrore, il Parlamento colombiano il 28 dicembre 2016 approva una legge che prevede l’amnistia o la grazia per i membri delle FARC.

Embed from Getty Images

Fig. 1: La stretta di mano tra Santos e Timochenko a l’Avana, sugellata da Raul Castro

L’ELN, ovvero l’Ejercito de Liberation Nacional, altra organizzazione di guerriglia rivoluzionaria colombiana di importanza minore, rimane così l’unico movimento armato ribelle nel paese. L’ELN può contare su di una forza di circa 2.000 uomini e il controllo di alcune regioni a confine con il Venezuela e di altre sul versante pacifico. Nel Dipartimento di Chocò, per esempio, la povertà è endemica e la popolazione vive di agricoltura di sussistenza in forte contrasto con attività illegali miliardarie. Il fiume San Juan è una via di comunicazione strategica per i narcotrafficanti, utile a trasportare la cocaina dai luoghi di produzione immersi nella giungla fino alle coste del Pacifico, da dove la merce parte per raggiungere i mercati di riferimento, soprattutto gli Stati Uniti.

ELEZIONI POLITICHE, PRESIDENZIALI E AMMINISTRATIVE

L’anno comincia con le elezioni interpartitiche, a fine gennaio, una sorta di primarie nella quale i partiti alleati decideranno il leader della coalizione; si prosegue l’11 marzo con il voto per l’elezione del Congresso (Camera dei Deputati e Senato). Il 27 maggio, sarà la volta delle elezioni per eleggere il Presidente della Repubblica, esito che, con tutta probabilità, sarà rimandato al ballottaggio del 17 giugno. Il nuovo Presidente (e Capo del Governo) si insedierà a Palacio Narino il prossimo 8 agosto. Nel 2019 sono poi in scadenza le amministrazioni locali e si andrà a votare per eleggere sindaci, parlamentari regionali e governatori locali. Insomma, un momento elettorale importante per la Colombia in questa fase storica, al termine di oltre 50 anni di guerriglia civile. La pace rimane comunque appesa ad un filo, al momento solo una parte degli impegni presi nell’accordo del 2016 è diventata legge dello Stato: 11 su 27 sono infatti le leggi approvate con il Fast Track, procedimento legislativo speciale per la realizzazione della pace. In particolare manca la riforma agraria, la quale servirebbe a migliorare la situazione di povertà nelle aree rurali, quelle aree, cioè, dove nacque negli anni ’60 la contestazione che diede poi vita alle FARC. Una riforma, tra l’altro, prevista anche dal Piano Nazionale per lo Sviluppo 2014-2018, mai realizzata e che ormai sembra difficile che Santos riesca ad attuare in questi ultimi mesi di mandato presidenziale.

Embed from Getty Images

Fig. 2: Oggi la lavorazione delle foglie per la creazione dei panetti di cocaina viene fatta direttamente sul campo in laboratori di fortuna

I CANDIDATI ALLE PRESIDENZIALI

Il campo di battaglia politica sembra essere molto affollato, con dozzine di candidati interessati a scendere in campo, anche se non esiste al momento un vero favorito. L’attuale coalizione governativa, condotta dal Presidente Santos, somma le forze del Partido Social de Unidad Nacional (Partido de la U) e del Partido Liberal e conta oggi una debole maggioranza di 52 seggi su 102 al Senato e 99 seggi su 166 alla Camera, con una bassa popolarità nel paese. L’opposizione, composta dal partito Primero Colombia dell’ex Presidente Alvaro Uribe insieme al Partido Conservador di Andrés Pastrana, conta 38 seggi al Senato e 46 alla Camera. Il candidato favorito di questa coalizione di destra sembra essere il Senatore Ivan Duque, il quale ha dichiarato che non cancellerà l’accordo di pace con le FARC, ma lo modificherà sostanzialmente. Sempre a destra, anche il nome di German Vargas Lleras è tra i più quotati, ex Vice Presidente di Santos e da sempre attivista del partito Cambio Radical, ha deciso per queste elezioni di correre come indipendente. Vargas Lleras, durante le Amministrative del 2014, ha fortemente contributo al cambio della guardia alla guida della capitale Bogotà, aiutando l’attuale sindaco di destra Enrique Penalosa a sconfiggere Gustavo Petro dopo dodici anni di governo.

Gustavo Petro e Sergio Fajardo si presentano oggi alla presidenziali senza bandiere alle spalle, come indipendenti, dopo aver guidato per la sinistra e per il centro-sinistra rispettivamente le città di Bogotà e di Medellin. Entrambi sono favorevoli agli accordi di pace e con un alto indice di gradimento nelle loro città.

Infine due ex appartenenti al Partido Liberal, Juan Manuel Galàn e Humberto de La Calle, anch’essi indipendenti e favorevoli agli accordi di pace (de La Calle è stato il negoziatore durante gli accordi dell’Avana), potrebbero formare una alleanza per consolidare un più consistente pacchetto di voti.

Claudia Lòpez Hernàndez, senatrice per Alianza Verde, paladina anticorruzione, potrebbe recuperare il voto femminile e il sostegno del mondo riformista.

Anche se non è chiaro come governeranno in caso di vittoria, ben 29 candidati hanno annunciato di non avere partito politico alle spalle. Sembrano quindi prevalere gli schieramenti legati alla singola persona: politica, ideologie e modelli di società lasciano il posto a imprese elettorali controllate da una oligarchia economica interessata ad occuparsi poco dei problemi collettivi, ma soprattutto dei propri interessi.

Il nuovo partito della FARC, secondo gli accordi di pace che prevedono per l’ex movimento rivoluzionario il passaggio alla politica, avrà di diritto 5 posti al Senato e 5 alla Camera dei Deputati, portando così il numero dei seggi da 268 a 278 tra Camera e Senato. La FARC parteciperà alla competizione elettorale con le sue liste e con un programma centrato sull’attuazione degli accordi di pace; candidato per il Senato sarà Rodrigo Londoño Echeverry, detto Timochenko, il quale ha già dichiarato che il suo partito è disponibile ad allearsi con altre forze politiche votate alla pace, creando un Frente Amplio.

Embed from Getty Images

Fig. 3: la rosa socialista è diventata il simbolo del nuovo partito politico FARC

Gli elettori, però, sembrano poco interessati alla ormai consumata discussione tra Governo e guerriglia, mentre molto più interessanti sono gli argomenti legati alla disoccupazione, al sistema sanitario, alla corruzione dilagante dell’apparato burocratico. La partecipazione al voto alle ultime elezioni presidenziali è stata la più bassa degli ultimi 20 anni: solo il 40% degli aventi diritto si è recato alle urne. Percentuale che si è poi ripetuta (37%, ovvero 13 su 35 milioni di votanti) al referendum nazionale dell’ottobre 2016 sul processo di pace. Gli ultimi sondaggi stimano che solamente un elettore su dieci sarebbe disponibile a votare un candidato della FARC quale nuovo Presidente.

L’ELN, al contrario, non prenderà parte alle elezioni in quanto movimento non riconosciuto. Rimane così l’unica organizzazione di guerriglia nel paese e sta acquistando nuova forza, da una parte ereditando i malumori dei contadini costretti a vivere in condizioni di estrema povertà e dall’altra assorbendo le attività criminali legate al commercio della droga prima gestite dalle FARC.

Dario Urselli

Un chicco in più

Il 2018 sarà un anno ricco di appuntamenti elettorali per il Sudamerica, vanno infatti al voto – oltre la Colombia – Costa Rica, Cuba, Paraguay, Messico, Brasile, Venezuela. Nel mondo si vota anche in Russia, Pakistan, Libia, Svezia e Italia. Una ondata elettorale che potrebbe modificare le alleanze regionali, gli accordi commerciali e condizionare il futuro andamento geopolitico globale.

Foto di copertina di Free Grunge Textures – www.freestock.ca Licenza: Attribution License

 

Nato in Liguria nel 1974, papà di Viola e di Leonardo, laureato in Scienze Politiche. Troppo curioso per rimanere sempre fermo, sostiene gli esami all’Università di Genova e alla Oxford Brookes University durante il Programma Erasmus; la tesi in Geografia Politica ed Economica (“Turismo: passaporto per lo sviluppo?”) ha visto la luce alla University of Edinburgh; a Nizza studia la lingua francese. In attesa di trovare ispirazione nel mondo del lavoro, frequenta un Corso di Perfezionamento in Cooperazione Economica, Politica e Sociale allo Sviluppo e successivamente il Corso EuroMediterraneo di Giornalismo Ambientale “Laura Conti”. Una piccola cooperativa di servizi turistici lo ospita per dieci anni di lavoro, mentre attualmente gestisce con la famiglia un’impresa agrituristica nell’entroterra ligure. Nei tranquilli mesi invernali studia Fotografia – una passione di gioventù – e frequenta il corso di Laurea Magistrale in Geografia e Processi Territoriali all’Università di Bologna. Senza pregiudizi e preconcetti cerca di capire le trame che muovono gli eventi globali e descrive le situazioni umane, sperando di suscitare un sussulto nel lettore. Scrive per Il Caffè Geopolitico dal gennaio del 2017.