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In 3 sorsi  Evo Morales, attuale presidente boliviano, potrà essere rieletto per il quarto mandato nel 2019, grazie alla sospensione degli articoli costituzionali da lui stesso firmati nel 2009, che lo proibivano

1. EVO MORALES ANCORA CANDIDATO

Un dibattito più che attuale e decisamente acceso, quello che in  questi giorni tocca più sponde del continente Latino Americano. Si comincia dall’Ecuador di Moreno, dove con un referendum popolare si chiede di abolire le candidature infinite sancite nell’attuale costituzione cambiata da Correa, che, a sua volta, impaurito per non potersi ripresentare tra 4 anni come candidato presidente ritorna dal Belgio a scatenare la sua ira politica da Guayaquil, e si finisce in Bolivia dove Evo Morales  raggiunge l’obiettivo della 4 rielezione attraverso un ricorso legale presso il Tribunale Elettorale della Bolivia che permetterà al presidente attuale, in carica dal 2006, una quarta candidatura nel 2019.

Già si era giunti a risultati uguali in Venezuela sotto il mandato di Chavez che cambiò la costituzione per permettere le elezioni infinite. A guardare con occhio più critico, si osserva come a fomentare la questione siano tutti quei presidenti facenti parte della sponda bolivariana – socialista che nell’ultima decade ha partorito le presidenze di Correa e poi Moreno in Ecuador, di Chavez e poi Maduro in Venezuela, di Evo Morales in Bolivia, in Nicaragua con Ortega. In altri paesi come Colombia , Argentina, Brasile si intentò con esito negativo tale riforma. In America Latina il dibattito sulla consolidazione democratica si è trasformata in una polemica sulla qualità istituzionale; fino ad ora questa discussione era centrata in particolare sulle caratteristiche del presidenzialismo e nel funzionamento delle istituzioni partitiche,  oltre che nell’estensione e protezione dei diritti politici e civili.

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Fig.1 – Una foto recente del presidente indio Evo Morales

2. AMERICA LATINA, DEMOCRAZIE E VOTO

Ma la tendenza più rilevante (e frequente nel suo sviluppo istituzionale tanto a livello costituzionale che politico) è l’introduzione di schemi di rielezione consecutiva ed indefinita il cui impatto sul funzionamento del sistema politico può essere determinante. Non è casuale che in tutti i processi di transizione democratica in America Latina (ricordiamo la terza ondata di democratizzazione dell’ America Latina) si sia passati sempre per la proibizione  della rielezione infinita o per accordi che la differissero. E’ dalla metà degli anni novanta che si tenta di porre un freno a talòe fenomeno in America Latina. Elezioni indefinite non significa di per se’ minare la democrazia, anzi: alcune correnti di pensiero indicano come anti democratico limitare le elezioni solo a due consecutive, dato che ciò potrebbe essere un impedimento alla possibilità degli elettori di decidere più liberamente e dall’altro si rischia di non mettere un presidente nelle condizioni di rispondere adeguatamente alle necessita del popolo. Senza considerare che è necessario del tempo, per mettere in pratica un disegno o progetto di stato. Ma il punto è che in America Latina i presidenti che hanno tentato di cambiare la costituzione per elezioni indefinite hanno dovuto minare la base dello Stato di Diritto e della divisione dei poteri.

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Fig.2 – Cittadini boliviani attendono il convoglio della Parigi – Dakar nei pressi di La Paz, gennaio 2018

3. IL CASO BOLIVIA

In Bolivia accade che il Tribunale Costituzionale permette a Morales di ricandidarsi per la quarta volta e difende la sua decisione asserendo che la Convenzione Americana per i Diritti Umani ha maggior peso e potere che la stessa costituzione Boliviana e che la sua risoluzione stia aiutando le autorità a porre in essere il piano, perché “è ciò che esige il popolo Boliviano“, questo secondo il direttore del Tribunale Elettorale, Macario Lahor Cortez. La realtà invece vede secondo una inchiesta, il 75% della popolazione contro la rielezione infinita di MoralesLa particolarità sta nel fatto che a differenza di tutti gli altri politici Latino Americani che hanno ottenuto una modifica costituzionale per favorire le elezioni infinite, Evo Morales non ottiene un riassetto della Costituzione che, dal lui stesso ideata e firmata, ancora sancisce  come obbligatoria la elezione definita entro e non oltre le due volte totali, ma riesce nel suo intento attraverso uno sfacciato ricorso ai diritti umani, una strategia unica nel suo genere nel contesto latinoamericano.

La sua strategia però, cozza duramente con la pretesa di invocare (come sempre si è fatto e si fa nei governi socialisti delle ultime due decadi), la protezione della sovranità nazionale e che la stessa sia sopra ogni cosa. Grazie all’impostazione giuridica data alla vicenda, infatti, la Carta dei diritti degli Stati americani diviene testo sovrano su cui fondare i nuovi principi della rielezione indefinita e su cui basare la protezione dei diritti politici in Bolivia, almeno stando alle dichiarazioni dello stesso Tribunale Costituzionale Boliviano. Per il momento non ci resta che attendere le prossime elezioni e, salvo che possa perderle, Morales governerà ancora fino al 2026, in pratica ventennio completo.

Ivan Memmolo

 Un chicco in più

Le domande principali da farsi sono varie, sia politiche che giuridiche. Nel caso in cui un presidente possa ottenere l’ennesima candidatura, questi ha maggiore possibilità di vincere che i propri oppositori? Avere o no maggior margine di vittoria può essere dovuto alla propria testimonianza politica o al maggior controllo su tutti i poteri a cui negli anni si è sopraggiunti?

Foto di copertina di Cancillería Ecuador Licenza: Attribution-ShareAlike License

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