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In 3 sorsi – Macri ha raggiunto il quorum necessario per approvare la riforma pensionistica. La risposta della società civile è stata il malcontento. L’operato del governo è pieno di sfide e problemi di comunicazione, Macri si gioca la rielezione

1. LA RIFORMA PENSIONISTICA E LA TENSIONE IN AUMENTO

E’ notizia di alcune settimane fa che in Argentina si sono verificati scontri e proteste nate dalla riforma pensionistica. Infatti la scelta del governo di varare questa nuova legge non è apparsa essere molto popolare, né tra i cittadini né tra gli addetti ai lavori. Per completare l’iter legislativo di questa proposta è servito un’importante sforzo da parte della maggioranza. Sono state diverse le difficoltà affrontate per giungere all’approvazione finale; non è infatti bastata una sola votazione parlamentare, ma solo  al secondo turno si è potuto raggiungere il quorum necessario. Un risultato che comunque è arrivato sul filo dell’incertezza, con 127 voti a favore della riforma e solo dieci di meno i contrari, con un’astensione minima di 2 votanti.

Le prime tensioni sono nate all’indomani della presentazione di questo progetto di riforma da parte del governo. Si sono susseguite vari tipi di iniziative, alcune di matrice pacifica ma in maggioranza, a contraddistinguere queste ultimi mesi, sono stati scontri molto violenti. Il 19 dicembre, quindi subito dopo l’approvazione della legge, c’è stata un’escalation di violenza tra i manifestanti e la polizia. Il bilancio finale è stato di 190 feriti di cui 88 sono ufficiali delle forze armate.

Gli argentini, sulla scia della tradizione di protesta latino americana, sono scesi in strada con pentole vuote e cucchiai di legno per mostrare tutto il proprio malcontento nei confronti delle manovre politiche economiche di Macri. Questo gesto nato in Cile durante il periodo di governo dell’UP (Unidad Popular di Salvador Allende) è rimasto in uso ed è stato accolto nell’immaginario collettivo di tutti i manifestanti sudamericani anche nel XXI secolo.

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Fig 1. Scontri violenti a Buenos Aires contro la riforma pensionistica.

2. COME CAMBIA IL SISTEMA PENSIONISTICO

Ma entrando nel merito della riforma analizziamone le peculiarità. La proposta della maggioranza puntava su una revisione dei fattori economici utilizzati per sostenere la previdenza sociale. Infatti la riforma pensionistica proposta da Macri e dai suoi collaboratori vede come base per il calcolo della crescita il tasso di inflazione e l’aumento del salario minimo. I valori legati all’inflazione peseranno per il 70% dell’aumento totale, mentre il restante 30% corrisponderà alla variazione dei salari minimi. Da un punto di vista prettamente economico, la manovra intrapresa dal governo sembrerebbe avere delle fondamenta molto solide e ben strutturate. D’altro canto non è però lontanamente possibile immaginare di non ascoltare il dissenso che si è fatto strada tra la popolazione. 

Clima ostile nato per due motivi in particolare: in primis una scarsa capacità da parte del governo di informare in maniera esaustiva i cittadini sulle reali modalità che si sarebbero adottate nel momento del passaggio dal vecchio al nuovo sistema e in secondo luogo la reazione spropositata dell’opinione pubblica troppo risentita dal fatto che in questo primo trimestre del 2018 non vi sarà la possibilità di vedere l’incremento aspettato del 12%, ma ci si fermerà solamente al 5,7%. Altro aspetto della nuova legge che ha incrementato l’ira degli argentini è stato l’aumento dell’età pensionabile. Infatti si è passati dai 65 anni ai 70 per gli uomini e per quanto riguarda le donne dai 60 fino ai 63 anni.

Nel corso degli anni il sistema pensionistico argentino è sempre stato in bilico tra pubblico e privato. Fino al 1994 l’amministrazione delle pensioni era nelle mani del pubblico e quindi di diretta gestione statale. Ma in seguito ad un cambio di volontà da parte dei governi della metà degli anni novanta, si optò per un cambio verso un sistema privato, capace di creare nel corso del tempo delle agenzie di capitale per la gestione di fondi pensionistici attraverso investimenti di raccolte fondi. La gestione privata delle pensioni dei cittadini argentini è perdurata sino al 2008, quando il governo guidato da Cristina Kirchner, sull’onda della propria natura populista, ha reso nuovamente statale il sistema di distribuzione dei fondi pensionistici e ha costretto le agenzie di capitale a chiudere i battenti. Il modello dell’ex presidente della Repubblica si basava su una distribuzione di fondi regolabile al 50% con salario minimo e per il restante con la raccolta delle tasse della ANSES (La Administracion Nacional de la Securidad Social). Questa iniziativa del precedente governo non appariva rappresentare realmente la crescita e diminuzione del potere d’acquisto delle persone.

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Fig 2. Macri in conferenza stampa.

3. LA RIFORMA PENSIONISTICA OGGI

Le criticità del sistema pensionistico che hanno portato Macri ad elaborare questo piano di riforma sono state diverse e ognuna di esse ha avuto un impatto più o meno forte sulle novità introdotte dalla nuova legge. In prima battuta va sottolineato come la ANSES si è fatta carico già per troppo e lungo tempo di oneri insostenibili, in quanto essa elargisce più fondi di quanti ne incassi per assicurare la totale copertura pensionistica ai cittadini aventi diritto. Il fatto che l’ANSES si trovasse in una situazione di deficit di circa il 40% ha portato lo Stato a finanziare queste mancanze, generando così buchi di bilancio nel budget totale annuale per la gestione del Paese.

In secondo luogo tra le falle, che hanno spinto l’attuale parlamento ad approvare questa riforma, possiamo annoverare anche l’alto tasso di invecchiamento della popolazione. Ciò fa si che il numero di pensionati cresca più in fretta del tasso di popolazione attiva sul mercato del lavoro. Certamente nell’attuazione della nuova riforma pensionistica si terrà conto anche della lotta da portare avanti contro il lavoro in nero. Sono infatti il 50% dei lavoratori argentini quelli che non sono in possesso di un regolare contratto di impiego. Questo alto tasso di evasione fiscale ha reso difficile all’ANSES la possibilità di raccogliere contributi da questa larga fetta di cittadini. Per concludere è bene sottolineare anche un dato molto emblematico per comprendere le scelte, anche poco popolari, che il governo ha dovuto compiere. In Argentina per un totale attuale di otto milioni di pensionati solo tre milioni di essi ha versato contributi, durante l’età lavorativa, destinati al sussidio pensionistico. L’oltre 62% restante deve invece essere sostenuto dallo sforzo dello Stato e dei propri concittadini.

Ciò che possiamo dedurre da questa analisi è che entrambe le parti hanno punti ragionevoli da poter giocare a proprio favore nel dibattito sociale e politico. Dunque partendo da questa base, ad oggi, la vera sfida in Argentina è trovare una via di mezzo per il dialogo. Di sicuro questo sarà un ago della bilancia per quanto riguarda la possibile rielezione del attuale presidente Macri.

Emilia Labarca Bonilla

 Un chicco in più

Mauricio Macri ha la responsabilità di riconquistare la fiducia che l’ha portato al potere. L’indice di approvazione della sua gestione sta diminuendo a grandi passi e negli ultimi mesi Macri ha perso punti importanti nei confronti dell’opinione pubblica argentina. Nonostante un 69% dei giornalisti latinoamericani concordi con la gestione dell’attuale governo, sono i propri concittadini che valutano negativamente la sua attività, soltanto il 46% degli argentini approva ma maniera di governare del capo della Casa Rosada.