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In 3 sorsi L’ex colonia portoghese si avvia a un profondo cambiamento guidato dal nuovo Presidente João Lourenço e volto a scardinare il clientelismo promosso dall’epoca dos Santos

1. VENTI DI CAMBIAMENTO 

Quello che sembrava essere un cambiamento senza sorprese ha portato invece un vento di svolta nell’ex colonia portoghese. Nonostante il tentativo dell’ormai ex-Presidente dos Santos di avviare un cambiamento guidato e sotto il suo controllo, João Lourenço ha iniziato una grande operazione di restyling partendo dalle più alte cariche del Paese e facendo fede alle sue promesse politiche, prima tra tutte la lotta al clientelismo della famiglia dos Santos. Il vento di cambiamento, per ora positivo, è stato confermato anche dal Fondo Monetario Internazionale che ha inviato una missione nel Paese dal 6 al 15 novembre scorso confermando che l’economia angolana sta vivendo una leggera ripresa quest’anno. Nonostante gli squilibri macroeconomici significativi, il nuovo esecutivo  ha approvato un piano per iniziare ad affrontare le nuove sfide.

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Fig. 1 – Il nuovo Presidente João Lourenço ha lanciato a ottobre un piano di incentivi fiscali per rilanciare gli investimenti esteri e risollevare l’economia del Paese

2. LA NUOVA ERA LOURENCO

Sembrava essere un accordo tra gentiluomini quello tra i due leader, in cui l’ex presidente José Eduardo dos Santos, oltre a rimanere a capo del MPLA (Partito del Movimento Popolare di Liberazione dell’Angola), prima di passare il testimone al nuovo eletto, si era assicurato che l’impero finanziario di famiglia rimanesse intatto e il controllo dei posti chiave restasse nelle mani dei suoi fidatissimi. João Lourenço però non ha tenuto fede al patto e ha scelto di cambiare, rimuovendo le diverse personalità legate alla vecchia guardia che amministravano i beni del Paese partendo da Sonangol, la compagnia petrolifera statale e sostituendo tutto il consiglio d’amministrazione inclusa Isabel dos Santos, figlia di Eduardo, rimossa dal vertice e rimpiazzata dall’ex segretario di Stato con delega al petrolio Carlos Saturnino, licenziato  anni addietro dalla stessa Isabel per aver dubitato della gestione della compagnia stessa.

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Fig.2 – L’ex Presidente angolano Eduardo dos Santos alla cerimonia di nomina del nuovo Presidente insieme alla moglie Ana Paula Dos Santos

Stessa sorte per il fratello di Isabel, José Filomeno dos Santos, a capo dal 2013 del Fundo Soberano de Angola (FSDEA Fondo Sovrano dell’Angola), nonché di diverse banche. Dalla compagnia petrolifera a quella dei diamanti, anche questo vanta oggi un nuovo Presidente: l’economista José Manuel Ganga Junior. I cambiamenti hanno raggiunto anche le alte cariche dell’esercito, polizia e intelligence, nonostante l’ex Presidente avesse fatto approvare una legge che proibiva di sostituire i capi di esercito, polizia e intelligence per i prossimi otto anni questi sono stati rimossi e sostituiti entro due mesi. Il primo Ambrósio de Lemos, capo della polizia sotto il vecchio governo e sostituito da Alfredo Mingas; stessa sorte per il capo dell’esercito e intelligence, il generale António José Maria di cui prende il posto Apolinário José Pereira.

3. PETROLIO E NON SOLO

L’attuale trasformazione ha reso l’agenda di politica estera molto interessante per diversi Paesi occidentali, prima tra tutti l’Italia per cui l’Angola rappresenta il terzo partner commerciale dopo Sud Africa e Nigeria.  Il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha infatti iniziato il suo tour africano proprio con Luanda dove si è recato lo scorso 27 novembre per la firma di due importanti accordi tra Eni e Sonangol. Gli accordi definiscono una strategia comune a livello energetico e la collaborazione su piattaforme on shore. Eni è presente in Angola dal 1980, dove ha recentemente inaugurato il progetto East Hub. Gentiloni durante la sua visita ha trovato poi occasione per ricordare l’importanza degli investimenti pubblici e privati non solo nel Paese ma nel continente africano al fine di consolidare le diverse economie ribadendo così anche gli interessi italiani nel continente.

Veronica Frasghini

Un chicco in più. Non è solo il petrolio angolano ad interessare all’Italia. Sempre in occasione della visita di Gentiloni, è stata annunciata dal gruppo Cremonini, azienda italiana che opera nel settore alimentare, la firma di un protocollo d’intesa per lo sviluppo del Centro Nazionale Agroalimentare che verrà costruito a Luanda; il progetto coinvolgerà diverse piccole e medie imprese italiane rafforzando gli investimenti italiani nel Paese.
Veronica Frasghini

Classe 1988, nata e cresciuta a Roma, laureata in Scienze Politiche per la Cooperazione allo Sviluppo presso La Sapienza. Da sempre appassionata di politica internazionale e geopolitica, mi interesso principalmente di Africa e Medio Oriente con un attenzione particolare ai processi di democratizzazione e agli aiuti allo sviluppo. Nostalgicamente amante della politica italiana dei tempi andati. La lettura è il mio grande amore. Attualmente vivo e lavoro a Khartoum.