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In 3 sorsi – Per quanto indubbia la necessità di contrastare il terrorismo, l’introduzione di nuove norme ha sollevato perplessità circa la possibilità di messa a rischio delle libertà civili a causa di un abuso delle stesse: nel 2017 la Francia si aggiunge a questi Paesi

1. UN PASSO INDIETRO

In un 2017 impegnativo per quanto riguarda il terrorismo, un avvenimento importante per il continente europeo, e in particolare per la Francia, non ha forse ricevuto l’adeguata attenzione in Europa e in Italia. Si fa ovviamente riferimento alla revoca dello stato di emergenza che vigeva nell’Esagono da ben due anni e che infiammava il dibattito transalpino. Ricordiamo come la più recente delle campagne di sicurezza a investire l’Europa fu inaugurata nel 2015 in Francia, in seguito prima all’assalto alla redazione del settimanale Charlie Hebdo e poi con la strage del Bataclan. La presidenza Hollande si impegnava allora a garantire la sicurezza dei concittadini sacrificando momentaneamente le garanzie dello stato di diritto. Tuttavia, le proroghe dello stato d’emergenza che si sono susseguite fino al settembre scorso hanno sollevato critiche circa la cristallizzazione dello stesso, in particolare circa una possibile erosione irreversibile dello stato di diritto. Ora, a prendere il testimone nella lotta al terrorismo è una nuova legge, giudicata ugualmente controversa.

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Fig. 1 – Hollande alla cerimonia di tributo per un poliziotto caduto

2. LO STATO DI EMERGENZA

La legge che permette di dichiarare lo stato di emergenza è una reliquia dell’epoca coloniale: fu infatti emanata nel 1955 come uno stratagemma per combattere il FLN in Algeria senza dover dichiarare lo stato d’assedio, che avrebbe indirettamente riconosciuto l’Algeria come una nazione belligerante. Normalmente, le misure interne per punire i metodi del terrorismo appartengono alla giurisdizione penale; la torsione più evidente dello stato di diritto nel contesto dello stato di emergenza, visibile anche nella sua reiterazione del 2015, è quello di conferire invece una maggiore discrezionalità alle autorità amministrative, di polizia e prefettizie. Nello specifico si passa da un sistema basato sulla necessità di fornire prove per la punizione dei presunti terroristi a un sistema precauzionale basato sulla repressione preventiva di comportamenti sospetti. Questa maggiore discrezionalità conferita alle forze dell’ordine è stata criticata perché fa nascere dubbi sul rispetto delle libertà fondamentali durante le operazioni antiterrorismo, ai quali vanno aggiunte anche domande circa reale efficacia dei controlli a tappeto. Questa liquidazione delle tutele legali, come la supervisione da parte dei giudici, contiene infatti il rischio di un movimento inerziale: con questo si intende la possibilità che questi poteri supplementari non vengano “restituiti” una volta risolta l’emergenza. Il rischio, paventato da alcuni osservatori, è che questi poi vengano dispiegati per comprimere le libertà di attori politici non necessariamente violenti o non collegati all’attività terroristica. La reiterazione di atti di terrorismo appare agli occhi dell’opinione pubblica come una prova della limitata efficacia di tali misure, a fronte di una militarizzazione dello spazio pubblico considerata anomala ma, ormai, persistente. A questo si aggiungono le misure cautelari preventive comminate ai danni di attivisti ambientalisti o militanti di sinistra, per impedire loro la partecipazione a manifestazioni di piazza. Il pretesto addotto dalle autorità in questo caso è l’ordine pubblico.

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Fig. 2 – Poliziotto durante una manifestazione di piazza contro le riforme economiche e sociali del Governo francese

3. LOI ANTITERRORISME

A questo scenario politico precario e teso dovrebbe porre un termine la legge firmata dal presidente Macron nell’ottobre 2017. Tuttavia anche questa legge è stata contestata: da una parte dalla destra che, già insoddisfatta dal presunto lassismo e dall’inefficienza delle misure emergenziali, ne invocava di più stringenti. L’argomento della sinistra parlamentare e dei difensori dei diritti civili, invece, punta il dito contro alcuni contenuti controversi della nuova legge: alcune disposizioni traghetterebbero le misure dello stato di emergenza – per definizione temporaneo – nell’ordinamento permanente della Repubblica. Così facendo la nuova legge cristallizzerebbe de iure le pratiche che de facto erano il nuovo standard dell’antiterrorismo transalpino a forza di successive proroghe dell’emergenza. Le principali innovazioni della legge comprendono:

  1. Gli arresti domiciliari per gli individui che potrebbero rappresentare una minaccia per la sicurezza e l’ordine pubblico;
  2. L’estensione del perimetro dei controlli alla frontiera e la durata di eventuali fermi;
  3. Un accresciuto monitoraggio dei passeggeri con la collaborazione delle linee aeree;
  4. La possibilità di chiudere luoghi di culto suscettibili di radicalizzare i fedeli;
  5. L’iniziativa della perquisizione passa dalla competenza del giudice all’autorità amministrativa.

Osservando queste misure più notabili, insieme ad altre contenute nella legge, sembra evidente che la discrezionalità conferita alla polizia in virtù dell’emergenza sia destinata a rimanere immutata, una cosa che, almeno nel lungo termine, è connessa a un aumento del rischio di abusi di potere. Sulla degenerazione e cristallizzazione dello stato di emergenza, esiste una florida corrente letteraria che nell’antiterrorismo d’emergenza individua un rischio di involuzione dell’ordine democratico. La minaccia del terrorismo jihadista sin dall’11 settembre 2001 ha aperto l’epoca della guerra al terrore i cui strumenti sono a tal punto discutibili che è legittimo domandarsi se le liberal-democrazie non stiano perdendo la battaglia contro il terrorismo nel momento in cui snaturano i propri valori fondativi. Dopo gli Stati Uniti e il Regno Unito, entrambi esempi di cristallizzazione di misure emergenziali, alcuni osservatori, quali Andrew Neal (2012) hanno codificato efficacemente il metodo con il quale lo stato d’emergenza viene reso compatibile con lo stato di diritto attraverso la sua normalizzazione e iscrizione nell’ordinamento giuridico. Tuttavia, la progressiva cessione di prerogative al potere esecutivo sposta definitivamente la materia della sicurezza dal piano del dibattito pubblico all’ambito più opaco e imperscrutabile della sicurezza nazionale. Quando questa normalizzazione avviene con l’avvallo delle forze parlamentari, ogni polemica diventa successivamente sterile, in quanto l’emergenza viene iscritta nella legge come una condizione permanente che giustifica l’eventuale erosione di diritti civili e libertà democratiche. Al tempo stesso, l’assenza di misure ha mostrato le sue debolezze e il dibattito su quale sia il limite legittimo e utile rimane aperto.

Mario Casonato

Un chicco in più

Sulla scorta di queste riflessioni è doveroso sottolineare il rapporto dialettico tra terrorismo e anti-terrorismo. Nella lotta al terrorismo è imperativo guardare oltre alle vittime, alla barbarie e alla violenza e interrogarsi sulla proporzionalità della reazione al terrorismo e sui suoi effetti. Il rischio è infatti che la risposta stessa, se non ben calibrata, possa essere essa stessa causa di ulteriore radicalizzazione. 

Foto di copertina di Damien Clauzel Licenza: Attribution-ShareAlike License

Mario Casonato

Mario Casonato è nato a Vicenza ed è laureato in Relazioni Internazionali e Diritti Umani all’Università di Padova. Dal 2014 vive a Bruxelles dove ha conseguito la laurea magistrale in Relazioni Internazionali, Pace, Conflitti e Sicurezza all’Université Libre de Bruxelles (ULB) e dove attualmente, oltre a prendersi la pioggia, prosegue i suoi studi all’Institut d’Etudes Européennes. Appassionato di Politica Internazionale, Storia e Filosofia,  coltiva il suo interesse per le teorie critiche e per le prospettive poco ortodosse soprattutto nell’ambito della sicurezza. Nostalgico ex-giocatore di rugby, Mario si è convertito ad attività che si possono svolgere da seduti, come il consumo compulsivo di libri, film e serie TV. Produttore instancabile di teorie socio-politiche astruse sulla cultura pop non esiterà ad esporle anche quando nessuno glielo chiede. Collabora con il Caffé Geopolitico sui temi del terrorismo e dell’antiterrorismo.