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Ancora cinque anni di glifosato, l’UE si allontana dagli obiettivi 2022?

In 3 sorsi  Dopo un anno di discussioni, a fine novembre la Commissione europea si è pronunciata a favore dell’estensione per altri 5 anni della licenza d’uso del potente erbicida in campo agricolo

1. AL BANDO IL GLIFOSATO ENTRO IL 2022

Il 27 novembre 2017, il Comitato d’Appello della Commissione europea ha approvato la proroga sull’utilizzo del glifosato in campo agricolo per altri 5 anni, quindi fino al 2022. A fine ottobre la Commissione ambiente del Parlamento europeo aveva discusso di abbandonare la sostanza, approvando una mozione che chiedeva agli Stati membri la graduale eliminazione dell’uso di erbicidi a base di glifosato entro dicembre 2022 e restrizioni immediate all’impiego della sostanza per uso domestico. Si sono mossi in questa direzione molti Stati europei, tra cui l’Italia, che a oggi limita l’uso del glifosato con soglie inferiori del 25% rispetto a quelle definite dall’UE e punta a eliminarne l’utilizzo entro il 2020. La molecola, nata negli anni ’70 per sgrassare i tubi dell’irrigazione agricola, è alla base del Roundup, erbicida di punta della multinazionale americana Monsanto. I commissari europei però sostengono che al momento non esistono in commercio altri erbicidi che siano meno dannosi per l’uomo. Difatti, non ci sono prove tangibili sul fatto che il glifosato sia rischioso o meno: esistono pareri contrastanti da parte delle agenzie europee EFSA (che si occupa di sicurezza alimentare) e ECHA (che si occupa di sostanze chimiche) da un lato e dell’Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) dall’altra.

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Fig. 1 Attivisti protestano contro il glifosato a Berlino 

2. UN ANNO DI RINVII

La diatriba sull’ipotesi di rinnovare o meno la licenza d’uso del glifosato è andata avanti per circa un anno, periodo durante il quale gli Stati europei non erano riusciti a trovare un’intesa, un po’ co0me era accaduto per una vicenda simile, quella del bentazone legata soprattutto alla questione dell’importazione di riso cambogiano giudicato non sempre sicuro. La licenza sarebbe scaduta il prossimo 15 dicembre e, se non fosse stato trovato nessun accordo nemmeno dopo l’ultima convocazione, la Commissione europea avrebbe potuto adottare la proposta anche senza l’assenso da parte degli Stati. Nelle precedenti convocazioni il voto era stato rimandato, perché gli Stati membri avevano bisogno di più tempo per potersi confrontare a livello nazionale e non avevano raggiunto una maggioranza qualificata in nessuna votazione sulle proposte avanzate dalla Commissione. Le proposte erano diverse (rinnovo di 10, 7 o 5 anni), ma per far sì che una decisione potesse passare era necessario raccogliere almeno il 55% di voti da parte degli Stati membri corrispondenti ad almeno il 65% della popolazione Ue: in sintesi, servivano 16 voti favorevoli su 28. Sin dal principio Francia, Austria ed Italia facevano parte dell’opposizione al rinnovo della licenza e a questo schieramento si era aggiunto successivamente anche il Belgio. Questi Stati chiedevano di rispettare quanto approvato precedentemente dal Parlamento europeo: bandire il glifosato entro il 2022. Si è così ripetuto quello che di norma succede per le decisioni da prendere in campo agricolo, si è venuto a creare un fronte piuttosto compatto di paesi mediterranei che hanno obiettivi convergenti sia come produzioni agrarie che in fatto di tutela dei consumatori, a parte il Portogallo che si è astenuto.

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Fig. 2  Proteste contro il glifosato a Bruxelles 

3. #STOPGLIFOSATO

A livello europeo si è data vita ad una petizione ufficiale contro l’uso del glifosato.  Questa petizione è nata sotto forma di una Iniziativa dei cittadini europei (ICE), che è riuscita a raccogliere in meno di un anno più di un milione di firme. Il punto messo in discussione e alla base della petizione riguarda la valutazione scientifica sulla sicurezza del pesticida. Molte di queste ricerche sono promosse dalle aziende produttrici di pesticidi, mentre la raccolta firme richiede l’uso di studi indipendenti e pubblicati su riviste scientifiche. Essendo stato raggiunto il quorum in tutti gli Stati europei partecipanti, la Commissione europea è tenuta legalmente a rispondere delle richieste delle associazioni. Tra i sostenitori del movimento #stopglifosato in Italia vi sono anche 45 associazioni, enti e comitati di cittadini. Greenpeace e Wwf prestano la loro immagine per la campagna contro il glifosato.

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Fig. 3 Greenpeace protesta contro l’erbicida glifosato 

Dopo circa un anno di scontri in Commissione, a fine novembre il Comitato d’appello ha rinnovato il permesso di utilizzare il glifosato fino al 2022. In quest’ultima convocazione il voto favorevole del governo tedesco è stato determinante e inaspettato, visto che nelle precedenti votazioni la Germania si era astenuta. Il Ministro dell’ambiente tedesco Christian Schmidt ha agito da solo senza aver consultato la cancelliera Merkel. Al contrario il governo germanico si era accordato di continuare ad astenersi come nelle precedenti votazioni, invece il voto da parte di Schmidt ha cambiato le carte in tavola. Si sono dichiarati favorevoli al rinnovo della licenza 18 Paesi, mentre 9 (Belgio, Cipro, Francia, Grecia, Italia, Lussemburgo, Lettonia, Malta e Ungheria) si sono detti contrari e uno (Portogallo) si è astenuto. La Germania, ancora una volta, ha funzionato da vero faro politico per i paesi baltici e quelli dell’est che hanno votato compatti a favore, un po’ quello che era accaduto con l’accordo con il Marocco. La Francia, grande sostenitrice del no insieme all’Italia, Austria e Belgio, aveva dichiarato alla vigilia del voto che il glifosato è un prodotto potenzialmente rischioso per la salute dei suoi cittadini, per l’ambiente e la biodiversità. Il Presidente transalpino Emmanuel Macron, in seguito alla decisione europea di rinnovare il glifosato, ha annunciato che in territorio francese scatterà comunque entro 3 anni il divieto di utilizzare il glifosato. In Italia il divieto di utilizzare l’erbicida è già in atto per quanto riguarda l’uso domestico, i luoghi pubblici e l’agricoltura nella fase di pre-raccolta. La maggiore perplessità riguarda il fatto che gli studi dell’Efsa che non hanno del tutto condannato la sostanza sono copiati passo passo dalle ricerche del produttore Monsanto. Che a sua volta è stata comprata dalla tedesca Bayer. Il mega polo della chimica in agricoltura, dopo questa decisione, è certamente più forte e forse anche in grado di influire sulle decisioni del governo federale tedesco.

Moira Mastrone

Un chicco in più 

Il Glifosato è una sostanza attiva ampiamente utilizzata nei pesticidi. Questa sostanza fu sintetizzata per la prima volta da un chimico svizzero nel 1950, ma solo dagli anni ’70 fu commercializzata come diserbante per l’agricoltura. Sin da quando esistono piante geneticamente modificate che resistono al glifosato, questo diserbante è anche utilizzato come trattamento essiccante pre-raccolta per accelerare il processo di maturazione. Il maggior produttore di glifosato è la Monsanto, che produce anche semi delle piante modificate che risultano resistenti al pesticida. Principali produttori di glifosato negli Stati Uniti sono DowAgro e DuPont.