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Non solo Pyongyang: la politica estera sudcoreana verso l’Asia-Pacifico

Dopo aver passato i mesi iniziali del proprio mandato affrontando una nuova crisi con la Corea del Nord, il Presidente sudcoreano Moon Jae-in ha effettuato un viaggio in tre diverse mete del Sud-est asiatico. Lontano ma non troppo dagli affari peninsulari, Moon cerca di ridefinire il ruolo che il proprio Paese giocherà in futuro nella regione dell’Asia-Pacifico

IL VIAGGIO DI MOON E LE PRIORITÀ SUDCOREANE

Lo scorso novembre, Moon Jae-in ha compiuto un intenso viaggio che lo ha portato in diversi Paesi del Sud-est asiatico. Il Presidente della Repubblica di Corea in questo modo ha posto alle spalle il recente aggravarsi del conflitto con Pyongyang, una costante che ha caratterizzato i suoi primi mesi di mandato, per inaugurare una nuova stagione per la politica estera del suo Paese, maggiormente rivolta verso l’Asia-Pacifico. In otto giorni, l’aereo presidenziale sudcoreano ha raggiunto l’Indonesia, per una visita ufficiale al Presidente Joko Widodo, poi il Vietnam per il vertice APEC di Da Nang e infine le Filippine per il summit dell’ASEAN tenutosi a Manila. Moon Jae-in è tornato alla Cheong Wa Dae (Casa Blu) con dei potenziali successi di politica estera: egli ha riscosso, innanzitutto, la conferma dell’amicizia speciale con l’Indonesia. Ancora, le prospettive regionali emerse dai due summit di Da Nang e Manila soddisfano pienamente gli interessi strategici e commerciali della Repubblica di Corea: infatti, le parole chiave dei due summit internazionali, per semplificare, si possono riassumere con tre “S”: stabilità, sicurezza e scambio (quest’ultimo in primis commerciale). Tutti quanti sono elementi di assoluta centralità per Seul: un Paese come la Corea del Sud, con seri problemi di sicurezza, una bilancia commerciale ampiamente positiva da difendere e, non ultimo, una volontà sempre più esplicita di vedersi riconosciuto un ruolo più attivo nella regione, non può che trarre beneficio da un’Asia orientale il più possibile stabile, pacifica e integrata.

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Fig. 1 – Il Presidente sudcoreano Moon Jae-in (al centro) al vertice APEC di Da Nang, 11 novembre 2017

L’AMICIZIA CON L’INDONESIA

L’8 novembre, un giorno dopo la partenza del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump dalla Corea de Sud, Moon Jae-in è partito alla volta di Giacarta per una visita di Stato al Presidente Joko Widodo. La scelta dell’Indonesia come prima tappa del viaggio ha un ben preciso significato: in questo modo, il nuovo Presidente sudcoreano conferma che l’Indonesia, importante partner per Seul, continua a mantenere un posto privilegiato nella cerchia degli amici stretti. I due Paesi condividono un’amicizia di lunga durata, la quale nel 2006 si è rafforzata, diventando una partnership strategica. Da allora, tra i due Paesi sussiste una cooperazione bilaterale che coinvolge svariate materie, primi tra tutti i rapporti commerciali e la difesa. Quest’ultimo ambito ha prodotto risultati importanti, che trovano il proprio apice nel progetto comune del caccia stealth KAI KF-X. L’improvviso impeachment dell’ex Presidente Park Geun-hye e la rapida alternanza al Governo del Paese avevano lasciato la dirigenza indonesiana in discreta apprensione sul futuro delle sue relazioni con Seul. Moon Jae-in ha voluto rompere ogni indugio e, prendendo in mano l’iniziativa, ha aperto a un ulteriore approfondimento delle relazioni tra i due Paesi. Come risultato, i due Presidenti hanno firmato a Giacarta una dichiarazione congiunta, che sancisce  importanti passi in avanti nei rapporti tra i due Paesi asiatici: la partnership tra Seul e Giacarta è ora ridefinita “partnership strategica speciale“. E’ prevista una maggiore collaborazione interministeriale, attraverso incontri 2+2, a vantaggio di una maggiore versatilità e coordinamento decisionale tra i due Governi, soprattutto in materia di politica estera, difesa e commercio. In quest’ultimo ambito è posto l’obiettivo di portare a 30 miliardi di dollari il volume del commercio bilaterale tra i due Paesi entro il 2022, un obiettivo ambizioso se si considera che il valore dell’interscambio attuale tra i due Paesi ammonta a circa 14 miliardi di dollari (dati del 2016). Dunque, il mutamento degli equilibri politici a Seul, che a maggio hanno portato alla prima alternanza nell’esecutivo dopo nove anni di predomino conservatore, non hanno pregiudicato la tenuta dell’amicizia tra i due Paesi, che rimane più solida che mai.

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Fig. 2 – Moon insieme al Presidente indonesiano Joko Widodo durante la sua visita a Giacarta, 9 novembre 2017

Terminata la visita a Giacarta, Moon ha preso parte al vertice APEC di Da Nang e nei giorni seguenti al summit di Manila dell’ASEAN, organizzazione internazionale a cui la Repubblica di Corea partecipa come osservatore. I risultati dei due meeting, riassunti nelle dichiarazioni di Da Nang e Manila, esprimono un generale consenso verso una maggiore integrazione regionale. In entrambi i casi, se si esclude il tema della sicurezza, l’enfasi maggiore è data alla libertà di movimento, per persone, merci ed investimenti. E’ una tendenza tanto chiara quanto antitetica alla nuova dottrina commerciale della Casa Bianca, altro attore presente a Da Nang come a Manila, attualmente interessato a proteggere la propria produzione interna. L’attuale situazione internazionale, che vede queste due tendenze contrapporsi, potrebbe riservare interessanti opportunità per il futuro della Corea del Sud. Come già osservato, la Corea del Sud è un Paese da tempo alla ricerca di un nuovo ruolo da giocare nel contesto dell’Asia-Pacifico: le passate logiche della guerra fredda, unite a un impegno spesso totalizzante verso il problema della riunificazione coreana, hanno relegato per lungo tempo Seul a una posizione marginale, se non talvolta di soggezione verso il potente alleato americano, nonostante la crescita continua del proprio potenziale tecnologico e commerciale. Ora, il vuoto di leadership regionale prodotto dalla decisione di Washington di abbandonare il Trans-Pacific Partnership (TPP) spinge Seul a muoversi per ridefinire il proprio ruolo in Asia orientale. Il Presidente Moon Jae-in, come le tre precedenti amministrazioni alla Casa Blu, è al lavoro per promuovere l’immagine di una Corea del Sud con prerogative da media potenza, idonea a divenire un partner di dialogo affidabile e capace di agire come intermediario tra i grandi attori regionali. Per riuscire in questa impresa, il Paese dovrà prima essere capace di esprimere una leadership indipendente e credibile, In tal senso, il viaggio a tappe di Moon Jae-in a novembre è stato un importante banco di prova per le capacità di politica estera del Paese.

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Fig. 3 – Discorso di Moon al vertice ASEAN di Manila, 14 novembre 2017

Se si esclude il rafforzamento della partnership con l’Indonesia, la mossa più importante che Moon ha compiuto è quella di aver offerto un ampio ed esplicito sostegno, durante il vertice di Da Nang, al Regional Comprehensive Economic Partnerhip (RCEP), un’iniziativa commerciale sostenuta da Pechino. Il sostegno al RCEP, progetto in chiara antitesi agli interessi statunitensi nella regione, è una mossa politica altamente simbolica, da parte di Seul: se da una parte, la Corea del Sud sta aprendo in questo modo a possibili distensioni  nelle relazioni con Pechino, contemporaneamente l’azione di Moon è rivolta anche verso gli Stati Uniti, probabilmente l’unico Paese capace di esprimere una grande influenza sulla Corea del Sud, come dimostrato dai recenti fatti concernenti il dispiegamento del sistema THAAD sul suolo coreano. Seul, attraverso questa mossa, ha voluto infatti ostentare tutta la propria indipendenza decisionale dall’influenza degli Stati Uniti. Per quanto sia ancora impossibile capire se davvero la Corea del Sud avrà reali possibilità, per il futuro, di migliorare il ruolo che gioca nelle relazioni internazionali dell’Asia orientale, senza cadere nell’errore di sopravvalutarne le sue capacità, sembra essere chiaro, tuttavia, che la nuova amministrazione sudcoreana mira a non restare prigioniera del confronto con la Corea del Nord e a svolgere un’azione regionale più incisiva. Inoltre gli ottimi risultati del viaggio di Moon nel Sud-est asiatico fanno prevedere una presenza sempre più significativa di Seul in tale importante area geopolitica.

Simone Munzittu

Un chicco in più

Come conseguenza dell’esplicito supporto sudcoreano al RCEP, il processo di distensione tra la Cina e la Corea del Sud ha subito un’accelerazione. A dicembre Moon ha visitato Pechino e ha avuto diversi colloqui con la leadership politica cinese, incluso il Presidente Xi Jinping. Precedentemente, le relazioni tra i due Paesi sono state messe a dura prova, dal momento in cui, dopo il sesto test atomico nordcoreano, lo stesso Presidente sudcoreano ha deciso, per motivi di sicurezza e per evitare tensioni con gli Stati Uniti, nel mezzo di una crisi peninsulare, di dare l’avallo al posizionamento delle ultime quattro batterie THAAD sul suolo nazionale. La mossa è stata percepita da Pechino come anti-cinese e ha provocato dure polemiche tra i due Governi.

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