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Lo Stato centroamericano è sull’orlo di una crisi di nervi dalle elezioni di fine novembre, che non conoscono ancora un risultato definitivo. Ma oggi, che Paese è l’Honduras? 

IL CASO BERTA CACERES

A quasi due anni dal brutale assassinio della celebre leader indigena e ambientalista, il Grupo Asesor Internacional de Personas Expertas (GAIPE) ha pubblicato un dossier che punta il dito contro l’impresa idroelettrica Empresa Desarrollos Energéticos Sociedad Anónima (DESA), il cui progetto Agua Zarca trovava in Cáceres la principale oppositrice.
L’accusa si basa su diversi punti: evidenti illegalità nell’investigazione, la pressione dei vertici DESA per controllare la stessa, il doppio ruolo del Ministero della Sicurezza del Paese che invece di proteggere la leader più volte minacciata di morte si è preoccupato della sicurezza delle installazioni del progetto, le strategie di destabilizzazione della zona da parte della stessa impresa per creare problemi agli attivisti, e la negligenza del Banco Centroamericano de Integración Económica (BCIE), del Banco de Desarrollo Holandés (FMO) e di Finnfund, che sarebbero stati al corrente delle strategie di destabilizzazione della DESA per raggiungere i propri obiettivi.
L’assassinio di Berta Cáceres si era aggiunto alla lunghissima striscia sanguinaria che tra il 2002 ed il 2014 ha visto la morte di 111 attivisti ambientalisti nel Paese. Un caso che per la Giustizia del Paese non ha ancora dei responsabili, e che è specchio dell’Honduras: problematiche gigantesche e poche soluzioni in tasca.

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Fig.1 – Un’immagine delle manifestazioni scatenate dall’assassinio della leader indigena, nel marzo 2016.

VIOLENZA, MIGRAZIONI, CORRUZIONE

L’Honduras è uno dei Paesi più disuguali della regione Centroamericana, con un’economia non diversificata, dunque vulnerabile agli shock esterni, e geograficamente esposto ai disastri climatici. È passato alla storia come la prima Repubblica delle Banane, nome dovuto alla sua economia basata sull’esportazione del frutto, principalmente verso gli Stati Uniti, e poi passato a descrivere gli Stati centroamericani le cui classi politiche sono state asservite agli interessi delle grandi compagnie bananeras statunitensi. Ancora oggi, l’economia si basa sull’esportazione delle banane e del caffè, mentre parallelamente l’Honduras si è trasformato in un punto fondamentale di passaggio per il traffico che trasporta la cocaina dai Paesi del Centroamerica e del Sud verso il Messico, ed infine negli Stati Uniti.
Lo sviluppo del traffico di droga ha provocato un aumento progressivo della presenza di gang ed il Paese ha detenuto per lungo tempo il record di omicidi (diminuito del 28% nel 2016 ma con il 90% dei casi senza condanna, come il caso Cáceres). Nel 2014 la violenza ha raggiunto il suo massimo livello, e ha dato il via ad una delle più grandi ondate migratorie degli ultimi anni: bambini, adolescenti, e giovanissimi adulti si sono riversati verso Nord, preferendo il lungo e difficile viaggio verso gli Stati Uniti alla guerra quotidiana per le strade honduregne. Obama, per far fronte alla crisi, convinse il Congresso ad aumentare i fondi già stanziati per la regione sostenendo che la crisi migratoria sarebbe presto diventata materia di sicurezza nazionale statunitense.
Nel 2015, migliaia di persone sono scese in piazza per protestare contro il gravissimo caso di corruzione che ha investito il Paese. Lo scandalo coinvolgeva i vertici del sistema sanitario nazionale, derubato di 200 milioni di dollari in contratti con compagnie inesistenti. Una parte di questa enorme somma sarebbe stata poi destinata alle casse del Partido Nacional per la campagna elettorale del 2013, conclusasi con la vittoria del suo candidato ed attuale presidente Juan Orlando Hernández, che non è stato direttamente accusato.
Violenza e corruzione, dunque, che permeano il sistema, polarizzano e distruggono la società, intrecciano Stato e mafia e bloccano lo sviluppo del Paese.

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Fig.2 – “Un poliziotto dirigeva sequestri”, dice il titolo in prima pagina di un quotidiano nazionale, nel 2011.  

LA POLITICA ESTERA DI HERNÁNDEZ

Il presidente Hernández vanta tra i suoi successi interni un totale controllo del sistema statale e i risultati ottenuti in termini di lotta alla criminalità organizzata. Come si è mosso a livello internazionale? L’Honduras è storicamente legato agli Stati Uniti dal punto di vista economico, diplomatico e militare. Concentrato in un primo tempo sullo sviluppo della regione centroamericana, il Paese si è poi piegato allo strapotere statunitense diventando un punto logistico fondamentale durante la Guerra Fredda, ed usufruendo dei fondi USAID e degli accordi bilaterali siglati con il gigante nordamericano. Dunque, solo Stati Uniti? No, la politica regionale si è ispirato anche al Venezuela di Chávez durante la presidenza di Zelaya, mentre a livello mondiale l’Honduras guarda all’Asia con grandissimo interesse.

Hernández, politicamente opposto al socialismo del XXI secolo, ha lavorato principalmente su due fronti: statunitense ed asiatico. Il primo è stato in linea di continuità con la strategia del do ut des: mentre gli Stati Uniti usufruiscono del territorio nazionale nel quale hanno una base militare, aiutano lo sviluppo honduregno nel settore, addestrando i militari della nuova era anti-narcotraffico targata Hernández e fornendo nuovi fondi al Paese. Il secondo fronte è forse quello più interessante. Nel luglio del 2015, il presidente si è recato nel continente asiatico per un tour che è stato valutato di grande successo. Considerando la sempre più sostanziale presenza cinese in America Latina, si potrebbe pensare che Hernández sia andato a caccia di nuovi investimenti a Pechino. Scenario verosimile, se non fosse per un dettaglio centrale: l’Honduras e la Repubblica Cinese non hanno mai normalizzato le loro relazioni. Tegucigalpa è, infatti, una delle 19 capitali (più lo Stato del Vaticano) ad aver riconosciuto Taiwan. Una relazione fondamentale per Taiwan, che conta sul riconoscimento internazionale per affermare la sua legittimità come Stato indipendente, libero da Pechino. Una relazione fondamentale per l’Honduras, che per lungo tempo ha usufruito della checkbook diplomacy taiwanese per finanziamenti indirizzati allo sviluppo del Paese e spesso finiti nelle mani sbagliate. Nessun contatto con la Cina? Contatti informali e contratti economici che finanziano grandi infrastrutture – la diga del fiume Patuca, ad esempio – che immettono nel Paese il denaro che a lungo termine potrebbe ribaltare la situazione diplomatica e portare l’Honduras, e gli Stati della regione che riconoscono Taiwan, ad abbandonare il suo alleato di vecchia data.
Quindi, dove si è recato Hernández? In Corea del Sud, Giappone e Taiwan. A Seoul è riuscito a rilanciare la relazione con la Corea democratica, firmando un memorandum d’intesa in cui spiccano energia, sicurezza, progetti di sviluppo per eradicare la povertà e progetti di sviluppo portuale. In Giappone si è recato in tempo per festeggiare gli 80 anni di relazioni diplomatiche tra i due Paesi, riparare ai 10 anni di assenza di un presidente honduregno sul territorio giapponese, e ringraziare per il prestito da 135 milioni di dollari destinati al settore idroelettrico, con un tasso d’interesse preferenziale dello 0,3% a dieci anni, con dieci anni di grazia. Infine Taiwan, dove ha incassato i complimenti della presidenza per il lavoro svolto in termine di lotta al narcotraffico e dove ha incontrato importanti esponenti del settore economico.
Una politica estera pragmatica che sfrutta la posizione nettamente inferiore dell’Honduras e punta al massimo guadagno.

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Fig.3. – I presidenti di Taiwan e Honduras si stringono la mano durante il loro incontro a Tegucigalpa nel 2017.

LE ELEZIONI PRESIDENZIALI

Le elezioni di domenica 26 novembre non hanno ancora un vincitore definitivo, e il Paese affronta una crisi di nervi che rischia di portarlo ad una vera e propria guerra civile. L’opposizione chiede di ricontare tutti i voti o propone un ballottaggio tra il suo candidato, Nasralla ed il presidente in carica Hernández mentre l’Organizzazione delle Nazioni Americane pensa alla richiesta di una nuova elezione per superare l’impasse, il Governo ha tolto il coprifuoco in otto dipartimenti ed infine l’amministrazione Trump, con un tempismo perfetto, si congratula con Hernández per i risultati ottenuti in termini di lotta alla corruzione e protezione dei diritti umani. Intanto, sono morte sette persone e molte altre sono state ferite a causa degli scontri scaturiti durante le manifestazioni dei sostenitori dell’opposizione.

Elena Poddighe

[box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Un chicco in più

Secondo le stime del governo conservatore di Hernández, l’economia honduregna dovrebbe conoscere un indice di crescita del 5.5% nell’ultimo trimestre 2017. Numeri da capogiro, che sono però inutili all’interno di un sistema che non sa gestire in maniera efficace le sue risorse. [/box]

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Elena Poddighe

Nata a Sassari nel 1993, ho diviso il mio percorso universitario tra l’Italia, la Francia e il Belgio. Sono laureata in Scienze Politiche, indirizzo Relazioni Internazionali, e specializzata in Relazioni Internazionali, indirizzo Diplomazia e Risoluzione dei Conflitti. Studio con particolare attenzione il continente americano, da Nord a Sud, ma seguo l’ordine di un caro professore: “Tutto ciò che succede nel mondo vi deve interessare!” Dopo l’esperienza Erasmus ho preso sul serio l’idea che tutto il territorio europeo potesse essere casa mia, così mi sposto costantemente da un punto all’altro, scoprendo pregi e difetti di questa nostra bellissima Europa. Non so preparare il caffè e non lo bevo, ma so cucinare e soprattutto mangiare le lasagne!