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Il Fondo Monetario Internazionale vorrebbe concedere un prestito alla Turchia per supportarla nelle difficoltà dovuta alle ricadute interne della crisi economica internazionale. Ma quella che, secondo una previsione di Goldman Sachs, sarà la terza economia d’Europa entro il 2050, per ora declina l’offerta

MAMMA LI TURCHI? NON PROPRIO – Che la Turchia non è più un Paese in via di sviluppo da tempo è meglio tenerlo ben presente. La capacità della élite politica al governo oggi è decisamente importante ed è tale che il governo turco sembra avere deciso di voler ancora procrastinare il raggiungimento di un accordo con il Fondo Monetario Internazionale. Tale accordo  – tecnicamente detto “stand-by agreement”- che, nella finalità per cui è pensato è utile a colmare le difficoltà della bilancia dei pagamenti del Paese cui si rivolge, secondo molti analisti potrebbe avere ricadute positive nell’aiutare la Turchia a superare l’attuale crisi economica (i dati della produzione industriale dell’anno in corso, ad esempio, sono stati pesantemente negativi in molti comparti, come quello manifatturiero). Il 10 ottobre scorso, tuttavia, nel bilancio previsionale  per il 2010, presentato per l’approvazione in Parlamento,  dove si dovevano decidere misure ad hoc  sulla crisi economica, non era presente alcun riferimento specifico ad un potenziale accordo con il Fondo Monetario Internazionale. Un chiaro segnale quello proveniente dal governo turco, ovvero di non desiderare, come anche dichiarato dal Ministro di Stato con delega all’Economia Ali Babacan a margine del seminario “Crisis, Economic Recovery and Structural Reform in Emerging Europe and Asia” (tenutosi quasi parallelamente al meeting annuale tra Fondo Monetario e Banca Mondiale a Ä°stanbul il 6 e 7 ottobre scorso) l’intervento del fondo.  

UNA DECISIONE POLITICA – La decisione di accettare o meno gli aiuti è chiaramente politica ed il governo turco sembra per ora voler essere il solo artefice del superamento della crisi, considerando anche il fatto che, come fanno notare molti economisti, la situazione della bilancia dei pagamenti turca sta andando via via normalizzandosi. Superare la crisi senza aiuti esterni sarebbe un chiaro segnale non soltanto in politica interna, un successo che contribuirebbe a rafforzare ulteriormente il consenso del governo nei confronti dell’elettorato, ma anche nello scenario politico internazionale, dando prova di essere un Paese con un peso specifico sempre maggiore.

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IL SETTORE PRIVATO – Un eventuale accordo servirebbe più che altro per aiutare il settore privato a far fronte alle richieste delle imprese in crisi. Date le grandi iniezioni di liquidità nel sistema, la Banca Centrale Turca (CBT) potrebbe trovarsi con mezzi liquidi scarsi nel 2010 e questo rischierebbe di provocare una stretta creditizia che danneggerebbe gli industriali, già duramente colpiti.  

ACCORDO RIMANDATO? – Anche per questo l’accordo sarà sicuramente rimandato al 2010, così da lasciare altro margine di tempo al governo per valutare se la situazione economica dovesse continuare a richiedere l’intervento del fondo. In tal caso, allora, si potrebbe finalmente concludere l’annosa trattativa tra la Turchia e il Fondo Monetario. La possibilità di un accordo resta, infatti, pur sempre sul tavolo. Ma muovendosi d’anticipo, Babacan ha recentemente dichiarato che la discussione dovrebbe vertere sul programma presentato dal governo al fondo e che solo su tali basi la trattativa potrebbe finalmente concludersi. In tal caso, la decisione troverebbe certamente d’accordo gli industriali turchi, che vedono nell’afflusso di capitali un aiuto positivo nei confronti della ripresa.  

Anna Longhini

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Redazione

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