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All’alba della conferenza dei BRICS che si terrà a Durban in Sud Africa il 26 e 27 marzo prossimi, gli occhi degli osservatori internazionali sono puntati sui leader dei Paesi emergenti, un club che di anno in anno aumenta il proprio peso sulla scena mondiale. Sebbene il Forum BRICS abbia lo scopo di creare un fronte comune tra i Paesi in via di sviluppo, i rapporti tra questi rimangono complessi e delicati

 

LA CONFERENZA DEI BRICS – L’appuntamento di domani sulle coste dell’Oceano Indiano è il primo che vede il Sud Africa padrone di casa e concluderà il primo ciclo d’incontri tra i leader di Brasile,  Russia, India, Cina e Sud Africa  iniziato a  Yekaterinburg nel 2009.

Tra i temi in agenda, la creazione di un’agenzia di rating comune e una di banca per lo sviluppo alternativa a World Bank e IMF. A questo proposito, un altro tema importante della conferenza è lo sviluppo dei Paesi africani. In particolare i leader si confronteranno sul piano di investimenti dei BRICS per il continente. La Cina è uno degli attori principali, con 40 miliardi di dollari di investimenti in più di 27 Paesi africani, in particolare nei settori minerario/estrattivo, edilizio e delle comunicazioni. Nonostante i leader del Forum abbiano ribadito più volte che l’obiettivo principale del club è quello di promuovere la cooperazione tra i membri e la crescita dei Paesi più poveri, lo sforzo per una politica comune viene spesso interpretato come un tentativo di un modello di crescita alternativo per tutti quei Paesi che per molto tempo hanno subito l’egemonia occidentale. Non è difficile immaginare che i cinque emergenti, forti del loro recente successo economico, ambiscano ad avere una maggiore influenza a livello globale. Questa idea riprende in termini moderni la proposta tradizionale cinese, già lanciata da Mao durante la Guerra Fredda, secondo cui i Paesi del terzo mondo avrebbero dovuto unirsi sotto la guida di Pechino per sottrarsi allo sfruttamento dell’Occidente capitalista.

 

IL CLUB – Considerati congiuntamente, i BRICS contano 3 miliardi di persone, cioè poco meno della metà della popolazione mondiale, con un Pil di 14.9 trilioni di dollari e circa 4 trilioni di dollari di riserve monetarie, una cifra più che sufficiente a coprire il deficit corrente dei Paesi occidentali. In testa al gruppo, la Cina, seconda economia al mondo, destinata a sorpassare gli USA nei prossimi 10 anni.

 

Durban, splendida città sull'Oceano Indiano, è pronta ad ospitare il nuovo vertice BRICS
Durban, splendida città sull’Oceano Indiano, è pronta ad ospitare il nuovo vertice BRICS

PROBLEMI IN FAMIGLIA – Tutti questi risultati sono stati raggiunti proprio grazie alla trasformazione di queste economie in sistemi di mercato, che hanno finanziato lo sviluppo sfruttando gli scambi internazionali specie con l’Occidente, attraverso la vendita di materie prime e semilavorati a prezzi contenuti. Nonostante gli sforzi per creare un fronte comune, queste cinque economie si trovano spesso in conflitto e presentano molte differenze nei loro profili di sviluppo. Mentre Brasile, Russia e Sud Africa sono ancora fortemente legati alle esportazioni di materie prime, Cina e India fondano il loro successo sul proprio apparato industriale (rispettivamente beni di consumo e servizi) che ha sete di risorse, e rappresentano quindi una minaccia per gli altri membri del club, interessati a sviluppare un sistema industriale proprio. La Russia presenta un trend di crescita demografica e economica negativo, che potrebbe compromottere ulteriormente le sue chances di crescita nel futuro. Altro nodo problematico sono i rapporti tra Cina e India e in minor misura tra Russia e Cina, potenze confinanti che si trovano ad affrontare tensioni territoriali storiche e sono in conflitto per l’egemonia in Asia. Infine in Sud Africa molti osservatori sono ancora scettici rigardo ai benefici diretti che il paese può ottenere dal Forum: con un tasso di crescita al 3% e una popolazione di 50 milioni di abitanti, il Paese non sembra avere i numeri per aver voce in capitolo e rischia dunque di essere utilizzato dai “big four” solo come porta d’accesso alle risorse del continente. Questo gli ha valso il nome di “briquette” da parte del Guardian.

 

Valeria Giacomin 

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Valeria Giacomin

Laurea Triennale in Finanza presso l’università Bocconi nel 2009, Double Degree in International Management con la Fudan University di Shanghai tra il 2009 e 2011 e master di secondo livello in Economia del Sud Est Asiatico presso la SOAS di Londra nel 2012. Più di due anni in giro per l’Asia e gran voglia di avventura. Tra il 2010 e il 2012 ho lavorato in Vietnam come analista, a Milano come giornalista e a Città del Capo presso una compagnia e-commerce.
Le mie aree d’interesse sono il commercio internazionale, business development e dinamiche di globalizzazione nei paesi emergenti, in particolare nel settore delle commodities agricole.
Dal 2013 sono PhD Fellow in Danimarca presso la Copenhagen Business School. Sto scrivendo la mia tesi di dottorato sull’evoluzione del mercato dell’olio di palma in Malesia e Indonesia e più in generale seguo progetti di ricerca sul settore agribusiness in Sudest Asiatico.

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