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La situazione non sembra così critica come quella di Atene, ma è fuori discussione che a Cipro negli ultimi giorni l’atmosfera si sia decisamente scaldata. La crisi di liquidità che sta colpendo il settore bancario sta suscitando preoccupazioni e reazioni molto ferme a livello dell’Unione Europea, nonostante la minuscola isola mediterranea sia la terza economia più piccola e il rischio di un effettivo contagio a livello continentale, con conseguente corsa agli sportelli, sembri remoto. In realtà, rischi sistemici ce ne sono, in particolare per i Paesi del Mediterraneo, dato che un abbandono dei conti correnti rappresenterebbe una perdita anche per le banche straniere che a Cipro hanno deciso di investire. In cosa consiste davvero la crisi cipriota? Proviamo a spiegarvelo noi “dando i numeri”

                           

10 MILIARDI – Questo l’importo (in Euro) della misura di salvataggio delle banche nazionali che il parlamento cipriota ha rifiutato martedì da parte dell’Unione Europea, con un voto quasi totalmente contrario ad eccezione di alcune astensioni. Ma che cosa è successo esattamente? Perché i ciprioti, di cui fino a poco tempo fa non si parlava, si sono trovati improvvisamente nell’occhio del ciclone e indotti ad assaltare gli sportelli bancari per difendere i propri risparmi? In verità il contagio in arrivo dalla vicina Grecia era già noto da tempo, a causa dell’elevata esposizione finanziaria delle banche cipriote nei confronti di Atene e un progressivo deterioramento dei conti pubblici. Ecco perché si è ora reso necessario un intervento da parte dell’Unione Europea e del Fondo Monetario Internazionale per studiare un piano di salvataggio finanziario, che però è stato rigettato dal Parlamento locale.

 

5.8 MILIARDI – Tanto avrebbe dovuto essere il prelievo forzoso sui depositi bancari ciprioti, secondo l’accordo raggiunto da UE e IMF per il “bailout” del sistema creditizio dell’isola. Tale misura sarebbe stata implementata con due “scaloni” progressivi (6.7% per i depositi fino a 100.000 € e 9.9% per quelli al di sopra di questa soglia) che rappresentano comunque una percentuale consistente dei risparmi detenuti nelle banche cipriote. Il Parlamento, però, ha detto no: in questo rifiuto è stato visto anche un moto di orgoglio che va contro le politiche di austerity di cui la Germania, e in generale i Paesi settentrionali dell’UE, sono fautori. Inoltre, i commentatori più “maliziosi” non hanno potuto fare a meno di sottolineare come 5.8 miliardi sia proprio l’equivalente dell’esposizione delle banche tedesche sul mercato creditizio di Nicosia.

 

700% – E’ la percentuale degli asset bancari detenuti dalle banche cipriote in rapporto al PIL locale. Una percentuale altissima, che lascia intendere come il salvataggio del sistema finanziario locale sia cruciale anche per il resto dell’UE, dato che la corsa agli sportelli causerebbe delle perdite per gli investitori stranieri e potrebbe suscitare timori anche negli altri Paesi in difficoltà dell’Eurozona. In più, i conti pubblici di Cipro si stanno deteriorando rapidamente: forte di un “boom” economico fittizio, determinato esclusivamente dalla finanziarizzazione dell’economia e dall’incremento della spesa pubblica, il debito pubblico di Cipro è passato dal 65% al 87% nel corso del 2012 e dovrebbe salire oltre il 100% nel 2017. Un dato che spiega le ragioni di questa dinamica: un decimo dei lavoratori ciprioti sono dipendenti pubblici che godono di stipendi e benefit non commisurati con il costo della vita locale.

 

1/3 – E’ la proporzione degli asset finanziari ciprioti gestita da investitori russi. L’isola mediterranea è diventata negli ultimi anni una sorta di paradiso “offshore” per i capitali di ricchi detentori di rubli, ed è per questo che il Ministro delle Finanze, Michalis Sarris, mercoledì 20 marzo è volato a Mosca per chiedere a Putin un aiuto concreto alla Russia che permettesse di evitare il ricorso al prelievo forzoso sui conti correnti, in termini di una rinegoziazione di un prestito di 2.6 miliardi che Cipro potrebbe ripagare in più anni e ad un tasso di interesse più basso. In cambio, la Russia potrebbe pretendere un trattamento di favore per Gazprom quando cominceranno le esplorazioni e le estrazioni di gas naturale, che sembrano abbondare al largo delle coste cipriote. La comparsa della Russia nel Mediterraneo avrebbe dunque delle ricadute geopolitiche non indifferenti che andrebbero ben al di là di una semplice interdipendenza finanziaria dell’isola con Mosca.

 

proteste-cipro-tf-epa-258UN MILIONE – Tanti i contanti trasportati da un aereo delle Forze Armate britanniche nella notte di martedì 19 marzo per sostenere le famiglie dei tremila soldati della Regina di stanza nelle due basi militari a Cipro, che rischiavano di rimanere senza liquidità per la chiusura dei bancomat. Un episodio quasi assurdo, che richiama per certi versi il “ponte aereo” su Berlino Ovest, ma che è rivelatore ancora una volta della crisi alla base dell’integrazione economica dell’Unione Europea. L’Euro è una moneta senza uno Stato (inteso quantomeno in termini di politiche fiscali e di regole finanziarie comuni) che ha indotto nazioni come Cipro ad adottare politiche economiche che non si potevano permettere. Ora, però, gli squilibri creati a livello generale dovrebbero essere riassorbiti da uno sforzo comune anche da parte dei Paesi “creditori”, come la Germania, che però non intendono togliere il piede dal freno dell’austerity. Le conseguenze della miopia di oggi potrebbero presentare domani un conto molto più salato, non solo per le “cicale” greche e cipriote, ma anche per le “formiche” tedesche.

 

Davide Tentori

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Davide Tentori

Sono nato a Varese nel 1984 e sono Dottore di Ricerca in Istituzioni e Politiche presso l’Università “Cattolica” di Milano con una tesi sullo sviluppo economico dell’Argentina dopo la crisi del 2001. Il Sudamerica rimane il mio primo amore, ma ragioni professionali mi hanno portato ad occuparmi di altre faccende: oggi infatti lavoro a Roma presso l’Ambasciata Britannica in qualità di Esperto di Politiche Commerciali. In precedenza ho lavorato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri dove mi sono occupato di G7 e G20, e a Londra come Research Associate presso il dipartimento di Economia Internazionale a Chatham House – The Royal Institute of International Affairs. Sono il Presidente del Caffè Geopolitico e coordinatore del Desk Europa

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