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Il 24-25 novembre si è tenuto il Consiglio Atlantico Italiano, una due giorni di studi dedicata alle relazioni transatlantiche e al loro futuro nel nostro Paese. Ecco i principali spunti emersi durante l’evento

Il 24-25 novembre, presso la Sala Consiliare del Palazzo Comunale di Velletri, si è tenuta una due giorni di studi dedicata al futuro dell’Atlantismo in Italia. Alla stessa hanno preso parte «gli organi dirigenti del Comitato Atlantico Italiano, i componenti delle Commissioni permanenti, i presidenti e delegati delle organizzazioni nazionali e locali aderenti al Comitato Atlantico Italiano e qualificati esponenti del mondo politico, militare, diplomatico, accademico, economico e dei mezzi d’informazione». La prima giornata, a porte aperte, ha approfondito il tema oggetto dell’evento; nella seconda, aperta solo ai componenti del Comitato Atlantico Italiano e agli esperti invitati, si è discusso su come rendere ancor più incisiva l’azione del Comitato Atlantico nel nostro Paese e quali strategie adottare al fine di «contribuire ad un più efficace ruolo dell’Italia nella NATO». Le questioni discusse sono state innumerevoli e tutte di rilevanza cruciale per il futuro delle relazioni transatlantiche e della sicurezza euro-atlantica. Con una mappa delle minacce sempre più ampia e variegata, le sfide che l’Alleanza Atlantica si trova ad affrontare aumentano proporzionalmente.

I lavori nella Sala Consiliare sono iniziati con gli indirizzi di saluto del Consigliere Antonietta Dal Borgo, Vice Presidente del Comitato Atlantico Italiano e dal Consigliere Giorgio Greci.

Fig. 1 – Fabrizio W. Luciolli, Presidente ATA e Comitato Atlantico Italiano

L’intervento di apertura, tenuto dal Presidente del Comitato Atlantico Italiano – e dell’Atlantic Treaty Association – Fabrizio W. Luciolli, ha sottolineato l’importanza del momento storico nel quale ci troviamo e, conseguentemente, la crucialità dello sviluppo di una strategia adeguata alle nuove sfide che sappia coniugare la deterrenza e la difesa nei confronti delle minacce e sfide provenienti da Est con una proiezione di stabilità che guardi soprattutto alla regione del Mediterraneo. L’approccio dell’Alleanza a 360 gradi è un passo importante ma non esaustivo. Questo riguarda, difatti, la sola dimensione esterna. Per Luciolli, guardando ai “futuri compiti” dell’Alleanza, a cinquant’anni dal Rapporto Harmel, la NATO dovrà considerare anche la sua dimensione interna, che richiede un grado ulteriore di azione e lo sviluppo di un’efficace strategia di comunicazione in grado di rafforzare il legame transatlantico e rinnovare l’impegno dei Paesi membri e delle rispettive società civili nei confronti dei valori e degli scopi fondamentali dell’Alleanza. Nei confronti delle relazioni con la Russia, Harmel ci ricorda come “Military security and a policy of détente are not contradictory but complementary”. Per Luciolli, l’adattamento strategico costante – sottolineato come necessario nel Rapporto Harmel del 1967 – non muta, tuttavia, quello che è e rimane l’obiettivo della NATO fin dal momento della sua fondazione: salvaguardare il nostro sistema valoriale e la sicurezza dei nostri cittadini, territori e società libere. Cionondimeno, i nuovi scenari d’in-sicurezza richiedono un parziale ripensamento strategico e capacità adeguate in grado di affrontare efficacemente le nuove sfide e minacce globali. Nessun paese, ha ricordato Luciolli, può affrontare l’attuale spettro delle minacce da solo: i legami che uniscono paesi europei al Nord America, dunque, sono di fondamentale importanza per poter superare le sfide del XXI secolo. In tale prospettiva, la NATO rimane strumento politico e militare unico. Di fondamentale importanza, secondo il Presidente del Comitato Atlantico Italiano, è la necessità di sviluppare un’azione proattiva: fino ad ora, infatti, l’Occidente – e, in particolar modo, l’Europa – sembra aver giocato in contropiede, limitandosi a reagire, e non ad agire con una visione strategica adeguata.

L’intervento dell’Amb. Gabriele Checchia ha toccato numerosi punti fondamentali. In particolare, l’ambasciatore ha ricordato che nonostante la delicatezza del momento il rapporto privilegiato con gli Stati Uniti resta indispensabile. In questo, la nuova presidenza statunitense crea difficoltà ma anche opportunità. Ad esempio, la volontà di Trump di adattare l’Alleanza alle nuove sfide – terrorismo e cybersecurity sopra tutte – insieme alla pressione verso gli Alleati che ancora non hanno adeguato il loro bilancio della difesa all’obiettivo del 2%/PIL costituiscono azioni benefiche per il rinnovamento NATO.

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Fig. 2 – Jens Stoltenberg, segretario generale NATO, durante una conferenza 

Il Professor Massimo De Leonardis, Ordinario di Storia delle Relazioni e delle Istituzioni Internazionali, dell’Università Cattolica di Milano, è intervenuto sulla natura della civiltà atlantica, delle sue caratteristiche e sull’evoluzione e prospettive delle relazioni transatlantiche, evidenziando la necessità di un dialogo capace di proiettare l’Alleanza nel XXI secolo.

Il Professor AntonGiulio De’Robertis, Professore di Storia dei Trattati e Politica Internazionale Università degli Studi di Bari, si è focalizzato sulle relazioni NATO-Russia, citando il noto intervento di Aldo Moro in cui affermava che “l’Italia è alleata degli Stati Uniti e amica dell’Unione Sovietica” e sottolineando l’importanza di costruire e mantenere una relazione cooperativa con Mosca.

L’Avv. Stefano Mele, Presidente della Commissione per la sicurezza cibernetica, ha trattato dell’importanza del mondo cyber nella realtà internazionale, diventato oramai un dominio operativo unitamente ai classici di terra, mare ed aria. L’accento è stato posto sulla necessità di sviluppare e predisporre capacità offensive nel settore. Riallacciandosi al discorso del Presidente Luciolli, infatti, ha evidenziato come l’Occidente abbia giocato, fino a ora, in difesa: strategia ideale per una debacle assicurata. Secondo Mele, Presidente della Commissione per la sicurezza cibernetica del Comitato Atlantico Italiano, nel l’ambito della sicurezza cibernetica è venuto il momento di affiancare alle capacità per la difesa una buona dose di deterrenza ottenibile solo con strumenti offensivi adeguati.

Alla cena di gala è intervenuto l’On. Massimo Artini, Vice Presidente della Commissione Difesa della Camera dei Deputati.

La seconda giornata di lavori, svoltasi a porte chiuse e limitata ai componenti degli organi dirigenti del Comitato Atlantico Italiano, ha visto l’intervento di autorevoli esponenti del mondo politico, militare, accademico e dei media. I temi affrontati in precedenza sono stati declinati e tradotti in concrete linee e programmi d’azione nei settori della comunicazione strategica, della formazione civile e militare, e delle nuove generazioni.

Ciò che più traspare dalla due giorni è l’indubbia importanza di un’alleanza, la NATO, troppo spesso considerata un mero strumento militare. Al contrario, la stessa resta l’unico forum – innanzitutto politico – capace di tenere uniti i due pilastri – Europa e Nord America – che danno vita a un legame indispensabile per poter pensare di affrontare con efficacia le minacce poliedriche del XXI secolo. «Security is today far more than a military matter. The strengthening of political consultation and economic cooperation, the development of resources, progress in education and public understanding, all these can be as important, or even more important, for the protection of the security of a nation, or an alliance, as the building of a battleship or the equipping of an army». Le precedenti affermazioni, di estrema attualità, sono contenute nel Rapporto dei Tre Saggi, uscito più di sessant’anni fa (1956); considerazioni che appaiono quanto mai attuali. Per poter superare le difficoltà del futuro, dunque, la cooperazione tra civile e militare e il sostegno politico alla relazione transatlantica e, in primis da parte dell’opinione pubblica, risultano cruciali: questa è, forse, la più importante lezione emersa nella due giorni di Velletri e il rinnovato compito del Comitato Atlantico Italiano.

La versione originale dell’articolo è presente sul sito del Comitato Atlantico Italiano.

Simone Zuccarelli

Un chicco in più

Quest’anno si celebrano i cinquant’anni del Rapporto Harmel, documento fondamentale che ha posto le basi per un approccio più cooperativo alle sfide di sicurezza e per la considerazione dell’aspetto politico dell’Alleanza alla pari di quello militare. Molto di quanto contenuto in tale rapporto risulta valido tutt’ora. Ad esempio, nello stesso si ricorda come: «Military security and a policy of détente are not contradictory but complementary», una lezione da tenere a mente anche nella costruzione dell’attuale relazione con la Federazione Russa. L’approccio a 360° delineato nel Rapporto Harmel, in sostanza, è diventato ancora più imprescindibile oggi. Allo stesso va aggiunta, poi, una rinnovata enfasi sulla dimensione interna dell’Alleanza volta a rinforzare il legame transatlantico e alla promozione dei valori fondamentali alla base delle nostre società.

 

Simone Zuccarelli

Classe 1992, sono dottore magistrale in Relazioni Internazionali. Da sempre innamorato di storia e strategia militare, ho coltivato nel tempo un profondo interesse per le scienze politiche – in particolare geopolitica, relazioni internazionali e studi strategici. 

 

La mia passione per le tematiche transatlantiche e la NATO è sfociata nella fondazione di YATA Italy, sezione giovanile italiana dell’Atlantic Treaty Association, della quale sono Presidente. Sono, inoltre, Executive Vice President di YATA International e Research Associate Fellow del Comitato Atlantico Italiano.

 

Collaboro o ho collaborato anche con altre riviste tra cui OPI, AffarInternazionali, EastWest e Atlantico Quotidiano. Qui al Caffè scrivo su area MENA, relazioni transatlantiche e politica estera americana. Oltre a questo, amo dibattere, viaggiare e leggere. Il tutto accompagnato da un calice di buon vino… o da un buon caffè, ovviamente!