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La Commissione Europea ha approvato un nuovo pacchetto di aiuti per la Tunisia per sostenere il Paese dopo gli attacchi terroristici del 2015. L’impegno rappresenta un’occasione per ricostruire la storia delle relazioni tra l’Unione Europea e il suo “partner privilegiato” nella sponda sud del Mediterraneo. La terza e ultima parte (qui la seconda) del nostro approfondimento è dedicata a tratteggiare un bilancio delle relazioni e le prospettive future

LA SITUAZIONE ATTUALE

Lo status di partner privilegiato conquistato negli anni dalla Tunisia si è tradotto in regolari contatti politici e frequenti visite ad alto livello (la più recente il 30 ottobre scorso a Tunisi del Presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani), nel quadro di un ampio dialogo politico su temi di reciproco interesse. In quest’ottica, è stata adottata il 29 settembre 2016 la comunicazione congiunta al Parlamento Europeo e al Consiglio “Strenghtening EU support for Tunisia”, a sua volta seguita dalle Conclusioni del Consiglio dell’Unione Europea del 17 ottobre e da una visita dell’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza comune Federica Mogherini il 1° novembre 2016. Sempre nel 2016 sono stati avviati i lavori del Comitato parlamentare congiunto UE-Tunisia, la cui terza sessione si è tenuta nel corso della settimana tunisina al Parlamento Europeo dal 2 al 5 maggio 2017. Questa partnership ha quindi visto la mobilitazione di risorse ingenti e un impegno importante annunciato a più riprese dalle istituzioni europee. Lo scorso marzo, la Corte dei Conti europea ha pubblicato una relazione speciale di valutazione sull’assistenza UE alla Tunisia: pur riconoscendo l’imponenza dei finanziamenti e un generale effetto positivo per la transizione democratica e la stabilità economica del Paese, la Corte ha evidenziato alcune carenze nella gestione dell’assistenza da parte della Commissione e una dispersione controproducente degli aiuti, che ne ha diluito l’efficacia fra troppi progetti e troppi settori diversi. Del resto, il quadro macroeconomico tunisino continua a presentarsi in difficoltà. Il Paese rimane nella morsa della crisi economica e fatica a riprendere la crescita necessaria per attenuare le tensioni sociali legate all’elevata disoccupazione giovanile e alle disparità regionali. Il bilancio è ancora fortemente dipendente dall’arrivo di aiuti internazionali, sebbene vi siano stati importanti segnali di ripresa grazie ad un buon andamento del settore agroalimentare, alla progressiva ripresa della produzione di fosfati nel bacino minerario di Gafsa e, soprattutto, grazie alla ripresa del settore turistico, che ha registrato un aumento del 36% del numero di turisti, secondo i dati di fine agosto pubblicati dall’Ufficio Nazionale del Turismo.

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Fig. 1 – Meeting internazionale sulle migrazioni 

SCENARI FUTURI

Oggi, l’elevata instabilità del quadro nordafricano e mediorientale e il riflesso che questa ha sull’Europa confermano la grande importanza strategica delle relazioni che l’Unione Europea è riuscita a instaurare con la sponda sud del Mediterraneo. Contenere la minaccia terroristica e gestire l’incessante flusso migratorio verso l’Europa rappresentano le priorità su cui si fondano gli attuali interventi europei in Paesi come la Tunisia. Tuttavia, per quanto decennale sia ormai la storia di queste relazioni e per quanto si sia cercato negli anni di approfondirle e adeguarle a contesti ed esigenze geopolitiche sempre nuove, ciò che emerge è un generale riproporsi di programmi e strumenti tutto sommato simili e una mancata armonia tra le iniziative europee e le linee seguite dagli Stati membri che preferiscono stringere relazioni bilaterali indipendenti. L’ormai celebre inesistenza di una vera e propria politica estera europea evidenzia purtroppo la scarsa credibilità dell’Unione Europea come attore politico e questo si riflette sul fallimento delle politiche di vicinato elaborate finora e sullo svuotamento degli obiettivi di volta in volta ritenuti chiave. Una grande distanza esisteva tra gli obiettivi politici e di promozione dei diritti fondamentali contenuti nei programmi di assistenza europei e la realtà di un regime autoritario come quello di Ben Ali. Oggi come allora, seppur con l’opportuna valutazione positiva dei successi democratici post-rivoluzione, qualcosa continua a non funzionare, visto il perdurare della crisi economica, delle diseguaglianze regionali e sociali, dell’elevato tasso di disoccupazione giovanile e l’emergere di un fenomeno come quello dei foreign fighters in partenza tra le fila dell’IS.

Fine terza parte

Maria Di Martino

Un chicco in più

Per un breve approfondimento sul contesto politico, economico e sociale che ha alimentato negli ultimi anni il fenomeno dei foreign fighters, di cui la Tunisia è stato primo Paese esportatore, si rimanda all’articolo “Il fenomeno dei foreign fighters e la gestione dei rientri in Tunisia“. 

Maria Di Martino

Classe 1991, coltivo la passione per il mondo arabo fin dagli studi triennali all’Orientale di Napoli, dove lo studio della lingua, della storia e delle istituzioni musulmane mi ha insegnato ad osservare le dinamiche mediorientali con lo sguardo di un vicino consapevole della loro importanza. Laureata magistrale in Relazioni Internazionali alla Sapienza di Roma, con una tesi in diritto internazionale dell’economia e dello sviluppo, all’interesse per l’analisi geopolitica accompagno una personale sensibilità per i diritti umani, sognando un futuro di ricerca e azione per la loro difesa, poiché ancora idealisticamente convinta che parlare di Stati possa significare, prima di tutto, parlare di persone.