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Figura 1: La riforma fiscale repubblicana.

La riforma fiscale repubblicana: benefici per chi?

In 3 sorsi La riforma fiscale proposta dal partito repubblicano (GOP), tanto voluta da Trump, ha molti aspetti controversi e rischia di non produrre gli effetti economici sperati

1. COSA PROPONE

Giovedì 16 novembre, la Camera dei Rappresentati degli Stati Uniti, ha passato con 227 voti favorevoli e 205 contrari la versione proposta del “Tax Cuts and Jobs Act”; nessun democratico ha sostenuto e tredici repubblicani hanno votato contro quella che sarà, se approvata anche dal Senato, la più significativa riforma della tassazione statunitense dai tempi di Ronald Reagan. Le proposte fatte dai due rami del Congresso differiscono, per ragioni di opportunità politica, mantenendo la sostanza. La riforma è stata pensata per stimolare la crescita economica, riportare posti di lavoro in patria ed aumentare la competitività delle imprese statunitensi, attraverso semplificazioni e cambiamenti pratici e condivisi nella tassazione del reddito di singoli individui, famiglie e grandi compagnie. Per quanto riguarda le prime due categorie, i cambiamenti sono temporanei (fino al 2025) ed entrambe le proposte rivedono sia le fasce reddituali che le aliquote ad esse applicate. Per fare alcuni esempi, nella proposta al Senato l’aliquota più bassa rimane al 10% mentre l’ultima scende, dal 39.6% attuale al 38.5%, nel 2018. Viene raddoppiata la deduzione standard sia per i singoli individui che per le coppie sposate ma eliminata l’esenzione personale (4.150$), insieme a numerose deduzioni per le spese sanitarie, gli interessi pagati sui prestiti agli studenti e sui mutui ipotecari (mortgage loans); particolarmente discussa e osteggiata l’abolizione della State and Local Tax deduction che, potrebbe ripercuotersi sulle classi medio-alte. È stata inoltre resa inefficace la tassa sulle grandi proprietà (tassati solo i patrimoni superiori a 10$ milioni) e abrogata la tassa di successione. Tra i più discussi sono i cambiamenti (permanenti) sulla tassazione delle gradi imprese: l’aliquota scenderebbe al 20% dall’attuale 35%; deduzioni sono inoltre previste per le entità pass-through. I repubblicani si augurano di reperire i fondi necessari dall’abrogazione dell’Obamacare nella parte in cui prevede l’assicurazione obbligatoria per tutti. Il Senato ha approvato la legge sabato 2 dicembre. Ora il disegno tornerà alla Camera per il via libera definitivo.

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Fig. 1 – Il portavoce del GOP alla Camera dei Rappresentati, Paul Ryan, durante una conferenza stampa sul piano di riforma fiscale (2 novembre 2017)

2. IL MOVENTE DELLA RIFORMA

Le basi teoriche della riforma sono da ricondursi alle politiche neoliberiste in auge dal secondo ‘900 e sostenitrici di una crescita economica ottenuta attraverso interventi sull’offerta più che sulla domanda aggregata, quali: liberalizzazioni, privatizzazioni e deregolamentazioni. Nel caso specifico di questo provvedimento, gli sgravi fiscali sono nell’ottica di limitare l’intervento dello Stato nell’economia e nell’assistenza sociale affinché i singoli individui e le imprese siano lasciati liberi di “sprigionare” le loro energie produttive. Si crede infatti che ognuno, perseguendo il proprio utile o interesse o desiderio di ascesa nella scala sociale, faccia anche il bene della comunità nella quale vive. L’interesse individuale è visto coincidere ottimisticamente con quello collettivo. L’abbassamento delle imposte, come la deregolamentazione del sistema finanziario, sono fondate sulla convinzione che l’uomo debba essere lasciato libero di agire come meglio crede poiché, perseguendo il proprio interesse, contribuirà al miglioramento, non solo della sua condizione di vita, ma di tutta la società. Trump ragiona in questo modo quando sostiene che la riforma fiscale si pagherà da sola: la minore tassazione “libererà” risorse che saranno investite dagli imprenditori, aumentando la produzione, la produttività, i posti di lavoro ed i salari, a diretto beneficio dei lavoratori; ciò si tradurrà, a detta dei sostenitori, in un aumento del tasso di crescita del PIL che genererà maggiori entrate fiscali, nonostante la riduzione delle aliquote.
Inoltre, c’è da aggiungere che al Presidente Trump serve concludere almeno una riforma di peso prima della scadenza del suo primo anno di mandato, visti i clamorosi fallimenti avuti finora nel tentare di abolire l’Obamacare.

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Fig. 2 – Donald Trump mostra la semplicità del nuovo strumento di dichiarazione fiscale

3. L’IMPATTO ECONOMICO

Se entrambi i lati dello spettro politico concordano su una netta semplificazione del codice della tassazione, che faccia risparmiare tempo e denaro a famiglie ed imprese statunitensi, il reale impatto economico di questo provvedimento resta controverso per gli economisti stessi. Infatti, se da un lato la Tax Foundation stima che la riforma fiscale porterà ad un aumento del PIL statunitense del 3.7% nel lungo periodo, il Penn Wharton Budget Model effettua una previsione molto meno ottimistica, secondo la quale, il PIL, aumenterà tra lo 0.33% e lo 0.83% nei prossimi dieci anni con la riforma rispetto a ciò che accadrebbe con la legge attuale; in più, le entrate fiscali si ridurranno tra 1.4$ e 1.7$ trilioni e il debito pubblico salirà tra 1.9$ e 2.0$ trilioni. Lo stesso economista Joseph E. Stiglitz, in un recente articolo, ha sottolineato i rischi di ripercussioni spiacevoli, nel lungo periodo, sulla classe media; alleggerire il carico fiscale sulle imprese che investono negli USA e creano nuovi posti di lavoro è giusto, ma bisogna studiare i provvedimenti in modo che non aumentino la diseguaglianza e abbiano realmente l’effetto di rafforzare la domanda interna, senza favorire la fuga di gran parte dei profitti all’estero. L’ autorevole organizzazione, Citizens For Tax Justice stima in 2.6$ trilioni i patrimoni offshore delle imprese statunitensi nella lista Fortune 500. Dunque, sebbene tutti concordino sui quattro problemi fondamentali dalle economie globali (crescente diseguaglianza nei redditi, crescita anemica, cambiamenti climatici e precarietà del lavoro), la vera difficoltà resta proporre soluzioni efficaci.

Eleonora Fabbri

Un chicco in più

Per saperne di più sulla teoria economica che legittima la riforma si consiglia di approfondire i concetti di Supply-side Economics  e Washington Consensus. Per conoscere i dati ed i cambiamenti della riforma in dettaglio è possibile consultare, oltre alle fonti linkate nel testo, l’articolo di David Floyd su Investopedia, ed i concetti di utilitarismo etico e darwinismo sociale, alla base dell’etica anglosassone. Si consiglia di rivedere i concetti di deduzione e detrazione fiscale.

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