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Zimbabwe: l’ultimo ruggito di Mugabe?

In 3 sorsi – Dopo il presunto colpo di stato militare che potrebbe interrompere i 37 lunghi anni di Governo di Robert Mugabe in Zimbabwe, la situazione resta incerta. Le prossime ore potrebbero essere decisive per il futuro del Paese

1. UNA MOSSA AVVENTATA?

A pochi giorni da quello che sembrerebbe essere a tutti gli effetti un colpo di stato militare, la situazione nella Repubblica dello Zimbabwe continua ad essere incerta. Stando alle dichiarazioni ufficiali dei vertici militari, nella notte tra il 14 e il 15 novembre il Presidente Robert Mugabe e sua moglie Grace sarebbero stati «presi in custodia» dalle forze armate che avrebbero quindi preso temporaneamente il controllo del Paese con il fine di catturare diversi criminali vicini al Presidente. Non un vero colpo di mano dell’esercito, quindi, ma una complessa manovra interna allo Zanu-PF, il partito alla guida dello Zimbabwe sin dalla sua indipendenza. Lo Zanu-PF vorrebbe manovrare la difficile transizione del potere, nella mani di Mugabe dal 1987, e ora conteso tra le due principali fazioni del Partito: la “lacoste faction”, guidata dal ex vicepresidente Emmerson Mnangagwa, e la Generation 40, ala giovanile del partito vicina alla first lady Grace Mugabe. Nel tentativo di mantenere il potere nelle mani della sua famiglia, Mugabe ha allontanato dal suo governo, con l’accusa di tradimento, Mnangagwa, considerato da molti il naturale successore alla guida del Partito data la sua vicinanza al Presidente e la sua popolarità dovuta agli anni della guerra di liberazione coloniale. Ma proprio questa mossa potrebbe costargli caro. Dal suo esilio in Sudafrica Mnangagwa ha infatti fatto sentire subito la sua voce ricordando che lo Zanu non è una proprietà di Mugabe e di sua moglie e chiedendo ai membri del partito di dissociarsi dal suo operato. Appello raccolto dal generale Costantino Chiwenga che ha condannato le “purghe” interne al partito, a suo avviso dirette a colpire i veterani della liberazione, minacciando l’intervento militare. L’intervento dell’esercito sembrerebbe quindi essere volto ad impedire la candidatura alle prossime elezioni della First Lady, e a favorire un passaggio di consegna nelle mani di Emmerson Mnangagwa, figura dal passato non certo limpido ma ben voluta dai vertici militari e che, a differenza di Grace Mugabe, gode ancora di una discreta popolarità tra la popolazione.

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Fig. 1 – La leader del Generation 40, l’ala giovanile dello ZANU-PF, è Grace Mugabe. 52 anni, GucciGrace aspirava fino a qualche giorno a succedere al marito alla guida del Paese

2. GLI ULTIMI SVILUPPI

Le notizie successive tracciano un quadro complesso e frammentato, che vede il Presidente agli arresti domiciliari e la first Lady in fuga (la notizia di una sua fuga verso la Namibia è stata però smentita dalle autorità del Paese). E mentre si moltiplicano le richieste di dimissioni sia interne, da parte di gruppi di veterani, che esterne, tra cui quella del Presidente della Costa d’Avorio Alassane Ouattara e di Ian Khama, Presidente del Botswana, Robert Mugabe non sembra voler cedere e continuano le difficili trattative che vedono coinvolti non sono il Presidente e i vertici militari ma anche alcuni membri del governo sudafricano e della chiesa cattolica. Intanto, venerdì 17 il Presidente Mugabe ha fatto la sua prima apparizione in pubblico, presenziando alla cerimonia di consegna dei diplomi di laurea della Zimbabwe Open University. Ciò potrebbe essere un segnale del clima relativamente pacifico in cui si inseriscono le dinamiche in atto e potrebbe far ben sperare in una risoluzione rapida e pacifica della crisi. Un ulteriore tassello che completa la perdita di consenso di Mugabe è stata la manifestazione organizzata sabato 18 novembre che ha sancito definitivamente la volontà del popolo che ha chiesto a gran voce le dimissioni del “vecchio elefante” Bob.

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Fig. 2 – Il generale Constantino Chiwenga, durante una conferenza stampa svoltasi il 13 novembre ad Harare, aveva espresso la necessità di porre fine alle purghe interne al partito al governo ZANU-PF, criticando la scelta di estromette lo storico braccio destro del Presidente Emmerson Mnangagwa

3. L’INIZIO DELL’ULTIMO ATTO? 

Proprio in queste ore potrebbe definitivamente chiudersi l’era Mugabe. Dopo un ennessimo incontro con le forze armate che sembrava aver portato il Presidente ad accettare le dimissioni, Mugabe ha ancora una volta mutato le carte in tavola dichiarando la sua intenzione di presiedere il Congresso del partito che si terrà a dicembre. Le sue affermazioni vanno in una direzione completamente opposta alla visione dei membri dello ZANU-PF che lo avevano già estromesso ufficialmente dal partito nominando Emmerson Mnangagwa come proprio leader e annunciando la sua candidato alle elezioni del 2018.
La probabile conseguenza dell’ostinazione di Mugabe nel restare fermamente ancorato al potere sarà quasi inevitabilmente l’apertura del procedimento di impeachment, opzione già messa in conto dai vertici del partito e che potrebbe realizzarsi già dalle prossime ore. Sembra restare ferma l’intenzione dell’esercito di condurre le operazioni con metodi pacifici senza far piombare il Paese nel caos ma dati i numerosi cambi di scenario che si stanno susseguendo nelle ultime ore nessuna opzione sembra al momento escludibile.

Marcella Esposito

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