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Dopo un agosto costellato da rapporti quanto mai tesi, sembra giunta l'ora della tregua tra Russia e Ucraina con l’accordo sulle forniture di gas.Ecco cosa c'è dietro a questa improvvisa comunione di intenti

TORNA IL SERENO – Nella prima metà di agosto, il termometro segnava tensione alle stelle. I rapporti tra Russia e Ucraina, a forte rischio di rottura nelle scorse settimane, hanno invece registrato una importante schiarita. Il primo settembre, a margine della celebrazioni del settantesimo anniversario dell’invasione della Polonia, che ha segnato l’inizio della Seconda Guerra Mondiale, l’incontro tra il Primo Ministro russo Putin e il premier ucraino Yulia Tymoschenko si è concluso assai positivamente, un piacevole imprevisto rispetto alle attese della vigilia. 

TENSIONE ALLE STELLE – Perché tanta sfiducia preventiva? Tutto è dovuto ad un agosto di fuoco (non certo per le alte temperature): nella prima metà del mese scorso, il Presidente russo Dmitry Medvedev, con una lettera al Presidente ucraino Viktor Yushchenko, ha apertamente accusato l’Ucraina di aver fornito armi alla Georgia durante il conflitto russo-georgiano dell’estate 2008 (fatto realmente avvenuto: l’Ucraina si era apertamente schierata con la Georgia, fornendo ai georgiani armi ricevute dagli americani). Con uno stile raramente così aggressivo, la lettera di Medvedev – contestando radicalmente la necessità paventata dal Presidente ucraino di aderire alla Nato per difendersi da Mosca – proseguiva con accuse all’Ucraina negli ambiti e per le ragioni più disparate. Tra le altre, ecco le accuse di mettere i bastoni tra le ruote alla flotta russa sul Mar Nero, che ha base nel porto ucraino di Sebastopoli; di progettare una chiesa ucraina sancendo così lo scisma con il patriarcato di Mosca; di accusare ingiustamente Mosca per la grande carestia sovietica degli anni ’30 (un dramma seguito ai piani di collettivizzazione di Stalin, che l’Ucraina, allora la nazione più colpita, definisce “genocidio”).In particolare, però, Kiev è accusata soprattutto di ostacolare i piani di Mosca in campo energetico,“flirtando” con l’Unione Europea sulla questione dei gasdotti (caso Nabucco-South Stream) scavalcando la Russia. Dietro queste accuse, sembrava già scritta una nuova edizione della “guerra del gas” tra le parti in vista dell’inverno. E la cosa ci riguarda da vicino: se Mosca chiude i rubinetti, al freddo e al gelo ci finiamo anche noi, dato che più di mezza Europa si approvvigiona del gas che passa da Kiev. E ancora, ecco nuove accuse di Medvedev: “Quanto accaduto in Ossezia potrebbe ripetersi in Crimea, dove, a causa della politica culturale ferocemente anti-russa inaugurata da Yushchenko,  la popolazione, in gran parte di etnia russa, è impedita di esercitare alcuni suoi elementari diritti come quello di parlare in russo con le autorità e di imparare la lingua-madre a scuola”. È assai improbabile che tali minacce di conflitto sfocino in una chiamata alle armi.  Dopo queste premesse, l’incontro di Varsavia era il banco di prova per alleggerire la tensione o inasprire di più i rapporti. Sembrava però difficile che la posizione di Putin fosse più morbida o conciliante rispetto a quella di Medvedev.

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A TUTTO GAS – Invece, la cronaca di ieri vede i rapporti volgere al sereno. Queste le parole della Tymoschenko: “D’accordo con Mosca, pagheremo solo il gas che consumeremo. Abbiamo risolto la crisi e tutte le questioni legate al gas, e ci stiamo impegnando per risolvere tutti i problemi in ambito energetico. Il nostro sistema di transito di gas russo verso l’Europa procede regolarmente e con efficienza”. Il prossimo appuntamento è già stato fissato a ottobre, a Kharkiv, in Ucraina, dove saranno affrontati altri dossier, tra cui l’industria dell’aeronautica. In base al contratto firmato lo scorso gennaio, la compagnia del gas ucraino Naftogaz dovrebbe ricevere 52 miliardi di metri cubi di gas dalla Russia. L’accordo ha durata decennale, e prevede la possibilità di rivedere prezzi, ammontare delle forniture e transito, fatto salvo l’obbligo di Kiev di acquistare almeno l’80% del volume di gas pattuito, vale a dire almeno 41,6 miliardi di metri cubi di gas l’anno. Il commissario Ue per l’energia Andris Piebalgs ha confermato che Naftogaz ha regolarmente pagato Gazprom, per cui non paiono profilarsi nuove preoccupazioni all’orizzonte in quest’ambito. La Commissione Europea continuerà comunque a controllare le relazioni tra Russia e Ucraina a seguito delle dispute di gennaio che hanno arrestato la fornitura di gas in Europa per settimane, dal momento che la maggior parte del gas russo passa attraverso l'Ucraina per arrivare in Europa.  

SCENARI (ELETTORALI) –  Perché questa svolta improvvisa? Le motivazioni, come sempre, sono politiche. A gennaio in Ucraina ci sono le elezioni presidenziali. Un momento cruciale per la stessa storia dell’Ucraina, che deve decidere se rimanere legata alla Russia o svoltare definitivamente in direzione Nato e Unione Europea. Giunti a questo bivio, Mosca gioca tutte le sue carte perché Kiev svolti nella prima direzione. L’obiettivo è spodestare l’attuale Presidente e impedire la salita dell’outsider Arseni Yatsenyuk, già ministro degli esteri del paese fermamente filo-americano e filo-atlantico.A questo proposito, sono due le carte russe: la prima è Vicktor Yanukovich, leader del Partito delle Regioni, l’uomo forte delle province orientali ucraine tradizionalmente filo-russe. La seconda è la stessa Yulia Tymoshenko, che sembra aver migliorato i rapporti col Cremlino. Il buon esito dell’incontro di ieri sembra così suggerire che la premiata ditta Putin-Medvedev punti molto anche su questa seconda opzione.  

Alberto Rossi redazione@ilcaffegeopolitico.it 2 settembre 2009 

Foto: in alto, il Presidente russo Medvedev e la premier ucraina Yulia Tymoshenko

Sotto: il presidente ucraino Viktor Yuskenko

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Alberto Rossi

Classe 1984, laureato nel 2009 in Scienze delle Relazioni Internazionali e dell’Integrazione Europea all’Università Cattolica di Milano (Facoltà di Scienze Politiche). La mia tesi sulla Seconda Intifada è stata svolta “sul campo” tra Israele e Territori Palestinesi vivendo a Gerusalemme, città in cui sono stato più volte, che porto nel cuore e in cui andrei domani a vivere (e sì, sembra assurdo, ma anche mia moglie Cristina verrebbe di corsa con me. Nostra figlia Anita invece, nata a maggio 2015, ancora non ci ha detto cosa ne pensa). Vivo a Milano, dopo 28 anni di Brianza, e sono Responsabile Marketing della Fondazione Italia Cina e analista del CeSIF (Centro Studi per l’Impresa della Fondazione Italia Cina). Tra le mie passioni, il calcio (portiere, allenatore, tifoso), la politica, i libri di Giovannino Guareschi, i giochi di magia, il teatro, la radio. Già, la radio: nel 2009 conducevo un programma di esteri su Bmradio.it, e con alcuni amici/colleghi appassionati di geopolitica e relazioni internazionali ci siamo detti: la radio non basta, dovremmo inventarci qualcosa di più per parlarne… Ecco, Il Caffè Geopolitico, di cui sono Presidente, è nato più o meno così.

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