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Gli occhi nel Jihad: 6 Novembre – 20 Novembre

Gli avvenimenti principali riguardanti la galassia jihadista in queste due settimane

MALI


  • Il gruppo JNIM reclama, tramite la sua agenzia mediatica Az Zallaqa, molteplici attacchi effettuati tra il 6 e il 7 novembre nelle regioni di Mopti, Timbuktu e Siyqu. Tra le vittime di questa serie di attacchi, circa una ventina, sia membri dell’Esercito maliano che membri delle forze ONU dispiegate nel Paese. Costanti le operazione del gruppo nel Paese che, dalla sua fondazione a marzo, ha già provocato più di 100 morti.

 

 

Fig 1. – Foto fornita dal canale mediatico jihadista “az Zallaqa” che ritrae i risultati dell’attacco del 6 novembre nella regione di Mopti, Mali, perpetrato dal gruppo JNIM

 

TURCHIA


  • Smantellata cellula dello Stato Islamico attiva nella regione limitrofa ad Ankara. Nell’operazione sono state arrestate 102 persone e sono state perquisite 121 abitazioni.

 

USA


  • Hacker vicini allo Stato Islamico hanno hackerato più di 800 siti web di istituti scolastici Statunitensi. Diffusi nelle operazioni messaggi pro-IS. Casi simili, ma non delle medesime proporzioni, si sono verificati anche in Svezia e in Arabia Saudita.

 

CINA


  • Le autorità Cinesi della regione dello Xinjiang hanno implementato la lista dei “Segni di Estremismo” che era già stata diffusa in aprile.
  • Diffuso online un nuovo video del gruppo Turkistan Islamic Party – TIP – che mostra parte dei suoi mezzi e uomini dislocati in Siria e che accusa di menzogne le agenzie mediatiche cinesi, ree di non dire la verità riguardo l’oppressione in atto nello Xinjiang.

 

KASHMIR


  • Amaq News Agency, agenzia mediatica vicina allo Stato Islamico, reclama la prima operazione del gruppo nella regione. Restano dei dubbi in quanto nel comunicato si menziona l’omicidio di un membro delle forze di polizia Pakistane, mentre in realtà la vittima dovrebbe essere Indiana. Ad ogni modo, presto o tardi, il Califfato potrebbe capitalizzare gli sforzi che da molti mesi sta compiendo nella regione per estendervi la propria ideologia.
  • Durante una CASOcordon and search operation – avviata dal Governo indiano nel Kashmir è stato ucciso Mugees Mir, importante militante jihadista operante nella zona. Anche qui sono seguite ipotesi discordanti riguardo all’interno di quale gruppo operasse Mugees Mir. Probabile che militasse all’interno di Ansar Ghazwat ul Hind, ramo regionale di al Qaeda, e che fosse il braccio destro di Zakir Musa, leader dell’organizzazione. All’interno di ambienti jihadisti però si mormora che si fosse distaccato dal gruppo per unirsi allo Stato Islamico.
Immagine tratta dalla cerimonia funebre di Mugees, presa dal canale telegram ufficiale del gruppo Ansar Ghazwat ul Hind.

 

 

PAKISTAN


  • Incremento notevole dell’attività nel Paese da parte del gruppo Jamaat ul Ahrar che opera all’interno di Tehrik-e Taliban Pakistan – TTP -, che ha dato nuovo vigore all’Operazione Ghazi, in corso da aprile 2017. Registrati numerosi attacchi sopratutto nel Waziristan e nella valle di Mohmand.

 

AFGHANISTAN


 

  • Lo Stato Islamico continua il suo tentativo di rafforzare il suo ramo locale nel Khorasan. Nel giro di due settimane Kabul è stata teatro di due operazioni condotte dagli uomini di al Baghdadi che hanno colpito prima la sede della televisione Shamshad poi un meeting del partito “Islamic Union”, provocando complessivamente circa 70 morti. Si sono registrati inoltre degli scontri nella provincia di Nangarhar tra Taliban e Stato Islamico che hanno portato alla morte, recita un comunicato di Amaq News, di 14 fedeli di Akhunzada. Lo Stato Islamico inoltre aumenta la sua presenza nel Paese soprattutto nelle province di Kunar, Logar e Jowzjan. Nel Kunar è stato allestito un campo di addestramento intitolato ad Abdul Hasib, ex leader di IS-K (Stato Islamico nel Khorasan) ucciso l’anno scorso in un raid congiunto di US e forze governative Afghane.
  • Aumentano d’intensità gli scontri tra Emirato Islamico dell’Afghanistan e truppe governative. Non rappresenta una novità l’incremento delle operazione visto che ci avviciniamo al periodo dell’anno in cui le stesse rallenteranno a causa del clima rigido.
Prime immagini del nuovo campo di addestramento “Abdul Hasib” di IS nel Khorasan nella provincia di Kunar diffuse da “Khilafah News”, canale mediatico dello Stato Islamico su Telegram.

 

NIGERIA


  • Attacco suicida a Maiduguri ha lasciato 18 vittime, inclusi i 4 attentatori. La città, capitale dello stato del Borno, è epicentro dell’attività del gruppo jihadista Boko Haram, il quale però non ha ancora rivendicato l’azione.

 

YEMEN


  • Nuova operazione suicida dello Stato Islamico condotta sempre nella città di Aden, dove è stata nuovamente attaccata una centrale della polizia locale provocando sei morti. Cresce l’attività del gruppo nella zona.

 

SOMALIA


  • Registrato nella settimana precedente il primo raid US contro postazioni dello Stato Islamico in Somalia. Conferma che cresce il timore per la recente attività del Califfato nella regione, al quale stanno affluendo anche numerosi scontenti provenienti dall’organizzazione al Shabaab.

 

SIRIA


  • Conflitto tra Stato Islamico e SAA, con l’appoggio degli alleati, prosegue con intensità nelle regioni limitrofe ad al Mayadin, Abu Kamal e Deir ez Zor. Le truppe fedeli al regime di Bashar al Assad stanno riscontrando una notevole resistenza dello Stato Islamico ad Abu Kamal, ultima città in Siria controllata dagli uomini fedeli ad al Baghdadi. La città, infatti, dopo essere stata liberata dalle SAA, ha rivisto una feroce controffensiva del Califfato che ora detiene nuovamente circa il 65% della città.
  • Un commando di uomini dello Stato Islamico di provenienza Cecena, con addosso uniformi Russe, è riuscita ad infiltrarsi all’interno dell’aeroporto di Deir ez Zor. Forzato il posto di blocco con un primo veicolo bomba, il resto del commando, una volta entrato, ha provocato circa 50 morti ed è riuscito a distruggere 3 aerei governativi.
  • Pesanti scontri nella provincia di Aleppo e al nord di Idlib tra il gruppo HTS e Nour al Din al Zenki. Le insofferenze tra i due gruppi si sono riaccese ultimamente anche a causa della recente apertura di HTS a colloquiare con il Governo turco.
Infografica diffusa dal canale telegram ufficiale di “Moata Agency”, agenzia mediatica vicino allo Stato Islamico.

 

IRAQ


  • Conclusa offensiva che mirava alla liberazione di Rawa, ultima città sotto controllo dello Stato Islamico in Iraq. Il 17 novembre le truppe governative hanno dichiarato la città libera.
  • Aumenta la presenza degli uomini di IS nei deserti vicino Kirkuk e nell’Anbar. Luoghi nei quale lo Stato Islamico proverà a riorganizzarsi per poi proseguire la guerriglia contro i governativi.
  • Cresce la preoccupazione inerente alle numerose milizie che hanno aiutato l’Esercito iracheno nella guerra allo Stato Islamico. Come saranno riutilizzate ? Fino a quando sosterranno il Governo iracheno?
Immagine diffusa da “al Furqan Media Center” ritrae addestramento miliziani IS nella provincia di Kirkuk.

 

JIHADIMEDIA


  • Al Qaeda ha diffuso due nuovi video con protagonisti al Zawahiri e Hamza bin Laden. La produzione propagandistica di al Qaeda ormai alterna perfettamente i due, continuando così a far crescere la figura del figlio di bin Laden e legittimandolo sempre di più in vista di un’eventuale successione alla guida del gruppo. Nel suo video al Zawahiri ha proseguito il filone, oramai arrivato alla sesta puntata, “Portare l’arma del martire”, serie di filmati in cui il leader di al Qaeda elogia e racconta le vite di famosi martiri che hanno combattuto per il jihad. Hamza bin Laden invece ha ripreso la sua retorica anti-US e contro i “tiranni” che opprimono i musulmani. Il suo video si è concluso con un elogio alla deceduta figura paterna – Osama bin Laden.
  • Mentre al momento non giungono più notizie riguardo alla rivista del Califfato Rumiyahcontinuano ad essere pubblicati regolarmente, a cadenza settimanale i bollettini “al Naba” che riportano statistiche e dati riguardanti le operazioni dello Stato Islamico nel Siraq e nel resto del mondo. È ormai assodato che anche la macchina propagandistica di al Baghdadi abbia subito un duro colpo a seguito della caduta di Raqqa. Tra i vari canali collegati allo Stato Islamico, Amaq sembra quello più in difficoltà, mancando ormai delle numerose traduzioni su cui invece poteva contare fino a poco tempo fa. Continua invece a lavorare il canale mediatico dello Stato Islamico rivolto ai jihadisti italiani Ghulibati a Rum, con le traduzioni delle notizie riguardanti il Califfato.

A cura di Valerio Mazzoni