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Somalia: Farmaajo reagisce al terrore di Al-Shabaab

In 3 sorsi Non accenna a diminuire la violenza di Al-Shabaab a Mogadiscio e ciò aumenta la pressione sul Presidente Farmaajo e sull’esecutivo somalo costretti a chiedere aiuto agli “alleati” nella lotta al terrorismo

1. NUOVO ATTENTATO

Un nuovo attacco, stavolta ufficialmente rivendicato da Al-Shabaab, è stato sferrato nel cuore di Mogadiscio provocando 29 morti e almeno 30 feriti. Appena due settimane dopo il devastante attentato costato la vita a più di 350 persone, il gruppo jihadista ha colpito nuovamente la capitale. Dapprima con un camion trasformato in VBIED – Vehicle-Borne Improvised Explosive Device – lanciato contro il gate del Nasa-Hablod Hotel, struttura sita in prossimità del palazzo presidenziale, frequentato principalmente da appartenenti al governo federale e regionale. Subito dopo la prima esplosione, il commando di Al-Shabaab è entrato nell’albergo, composto da cinque membri, mimetizzati con le stesse divise usate dai membri dell’Agenzia d’Intelligence NISA e muniti di tesserini falsi con tanto di grado e foto. Una volta all’interno della struttura, i terroristi hanno dato la caccia ai presenti stanza per stanza, uccidendo diversi ospiti, tra cui un giurista, una donna e i suoi tre bambini e un ex ministro federale, con la stessa ferocia di un’esecuzione con un colpo alla nuca. Le forze di sicurezza hanno faticato a lungo a liberare l’area dal gruppo dei jihadisti perché i terroristi hanno cercato di resistere per ben dodici ore all’interno della struttura, liberata solo nella mattinata del 29 ottobre. Tre miliziani sono stati presi vivi mentre altri due, appena feriti dalle forze di sicurezza somale, hanno fatto detonare il giubbotto che indossavano pieno di esplosivo. Al-Shabaab ha ammesso la propria responsabilità con un comunicato postato sul web cinquantacinque minuti dopo la prima esplosione all’entrata del Nasa-Hablod.

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Fig. 1 – L’area dell’attentato di Mogadiscio devastata dall’esplosione del VBIED

2. IL GOVERNO RISPONDE AGLI ATTACCHI

Di concerto con tutti i membri dell’Esecutivo, il Presidente Mohamed Abdullahi “Farmaajo” Mohamed, finito nell’occhio del ciclone dopo questi sanguinosi attentati, ha deciso di continuare il processo di cambiamento avviato nel settore nazionale della Difesa esautorando il 29 ottobre il direttore generale del NISA, l’agenzia intelligence nazionale, Abdullahi Mohamed Ali e anche il capo della polizia somala General Abdihakim Dahir Said. In sostituzione di quest’ultimo, è già stato nominato il suo vice Gen Mukhtar Hussein Afrah mentre il nome del nuovo capo dell’intelligence somala dovrebbe essere scelto tra una rosa di tre candidati: Khalid Ahmed, capo del comparto nello Stato Federale del Jubaland, Mudey che lavorò all’interno del servizio di intelligence sotto il regime di Siad Barre, e infine Zakariye Hirsi, un ufficiale intelligence di Al-Shabaab consegnatosi spontaneamente alle autorità somale nel 2015. Un’ulteriore strategia, messa in campo per cercare di fermare gli attentati, è rappresentata dal divieto, imposto dal sindaco di Mogadiscio Thabit Abdi, di circolazione con mezzi pesanti all’interno della città nelle ore diurne, pena una multa di 1.000 dollari.

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Fig. 2 – L’incontro tra il Presidente Mohamed Abdullahi “Farmajo” e il Ministro degli Esteri Etiope Workneh Gebeyehu avvenuto il 23 Ottobre all’interno dell’aeroporto internazionale di Addis Abeba

3. UNA SITUAZIONE ESTREMAMENTE INSTABILE

Farmaajo, a seguito dell’evento del 14 ottobre, si è recato a Gibuti, in Etiopia e in Uganda, per chiedere maggiore sostegno nella lotta al terrorismo facendo leva sul possibile ritorno della minaccia in tutto il Corno d’Africa. In questo senso, va compreso lo spostamento di truppe e mezzi pesanti etiopi all’interno del territorio somalo nella regione del Ghedo. La nuova strategia militare consisterebbe nell’ammassare un corposo numero di truppe nelle zone del Basso Scebeli e Medio Scebeli così da mettere in piedi una controffensiva su larga scala contro quei villaggi siti nelle aree rurali centro meridionali attualmente in mano ai jihadisti. Inoltre, in Somalia un ruolo di rilievo nella lotta contro il terrorismo lo ricoprono anche gli Stati Uniti che, secondo un comunicato rilasciato da AFRICOM, nella giornata di venerdì 3 novembre, hanno condotto un’operazione d’attacco impiegando due droni nella regione settentrionale del Puntland. Secondo alcuni testimoni, sei missili avrebbero colpito una base dei militanti dello Stato Islamico nelle vicinanze di Buqa, un villaggio a sessanta kilometri da Candala, uccidendo un numero imprecisato di miliziani. Nel primo raid delle forze statunitensi contro membri dello Stato Islamico nel Corno d’Africa, l’obiettivo, non confermato ufficialmente, sarebbe stato il leader del gruppo Abdiqadir Mumin, ex tesoriere di Al Shabaab e in possesso del passaporto britannico. Recentemente, gli stessi USA, però, hanno fatto storcere il naso al Governo Federale somalo che non avrebbe visto di buon occhio il comunicato rilasciato il 5 novembre dall’Ambasciata a stelle e strisce: tutto lo staff diplomatico non essenziale è stato invitato a lasciare il Paese immediatamente a causa di una non specificata minaccia rivolta nei loro confronti, sottolineando anche come la situazione in Somalia rimanga “extremely unstable” e la minaccia per i cittadini americani sia concreta.

Giulio Giomi

Un chicco in più

Gli Emirati Arabi Uniti si sono impegnati a sostenere economicamente tutte le spese relative alle cure mediche dei cittadini somali, rimasti coinvolti nell’attentato del 14 ottobre e attualmente in cura presso lo Shah Referal Hospital di Nairobi in Kenya.

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