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Nuove elezioni in Kenya ma la popolazione non trova pace

In 3 sorsi – La rivalità tra Kenyatta e Odinga ha condizionato la politica keniota degli ultimi dieci anni: i due si erano già sfidati alle elezioni del 2008 e del 2013. Lo scorso agosto, un ricorso di Odinga alla Corte Suprema, per il sospetto di brogli, ha richiamato la popolazione al voto il 26 ottobre.  Ha vinto Kenyatta ma il rapporto tra i due protagonisti rimane molto teso, trascinando il Paese nel caos e scatenando violenze

1.  UHURU KENYATTA VINCE ANCORA

Lo scorso agosto alle presidenziali, il popolo keniota aveva votato per la terza volta consecutiva Kenyatta. Raila Odinga, leader del partito di opposizione NASA (The National Super Alliance), aveva fatto ricorso alla Corte Suprema, accusando il rivale eletto di brogli, chiedendo di ripetere le elezioni.  Come da Costituzione, se la Corte avesse rigettato il ricorso, la cerimonia di giuramento si sarebbe regolarmente svolta a settembre. Tuttavia, per la prima volta nella storia dell’Africa, nuove elezioni si sono avute il 26 ottobre 2017. Con 7.5 milioni di voti, il popolo keniota ha espresso di nuovo il suo favore nei confronti del Presidente Kenyatta. Commentando i nuovi risultati, il neo Presidente ha dichiarato «La Corte non aveva mai contestato i numeri della vittoria». Sicuro di vincere ancora una volta, il Presidente ha potuto contare sul forte supporto del suo gruppo etnico: i Kikuyu. Quattro distretti nel Kenya occidentale, circa 1.6 milioni di elettori, tuttavia, non si sono recati alle urne. L’affluenza del 26 ottobre è stata del 39%, meno della metà di quella di agosto. In alcune zone, alcuni manifestanti hanno bloccato i passaggi causando violenti disordini con le forze dell’ordine. Almeno 14 persone sono state uccise, secondo fonti ufficiali di organizzazioni non governative. Un numero che va ad aggiungersi alle persone ferite e uccise nei giorni successivi i risultati di agosto.  I disordini sono scoppiati soprattutto a Kisumu e Migori, principali centri dell’opposizione e delle proteste delle ultime settimane. Odinga ha espresso solidarietà alle vittime, sostenendo che la resistenza dei suoi elettori non sarebbe dovuta sfociare in tale violenza.

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Fig. 1 – Gli abitanti di Kibera ripuliscono le strade dopo le violenze scoppiate in seguito alle elezioni dello scorso 26 ottobre tra sostenitori del Presidente e opposizione 

2. RESIST

Odinga si è ritirato dalla corsa elettorale ed è stato accusato di aver boicottato le elezioni provocando l’astensione del suo elettorato, mentre il Presidente Uhuru Kenyatta lanciava appelli alla partecipazione collettiva ai sostenitori del partito Jubilee.  Tuttavia, considerando che gli elettori del partito NASA non sarebbero andati a votare,  si  è astenuta dalla seconda votazione anche l’elettorato di Kenyatta. Nonostante i proclami politici di entrambi i leader e il fatto che la Commissione Elettorale abbia speso oltre 600 milioni di dollari statunitensi per entrambe le elezioni del 2017, infatti, quasi i due terzi della popolazione non hanno votato. La pericolosità della situazione e la possibilità di una guerra civile ha riportato il Paese indietro alle elezioni del 2008, quando 1.200 persone furono uccise nel corso degli scontri post elettorali.

 

Fig. 2 – #Resist è l’hashtag lanciato dal leader dell’opposizione Raila Odinga in seguito alla decisione di boicottare le elezioni dello scorso 26 ottobre

3. PROSPETTIVE FUTURE

L’insediamento presidenziale di Kenyatta non è stato ancora ufficializzato. Le organizzazioni non governative presenti sul territorio denunciano il pericolo dell’imprevedibilità di Raila Odinga, il quale potrebbe rifiutare la sconfitta subita a oltranza, chiedendo un altro voto alla Corte Suprema. Un ulteriore ricorso sarebbe legittimo ma ciò potrebbe significare lo scatenarsi di forze per ora pacifiche, con particolare riferimento a possibili scontri etnico-tribali. La maggioranza dei dimostranti, infatti, è di etnia Luo, la stessa a cui appartiene Odinga. I Luo sono un gruppo etnico dell’Africa Orientale; complessivamente si stima siano un numero vicino ai 4,5 milioni, di cui circa 3,2 milioni in Kenya, rappresentando il terzo gruppo etnico del Paese  dopo i Kikuyu e i Luhya. Poveri e marginalizzati,  in alcune zone rurali – avvicinandosi al lago Vittoria, dove le colline si estendono in una pianura calda e intensamente coltivata – i Luo sfruttano questa triste situazione per esprimere il loro disagio e la tensione repressa.  La speranza dell’intera popolazione resta quella di un governo forte e stabile: un accordo tra le parti capace di difendere le possibilità di crescita economica del Paese, di proteggere le minoranze e assicurare la pace.

Ornella Ordituro

Un chicco in più

Se vuoi recuperare la prima parte delle elezioni in Kenya, qui trovi il nostro articolo. 

Foto di copertina di US Army Africa Licenza: Attribution License