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Il progetto Nabucco consente all'Ue di dormire sonni tranquilli in tema di energia? Niente affatto: la Russia potrebbe scompaginare le carte

L’EVENTO – L’accordo siglato dalla compagnia energetica azera Socar e del colosso Gazprom, che consentirà all’Azerbaijan di esportare gas naturale verso la Russia, potrebbe presto portare a scenari preoccupanti per l’Unione Europea in tema di rifornimenti d’idrocarburi. Seppure le due compagnie energetiche si siano accordate per quantitativi abbastanza modesti, Gazprom ha ribadito la proposta d’acquisto dell’intero volume prodotto dalla seconda fase del progetto Shah Deniz, uno dei siti energetici chiave sia per lo sviluppo azero che per i rifornimenti destinati ai paesi dell’Unione Europea. La scelta di Gazprom di siglare un accordo che prevede l’acquisto di idrocarburi da uno degli ex Stati satelliti a prezzo di mercato ha anch’essa un’importante valenza politico-strategica: Mosca sta infatti tentando di ostacolare i piani di penetrazione delle multinazionali energetiche occidentali intercettando parte della futura produzione azera. Come detto, già lo scorso anno la società energetica russa dichiarò chiaramente di voler acquistare a prezzi di mercato il gas naturale prodotto nella seconda fase di sviluppo del progetto Shah Deniz e secondo alcune fonti avrebbe ora acquisito una sorta di “diritto di precedenza” rispetto a possibili futuri acquirenti. Socar ha sempre smentito le voci che vorrebbero Gazprom in possesso di diritti di alcun tipo sulle produzioni azere ma la notizia dovrebbe essere un segnale chiaro per le maggiori compagnie e gli esitanti decisori politici europei. Siglando l’accordo con Mosca, Baku ha lanciato un segnale chiaro a dimostrazione dell’esistenza di almeno un altro canale in grado di consentire l’esportazione delle risorse prodotte. La scelta azera di esportare verso la Russia il proprio gas naturale potrebbe voler dire per l’Unione Europea dover abbandonare quel progetto Nabucco, su cui si sta lavorando già da qualche anno con dispendio di energie e risorse, a favore del South Stream, che consentirebbe alla Russia di detenere un controllo quasi completo sulle risorse energetiche in transito verso i paesi UE.

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SCENARI FUTURI – L’intesa siglata dalle due società sembra essere una sorta di “ultima chiamata” per l’Unione Europea, affinché questa si impegni a sviluppare un’organicità e una capacità di programmazione in campo di politiche energetiche che sembrano essere sempre più necessarie per affrontare convenientemente il prossimo futuro. L’Azerbaijan sembra essere, per tradizione storica e realtà politica presente, poco incline ad orientare la gran parte dei flussi di idrocarburi verso la Russia. Gazprom non fornirebbe infatti garanzie rispetto alle future trattative sui prezzi d’acquisto del gas azero e una certa abitudine del Cremlino ad esercitare pressioni politiche sembra essere ulteriore ostacolo ad accordi più impegnativi. Non si può escludere comunque che un certo immobilismo europeo, o la mancanza di garanzie precise da parte di Bruxelles rispetto alla volontà di sviluppare in tempi ragionevolmente brevi il progetto Nabucco, portino la leadership di Baku ad operare scelte differenti. In tempi di crisi economica e di declino temporaneo del consumo di idrocarburi, Mosca sembra essere in grado di poter attuare una strategia coerente e una programmazione senza pari in materia energetica. Ne è riprova la conferma della data d’apertura dei lavori necessari per la posa del South Stream, che inizieranno come previsto il prossimo anno. L’Unione Europea sembra essere invece politicamente compatta nel dichiararsi a favore del “corridoio sud”, che consentirebbe uno smarcamento energetico importante da Mosca, ma ancora indecisa per quanto riguarda il Nabucco. Alcuni Governi sembrano non considerare il progetto una priorità per l’UE, con il rischio che il costante aumento della produzione e l’imminente sviluppo del progetto Shah Deniz, considerato una priorità da Baku, costringano l’Azerbaijan a velocizzare la selezione di un acquirente stabile. Ulteriori dilatazioni dei tempi dei processi decisionali da parte di Bruxelles potrebbero così costringere la leadership azera a consolidare gli accordi con Gazprom, lasciando a Mosca il controllo pressoché totale della rete energetica europea.

Simone Comi redazione@ilcaffegeopolitico.it

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