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L’Unione Europea, Trump e l’Iran Deal

Uno dei più importanti accordi internazionali nell’ambito della non proliferazione, salutato da tutta la comunità internazionale come un successo dell’attività diplomatica dell’Unione Europea, rischia di essere cancellato. Le ripercussioni potrebbero essere serie.

1. LA FIRMA DELL’ACCORDO CON LA MEDIAZIONE DELL’UE

Il 14 luglio del 2015 veniva firmato a Vienna il “Joint Comprehensive Plan of Action “ (JCPOA), lo storico accordo sul programma nucleare tra Iran e il cosiddetto gruppo 5+1 (USA, Regno Unito, Francia, Russia, Cina e Germania). Teheran acconsentiva a neutralizzare i propri stock di uranio arricchito, congelare la costruzione di nuove centrifughe e approvare l’accesso degli ispettori dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) ai siti, cessando l’arricchimento al 20%. In cambio i EU3+3 dovevano sospendere le sanzioni. L’accordo ha rappresentato un’apertura della Comunità Internazionale verso la Repubblica Islamica, dopo trent’anni di diffidenza e antagonismo. L’Iran era infatti diventato un interlocutore imprescindibile, per l’Europa e per gli Stati Uniti, per cercare di ridefinire gli equilibri in Medio Oriente. Il ruolo dell’Unione Europea è stato fondamentale nel mediare e nel portare avanti i negoziati in un contesto altamente complesso, pur mantenendo una posizione forte e severa. A detta di molti, l’Unione Europea è stata in grado di prevenire una escalation della crisi, mantenendo aperti i canali diplomatici con Teheran e riuscendo a riavvicinare al tavolo delle trattative USA ed Iran.

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Fig.1 – Il Presidente USA Donald Trump

2. TRUMP vs IRAN

Immediatamente dopo la firma dell’accordo era stato etichettato, da alcuni, come un brutto compromesso, una resa da parte della comunità internazionale alle richieste dell’Iran, che quindi avrebbe ottenuto più di quanto concesso. I dubbi concernevano soprattutto il rispetto da parte di Teheran degli impegni presi. Nessuno avrebbe potuto immaginare che a minacciare di non rispettare gli impegni presi sarebbero stati gli USA. Definendolo come “uno dei peggiori e dei più svantaggiosi” accordi che siano mai stati conclusi dagli Stati Uniti, Trump ha deciso di non “certificare” l’accordo, ritenendolo contrario all’interesse nazionale USA. Il Presidente degli Stati Uniti ha quindi chiesto al Congresso e ai Paesi occidentali di collaborare con la Casa Bianca per rivederne le clausole e definire, nell’arco di sessanta giorni, nuove sanzioni contro Tehran. In caso contrario, ha minacciato, gli USA potrebbero “ritirarsi” dal JCPOA.

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Fig.2 – L’Alto rappresentante dell’UE per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, Federica Mogherini

3. IL RUOLO CHIAVE DELL’UE

Questa volta, però, sarebbero gli Stati Uniti a trovarsi isolati, con tutti gli altri Paesi firmatari intenzionati a non cedere alle richieste di Trump. Teheran, anche secondo le ispezioni dell’AIEA (l’Agenzia internazionale per l’energia atomica) starebbe infatti rispettando quanto previsto dal JCPOA. È l’Iran, adesso, ad esigere il rispetto degli impegni presi e ha persino chiesto alle altre parti di sollecitare il Presidente statunitense a rispettare quanto firmato. Nel frattempo il Governo di Hassan Rouhani ha confermato l’impegno del Paese a rispettare il JCPOA. Italia, Francia, Germania e Regno Unito hanno subito dichiarato ufficialmente di prendere atto della decisione di Trump, ma di considerare l’accordo valido in ogni sua parte. La Russia ha fatto altrettanto. Ancora una volta l’Unione Europea avrà un ruolo molto importante. L’Alto rappresentante dell’Unione per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, Federica Mogherini, ha definito l’accordo un pilastro della non-proliferazione, che appartiene alla comunità internazionale nel suo insieme e non agli Stati Uniti. La Mogherini ha anche specificato che il JCPOA non è un accordo bilaterale, non è un trattato internazionale, ma è “il frutto di un documento molto lungo relativo ad una Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite adottata all’unanimità” e dunque non può essere smantellato da un singolo Paese. L’Unione Europea, pertanto, considera l’accordo valido ed in vigore in ogni sua parte. Certo, Trump ha immediatamente ricevuto il sostegno di Israele ed Arabia Saudita,  da sempre oppositori accaniti all’intesa sul nucleare. Tuttavia, persino negli Stati Uniti molti non condividono la posizione del Presidente, soprattutto considerate le possibili ripercussioni negative di una denuncia unilaterale del JCPOA. Tra queste si possono annoverare: l’esacerbarsi di una crisi giá abbastanza grave in un’area altamente instabile come quella del Medio Oriente, le conseguenze sulla politica nucleare della Corea del Nord e, non da ultimo, le immediate gravi ripercussioni in tutto l’Occidente, USA inclusi. La posizione dell’Unione Europea, se ferma e decisa, potrebbe far ritornare Trump sui suoi passi: anche nel caso in cui l’inquilino della Casa Bianca dovesse decidere di applicare nuove sanzioni contro Teheran, queste non avrebbero l’efficacia sperata senza il sostegno degli alleati europei che, tra l’altro, hanno anche tutto l’interesse economico a portare avanti i nuovi rapporti commerciali instaurati con l’Iran grazie alla fine dell’isolamento di Teheran.

Nancy Vellone

Un chicco in più

Secondo l’Iran Nuclear Agreement Review Act del 2015 (INARA), ogni 90 giorni il Presidente USA deve certificare che l’Iran stia rispettando il JCPOA e che l’accordo sia nell’interesse nazionale degli Stati Uniti. In caso di parere negativo espresso dal Presidente in carica, il Congresso americano ha la possibilità di reintrodurre le sanzioni nei confronti dell’Iran. Secondo Trump, Teheran non ha rispettato gli impegni presi, portando avanti test di missili balistici e sostenendo le milizie sciite in Iraq e in Siria e altri gruppi, quali Hezbollah e Hamas, considerati terroristi. In aprile e luglio 2017 Trump aveva invece certificato il rispetto iraniano dell’accordo.

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