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Le relazioni pericolose tra Namibia e Corea del Nord

In 3 sorsi – Ufficialmente la Namibia ha accettato le sanzioni che la comunità internazionale ha imposto alla Corea del Nord, ma nonostante ciò, continua a lavorare in gran segreto con il Paese asiatico per la costruzione di armi ed edifici legati alla difesa di Windhoek

1. LA RETE DI RELAZIONI TRA AFRICA E COREA DEL NORD

Gli anni Sessanta hanno rappresentato un importante spartiacque poiché sono stati gli anni in cui la maggior parte delle nazioni africane hanno ottenuto la propria indipendenza. La Corea del Nord ha avuto da subito ben chiaro quale fosse la situazione ed ha lavorato affinché gli Stati che richiedevano il suo aiuto, ottenessero la propria nuova “carta d’identità” da mostrare al mondo intero. Da circa cinquanta anni dunque la Corea del Nord tesse strette relazioni con l’Africa e da circa venti ha iniziato a produrre armi sul suolo africano. Un rapporto del Consiglio di esperti delle Nazioni Unite del 2016 afferma che lo stato asiatico possiede in totale 54 impianti di produzione di armi su tutto il continente africano e che la vendita degli armamenti sia iniziata nel 1996. I Paesi africani storicamente coinvolti in rapporti di collaborazione con la Corea del Nord sono numerosi: l’Etiopia da tempo conta sull’aiuto di Pyongyang per la fornitura di pezzi di ricambio e il rifornimento di materiali ed attrezzature ormai obsolete per le sue forze armate; l’Egitto compra munizioni e vari armamenti bellici dalla repubblica asiatica, come si evince dalla scoperta fatta durante un’ispezione nel 2013 in un cargo proveniente da Pechino, nel quale vennero ritrovati pezzi di ricambio per i missili SCUB-B di fabbricazione nord coreana. Nel 2014 un rapporto delle Nazioni Unite denunciava l’addestramento di 740 poliziotti ugandesi da parte di forze armate nord coreane e nello stesso anno la Nigeria inviava alcuni militari a Pyongyang per partecipare ad alcuni corsi di strategia militare. Dal 1960, anno in cui la Corea del Nord ha iniziato ad allacciare relazioni commerciali e diplomatiche con gli stati africani, è iniziata anche una stretta collaborazione con la Namibia che ha portato Windhoek ad essere uno dei primi stati ad intavolare trattative ed aggiudicarsi commesse da due società chiave per la Corea del Nord quali: Mansudae e Komid (Korea Mining Development Trading Corporation). Queste due società, che sono strettamente legate tra loro, sono state poi definite, in un recente rapporto del Dipartimento del Tesoro statunitense, come il principale attore nel commercio delle armi nord coreane e il più importante esportatore di beni ed equipaggiamenti relativi a missili balistici ed armi convenzionali.

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Fig. 1 – Una foto storica: Sam Nujoma, primo Presidente della Namibia indipendente, nel 2008 incontrava Kim Yong-Nam, presidente del Presidio dell’assemblea suprema del popolo, per celebrare l’anniversario dell’indipendenza

2. KOMID E MANSUDAE 

Le due società sopracitate sono due delle aziende nord coreane maggiormente influenti a livello internazionale. Molteplici sono state le collaborazioni che hanno legato Komid e Mansudae a determinate nazioni del continente africano e che adesso, a causa delle sanzioni inflitte dalle Nazioni Unite alla Corea del Nord, sono venute ufficialmente meno. La natura delle suddette sanzioni va infatti ad intaccare i principali settori di export del paese asiatico come carbone, ferro, piombo e prodotti ittici in generale. Le sanzioni tuttavia non si limitano soltanto a vietare l’esportazione di determinati prodotti, ma impediscono anche alla Corea del Nord di inviare lavoratori all’estero, stipulare joint venture con altri paesi ed impongono seri limiti alle attività della Foreign Trade Bank nordcoreana. Mentre si parla ufficialmente di  ricezione ed applicazione delle sanzioni delle Nazioni Unite, alcuni Paesi, tra i quali la Namibia, sono stati accusati di continuare a mantenere relazioni di tipo economico e militare con il paese asiatico. Mansudae, più propriamente Mansudae Art Studio, è il più grande laboratorio artistico della Corea del Nord, la sede ha una superficie di circa 120 mila metri quadrati e produce quasi la totalità delle opere d’arte legate al regime di Pyongyang. Il raggio d’azione della società non si ferma ai confini nazionali: il Senegal, per esempio, ha commissionato a Mansudae il Monumento alla Rinascita Africana costruito a Dakar. Il paese africano che ha commissionato più opere al laboratorio artistico nord coreano è la Namibia. Questa infatti ha richiesto, oltre alla costruzione di due musei ed un monumento ai caduti (Heroe’s Acre), anche l’attuale palazzo del governo che ha richiesto ben sei anni di lavoro (2002-2008). Il Komid (Korea Mining and Development Trading Organization) è, invece, un’azienda che opera in maniera più discreta e per mezzo di molte società sussidiarie atte a rendere meno esplicita la propria attività di commercio di armi convenzionali ed equipaggiamenti per missili balistici. Nel 2005 l’OFAC, l’ufficio di controllo dei beni stranieri del dipartimento del tesoro statunitense, aveva inserito il Komid nelle liste dei paesi soggetti all’ordine esecutivo 13382 relativo alla proliferazione di armi di distruzione di massa e al loro commercio. Le sanzioni del 2009 congelavano tutti i beni e fondi di proprietà dell’ente, mentre nel 2015 un ordine esecutivo del dipartimento statunitense lo sottoponeva a un sanzionamento della durata di due anni per il coinvolgimento in attività di proliferazione delle tecnologie missilistiche.

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Fig. 2 – Kim Jong-Un in visita presso il centro artistico Mansudae Studio 

3. WINDHOEK, PYONGYANG E WASHINGTON

Negli otto anni tra il 2007 ed il 2015, circa trenta Paesi del continente africano hanno intrattenuto fiorenti relazioni commerciali con la Corea del Nord, il loro valore ammonta a circa ad un miliardo e settecento milioni di dollari. La Namibia, in particolare, ha avuto un ruolo di primo piano in termini di coinvolgimento nei rapporti bilaterali, ha speso infatti dal 2002 ad oggi  una cifra che si aggira intorno ai 100 milioni di dollari in progetti che coinvolgono aziende legate allo stato asiatico. Dopo essere stata accusata di mantenere le relazioni con il Paese sanzionato, i funzionari del governo namibiano, temendo le ripercussioni che la Namibia avrebbe potuto subire, si sono affrettati a tagliare i legami commerciali con la Corea del Nord ribadendo però che avrebbero mantenuto delle «calde relazioni diplomatiche con la repubblica asiatica». Nonostante le affermazioni del governo africano però, un anno dopo l’accusa, numerosi testimoni affermano che molti operai nord coreani stanno ancora lavorando al completamento del progetto del Ministero della Difesa della Namibia. La risposta degli Stati Uniti, a seguito della scoperta non si è fatta attendere: Nikki Haley, ambasciatore USA alle Nazioni Unite, ha affermato che gli Stati Uniti interromperanno qualunque tipo di scambio commerciale con i paesi che continueranno a tenere vivi i rapporti commerciali con la Corea del Nord. L’interruzione del commercio tra USA e Namibia trascinerebbe, nell’immediato, il Paese africano nel baratro poiché gli scambi tra i due, secondo dati del 2013 ammonterebbero a 469 milioni di dollari senza contare gli aiuti umanitari soprattutto per combattere piaghe come HIV/AIDS. Windhoek a questo punto è di fronte ad un bivio: da una parte rispettare le relazioni commerciali e diplomatiche con uno dei suoi più antichi alleati e sostenitori, dall’altra, difendere la propria economia ed il proprio piano sanitario di fronte alla minaccia di collasso che provocherebbe la fine delle relazioni commerciali con gli Stati Uniti. Sebbene la Namibia tema la rottura delle relazioni con gli Stati Uniti ed eventuali ripercussioni economiche con altri Stati occidentali, la scelta di mantenere i rapporti con un partner scomodo come la Corea del Nord è forse dettata dal lavoro diplomatico e culturale portato avanti dalla Corea ed esplicativo del fatto che a volte un lavoro culturale e diplomatico può portare a dei risultati maggiori rispetto all’applicazione di sanzioni economiche.

Matteo Lazzari

 

Un chicco in più

Sul Calvert Journal un’interessante analisi sulla fascinazione culturale che la Corea del Nord ha prodotto sulla Namibia.

 

Foto di copertina di Clay Gilliland Licenza: Attribution-ShareAlike License