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    Orban, flagello della democrazia

    In breve

    • Il Parlamento ungherese ha approvato degli emendamenti costituzionali
    • Le misure sono restrittive di diverse libertà costituzionali
    • Con questo accentramento di potere nelle mani di Orban, è a rischio la tenuta democratica del Paese

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 2 min.

    Che cosa sta accadendo in Ungheria? L’approvazione delle nuove norme costituzionali è un rischio per la tenuta democratica del Paese e una profonda ferita dello Stato di diritto dell’intera Unione Europea. Alcuni osservatori stanno parlando di un golpe bianco, ma a dominare, al momento, è solo il silenzio di ampia parte dell’opinione pubblica in Europa.

    ACCADE A BUDAPEST

    Lunedì 11 marzo il Parlamento ungherese ha approvato con 265 voti a favore, 11 contrari, 33 astenuti e il boicottaggio da parte dell’opposizione socialista una serie di provvedimenti emendanti la Costituzione e che, secondo un comunicato congiunto rilasciato da Consiglio d’Europa e Commissione europea, «sollevano preoccupazioni circa il rispetto dello Stato di diritto, del Diritto dell’Unione e delle norme del Consiglio d’Europa». Analogamente, da un lato gli Stati Uniti nei giorni scorsi avevano chiesto all’Ungheria di riflettere maggiormente sulle modifiche costituzionali, dall’altro il ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle, si era detto «impensierito dagli ultimi sviluppi nel Paese».

    GLI EQUILIBRI IN PARLAMENTO 

    Le motivazioni di toni tanto allarmistici – i socialisti magiari hanno parlato di «giornata nera della democrazia» – derivano dalla pericolosa virata limitativa delle libertà che il primo ministro Viktor Orbán, alla guida del partito conservatore Fidesz (che conta 262 deputati su 386 totali), potrebbero aver imposto all’Ungheria, il cui Parlamento comprende anche, oltre a 59 socialisti e 16 verdi, 47 eletti nelle file del Jobbik, formazione di estrema destra, xenofoba e ultranazionalista.

    LE MISURE APPROVATE

    Nello specifico, infatti, le nuove norme vietano alla Corte costituzionale di pronunciarsi sui contenuti delle leggi approvate dal Parlamento (le competenze sono circoscritte alla forma), imponendo ai giudici supremi di non richiamare sentenze sul Diritto costituzionale ed europeo precedenti all’entrata in vigore della nuova Carta (1° gennaio 2012). Inoltre, fermo restando che la libertà d’espressione potrà essere limitata se contraria ai princìpi della Nazione ungherese, sarà proibita durante le campagne elettorali la trasmissione dei dibattiti su televisioni e radio pubbliche. Restando in ambito politico, il vecchio Partito comunista è definito organizzazione criminale, con conseguente possibilità di procedere penalmente addirittura nei confronti di alcuni attuali esponenti del Partito socialista. Allo stesso modo, rischieranno il carcere i senzatetto che saranno sorpresi a dormire in uno spazio pubblico, mentre le coppie non sposate, omosessuali o senza figli saranno private di ogni tipo di equiparazione con quelle eterosessuali, regolarmente congiunte in matrimonio e con figli. Infine, i neolaureati dovranno restare in Ungheria per un periodo della durata del corso universitario frequentato, estendibile fino a 10 anni, e non potranno cercare lavoro all’estero, se vorranno accedere a sussidi statali. Già nel 2012, Orbán aveva ottenuto l’approvazione di una nuova Costituzione con forti controlli alle libertà d’espressione e di culto.

    DEMOCRAZIA A RISCHIO?

    Con un buon margine di certezza si può parlare di un golpe bianco (ovvero senza uso della forza militare) in Ungheria. Sarebbe fondamentale, comunque, che i mezzi di comunicazione cominciassero a informare i cittadini dell’Unione di quanto sta accadendo in un Paese membro, altrimenti il silenzio si estenderà davvero alle coscienze dell’opinione pubblica europea. Il tutto tenendo presente che l’attuale maggioranza parlamentare è il risultato di libere elezioni e che, secondo molti osservatori, Orbán starebbe abusando dell’ampio consenso ottenuto negli ultimi anni.

    Beniamino Franceschini

    Beniamino Franceschini
    Beniamino Franceschini

    Classe 1986, vivo sulla Costa degli Etruschi, in Toscana. Laureato in Studi Internazionali e dottorando di ricerca in Scienze Politiche all’Università di Pisa, sono specializzato in geopolitica e marketing elettorale. Mi occupo come libero professionista di analisi politica (con focus sull’Africa subsahariana), formazione e consulenza aziendale. Sono vicepresidente del Caffè Geopolitico e collaboro al coordinamento del desk Africa. Ho un gatto bianco e rosso chiamato Garibaldi.

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