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È Porfirio Lobo il vincitore delle elezioni in Honduras. Il voto, che rispecchia i sondaggi, si è svolto in un clima tranquillo e con una buona affluenza. I problemi, però, vengono adesso

LOBO PRESIDENTE – Come c’era da aspettarsi, il candidato del Partido Nacional (centrodestra) Porfirio “Pepe” Lobo sará il nuovo presidente dell’Honduras, con un risultato elettorale che va oltre il 51% dei voti. Ben distaccato, attorno al 34%, l’altro candidato forte, il leader del Partido Liberal (centrosinistra) Elvin Santos. Gli altri candidati, alla guida di partiti minori non sono andati oltre il 2-3%. I dati trasmessi durante la notte dal Tribunal Supremo Electoral non faranno che confermare questi risultati, segnalando un distacco ancora piú netto tra i due candidati.Ampiamente rispettate, quindi, le previsioni della vigilia: Santos ha pagato la lotta intestina ai liberali tra i fedeli al presidente deposto Mel Zelaya e la corrente che ha invece appoggiato il golpe di Roberto Micheletti. Il candidato de los colorados, che solo a maggio era dato dai sondaggi vincente con un distacco del 17% rispetto al suo avversario, ha cosí dilapidato in pochi mesi un vantaggio che aveva faticosamente costruito presentando una immagine allo stesso tempo giovanile e decisa. Pepe Lobo si é invece trovato nel posto giusto al momento giusto, e ha potuto sfruttare gli effetti di un colpo di stato che lui e i suoi hanno sempre derubricato come una lotta intestina tra i liberali.Il processo elettorale si é svolto abbastanza tranquillamente sotto l’occhio vigile di diversi osservatori internazionali. Solo nella città di San Pedro Sula, la capitale industriale del Paese, si sono registrasti lievi scontri tra polizia e membri della Resistencia, il gruppo costituitosi al fine di riportare al potere Manuel Zelaya, nel corso di una manifestazione organizzata da questi ultimi per protestare contro “le elezioni golpiste”.

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ED ORA? – Ora la palla passa alla comunità internazionale, spetta a quest’ultima la decisione circa il riconoscimento del processo elettorale e del governo che si insedierà il prossimo gennaio. Alcuni Paesi, soprattutto quelli dell’ALBA, ma anche il Brasile, si sono già espressi contro tale riconoscimento; altri, per esempio Panama, Colombia e Israele, hanno invece già comunicato che riconosceranno il nuovo esecutivo. Tutto dipenderà, ancora una volta, dalla posizione che gli Stati Uniti prenderanno e che potrebbe fungere da traino per le altre democrazie mondiali. La situazione, che avrebbe un rilievo marginale in rapporto ad altre questioni, può invece rivelarsi cruciale per il proseguimento dei rapporti tra USA e America Latina. Il riconoscimento dell’esito elettorale, come preannunciato dalla Casa Bianca, potrebbe infatti riportare alla luce gli attriti tra Washington e il resto del continente. 

Vincenzo Placco 30 novembre 2009 redazione@ilcaffegeopolitico.it

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