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Il nuovo gas dell’Uzbekistan: le Special Economic Zones

Una posizione nel cuore dell’Asia centrale, una discreta struttura industriale, un’alta densità di popolazione e un forte dinamismo economico rendono l’Uzbekistan un partner commerciale appetibile per grandi potenze come l’Unione Europea e la Cina.

ACCENNI DI ECONOMIA UZBEKA

L’economia delle repubbliche stan subito dopo la caduta dell’URSS, non godendo più dei numerosi sussidi concessi dal Governo centrale sovietico, ha registrato una prolungata recessione che ha coinvolto tutti i settori economici e ha avuto effetti drammatici sulla produzione interna, sulle infrastrutture e sul benessere delle popolazioni locali. L’interruzione dei legami e dei flussi commerciali ha esposto i Paesi centroasiatici a prezzi meno favorevoli sul mercato mondiale, rivelando cosi’ la loro acerbezza e quindi la necessità di un’economia chiusa, basata sul protezionismo. La svolta è arrivata alla fine degli anni ’90, quando i Paesi della regione sono diventati market-oriented countries ovvero Paesi aperti ai mercati internazionali che puntano sulla vendita di ricchezze interne quali le abbondanti riserve di idrocarburi e minerali. E sono proprio tali materie prime che hanno determinato la crescita e lo sviluppo delle economie centroasiatiche, aprendo la strada a partnership con grandi potenze come Unione Europea, Russia e Cina. L’Uzbekistan è uno dei Paesi stan che ha visto trasformare maggiormente il suo sistema economico-commerciale: da Paese che si sosteneva con forti misure protezionistiche e alti prezzi dell’oro e del cotone (per mantenere in attivo la bilancia commerciale) a Paese market-oriented con significative aperture agli investimenti esteri (IDE) e joint ventures che hanno permesso al Paese di entrare nel ranking mondiale delle economie in più rapida ascesa. In particolare, questo dato è stato reso noto recentemente dal World Economic Forum (WEF) attraverso il report del Global Economic Perspectives (GEP) che prevede una crescita del PIL uzbeko nel 2017 intorno al 7,6%, seconda solo a quella dell’Etiopia (+8%). L’ottima performance uzbeka è rafforzata dalla creazione di importanti Special Economic Zones (SEZs) con Pechino, che è il secondo partner commerciale di Tashkent dopo Mosca.

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Fig. 1 – Il Presidente uzbeko Mirziyoyev con Xi Jinping durante il Belt and Road Forum di Pechino, maggio 2017

25 ANNI DI RELAZIONI DIPLOMATICHE TRA TASHKENT E PECHINO

Il 25 gennaio scorso a Pechino si è celebrato il 25esimo anniversario dell’inizio delle relazioni diplomatiche tra Tashkent e Pechino: venticinque anni di ottime relazioni bilaterali determinate da una politica equilibrata ed equidistante iniziata dal Presidente Karimov e perseguita oggi dal suo successore Mirziyoyev. Ma cosa ha permesso lo sviluppo dell’amicizia diplomatica tra Cina e Uzbekistan?La risposta la possiamo trovare in tre ragioni. La prima è strettamente geografica, perché l’Uzbekistan si trova in una posizione centrale, seppur chiusa, del quadro centroasiatico che gli permette di diventare sia perno nelle relazioni transnazionali e regionali che hub principale nei progetti infrastrutturali locali, confinando con le altre repubbliche e l’Afghanistan. Tale qualità geografica permette a Pechino di costituire nuovi corridoi energetici efficaci e sicuri e allargare la propria sfera d’influenza nella regione, mentre consente a Tashkent di ritagliarsi uno spazio sempre più sicuro nell’economia mondiale all’interno di progetti come la New Silk Road  (conosciuta anche come One Road One Belt) e l’International North-South Transit Corridor (INSTC). Quest’ultimo è un corridoio multi-modalità nave-rotaia-strada che collega l’India, l’Iran, la Russia, l’Azerbaijan, l’Asia centrale e l’Europa. La seconda ragione alla base dell’amicizia sino-uzbeka è geo-economica poiché, essendo l’Uzbekistan la seconda economia più grande della regione e il Paese più popoloso con circa 32 milioni di abitanti, con un forte tasso di aumento demografico, è uno dei più grandi mercati dell’area. La maggior parte della popolazione ha meno di 35 anni e ha quindi una maggiore predisposizione al consumo, pur essendo presente disomogeneità nella distribuzione del reddito con molte aree rurali povere o economicamente svantaggiate. Questo fatto ha portato ad un incremento di dieci volte del commercio bilaterale con la Cina: nel 2015, ad esempio, le importazioni uzbeke hanno raggiunto il 20% e le esportazioni il 17%. Il trend positivo aumenta se si considera il  settore petrolio e gas, che contribuisce al PIL uzbeko con una percentuale del 16% e sostiene le ambizioni geopolitiche di entrambi i Paesi. Le esportazioni di gas in Cina rientrano infatti in un progetto di pipelines che collegano il Turkmenistan, l’Uzbekistan stesso e il Kazakistan prima di arrivare in territorio cinese nell’area dello Xinjiang. La partnership con Pechino permette quindi a Tashkent di diversificare i corridoi energetici (rendendo più circoscritta l’area d’influenza russa) e di rendere stabile la cooperazione nei diversi progetti infrastrutturali. Per rafforzare la sua influenza in Uzbekistan, Pechino dal 2005 ha sviluppato tecniche di soft power con l’apertura del Confucius Institute, che promuove la lingua e la cultura cinese all’estero, e un grande flusso di esportazioni marchiato “Made in China” che vede protagonisti tutti o quasi i generi merceologici tra cui l’abbigliamento e l’elettronica. La terza ed ultima ragione della partnership sino-uzbeka riguarda invece il fenomeno delle SEZs che ampliano le possibili aree di intervento degli IDE nei settori tessile, energetico, agricolo, ittico e silvicolo.

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Fig. 2 – Mirziyoyev e Xi insieme alle rispettive mogli al Belt and Road Forum di Pechino, maggio 2017

LE SPECIAL ECONOMIC ZONES

L’indipendenza, il debutto tra le economie mondiali e quindi la necessità di sviluppare un’economia più dinamica, hanno visto l’allora Presidente Karimov approvare, nel 1998, il decreto Law on Foreign Investments and on Guarantees and Measure for the Protection of Rights of Foreign Investiments che ha aperto ufficialmente le porte agli IDE nel paese. Il provvedimento presenta una serie di regolamentazioni che offrono svariati vantaggi doganali e fiscali agli investitori stranieri, come l’esenzione dalle imposte sul reddito delle società o quella dalle imposte di proprietà. Con l’apertura agli IDE, L’Uzbekistan ha creato dal 2008 diverse SEZs che hanno l’obiettivo principale di attrarre investimenti esteri o extra-regionali tramite un giusto mix di vantaggi fiscali, creditizi, deroghe e semplificazioni normative. Tra queste, ad esempio, vanno segnalati diversi privilegi forniti a seconda dell’importo degli investimenti o il diritto di effettuare calcoli e pagamenti in valuta straniera, conformemente agli accordi e ai contratti conclusi. Simili misure contribuiscono a creare un humus favorevole all’ulteriore sviluppo economico del Paese. Le tre SEZs più importanti dell’Uzbekistan (in attesa della costituzione delle quattro nuove zone annunciate nei mesi scorsi a Urgut, Gijduvan, Qoqand e Hazarasap) sono Navoyi, Jizzakh e Angren, sviluppate a partire dal 2008, in partnership prevalentemente con la Cina. In tali zone è possibile sviluppare i più disparati programmi innovativi che riguardano la tecnologia, l’istruzione scolastica e la produzione agricola. L’apertura agli investimenti esteri e la crescita costante del PIL nazionale (che ha raggiunto un massimo di 62,64 miliardi di dollari tra il 1990 e il 2014) non ha però eliminato i problemi di un’economia sostanzialmente chiusa e condizionata da un controllo dilagante delle autorità governative su ogni tipo di  attività, portando cosi’ a una frenata delle potenzialità economiche del Paese.

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Fig. 3 – Conferenza stampa di Mirziyoyev a Tashkent, maggio 2017

Mirziyoyev (Primo Ministro dal 2003 al 2016), conoscendo le potenzialità e le limitazioni politico-economiche del suo Paese, ha imposto un ampio programma di riforme tradottosi nella “strategia di sviluppo 2017-2021”. Il programma si basa principalmente su di una maggiore efficienza nel funzionamento dello Stato, sullo sviluppo e liberalizzazione dell’economia, su una maggiore attenzione ai bisogni sociali, sulla tolleranza e sicurezza interreligiosa e su una buona politica estera. In questo quadro di riforme, il Presidente ha impresso una forte vivacità alla politica estera e all’economia: ha firmato, ad esempio, un decreto che prevede ulteriori misure di espansione economica, inerenti soprattutto le zone economiche speciali, volti ad incrementare la produzione nei settori della farmaceutica, della logistica e dell’ingegneria. Inoltre, per tutelare gli investimenti e quindi attrarre più joint ventures, il Governo uzbeko ha creato l’Administrative Council of Free Economic Zones che riunisce in un unica regolamentazione le zone economiche speciali presenti e quelle future. E, proprio guardando al futuro, l’Uzbekistan pare avere grandi potenzialità per diventare un attore internazionale di rilievo nell’economia globalizzata, grazie anche alle energie rinnovabili, al gas naturale e ai metalli rari presenti in grandi quantità sul suo territorio.

Sara Barchi

 

 Un chicco in più – Jizzakh è una delle regioni del centro dell’Uzbekistan, confina a Nord con il Kazakistan, a Sud con il Tagikistan, a Ovest con la regione di Samarcanda, a Nord-Ovest con la regione di Navoyi e a Est con la regione di Syrdao. Si estende su di una superficie di 20.500 km2 e la popolazione stimata è di circa 910.500 di cui l’80% è insediata nelle zone rurali. La regione è famosa per la produzione di cotone, portata avanti da piccole-medie imprese locali che realizzano prodotti tessili finiti o semifiniti. Per incrementare la produzione nell’area, sono stati avviati diversi progetti di think tank economici volti a cancellare i debiti fiscali degli agricoltori e a facilitare l’esportazione dei loro prodotti.

 

 

Foto di copertina di Aleksandr Zykov Licenza: Attribution-ShareAlike License