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Schiavitù moderna: lo sfruttamento tra povertà e nessuna prospettiva

In 3 sorsi – Oltre 45,8 milioni di persone nel mondo sono ridotte a una forma di schiavitù “moderna”: lavori inumani e degradanti nei campi, in fabbrica ma sfruttamento domestico e matrimoni combinati tra minori e uomini adulti. Nel 2016, uno studio delle Nazioni Unite ha rivelato che il 71% di questi nuovi schiavi sono donne e ragazze. Il fenomeno non risparmia nemmeno l’Europa

1. CHI SONO I “NUOVI SCHIAVI”

Uno studio condotto dall’International Labour Organization (ILO), l’agenzia specializzata delle Nazioni Unite che si occupa di promuovere il lavoro dignitoso, ha dichiarato che, secondo uno studio condotto dal 2012 e il 2016, nel mondo 218 milioni di minori (in età compresa tra i 5 e i 17 anni) sono vittime del lavoro forzato; di questi 152 milioni sono vittime dello sfruttamento minorile e almeno 73 milioni) sono impiegati in lavori molto pericolosi. In termini assoluti, lo sfruttamento minorile si concentra in Africa ed è principalmente legato al settore agricolo (il 70,9%). Il Direttore generale dell’ILO, Guy Ryder, sostiene che a fronte di questi dati sconcertanti non sarà possibile realizzare a breve termine i primi cinque punti previsti dal Sustainable Development Goals.  Nel 2015 i leader mondiali avevano rilanciato la campagna di sviluppo sostenibile “NO EXCUSE”, ma considerato lo stato attuale delle cose, sarà necessario posticiparne gli obiettivi al 2030: eliminare a povertà, promuovere la prosperità economica e il benessere delle persone, proteggere l’ambiente.

Fig. 1 – The Daily Conversation ci mostra le 10 nazioni al mondo più colpite dal fenomeno della schiavitù moderna

2. IL COINVOLGIMENTO DELL’AFRICA SUB-SAHARIANA

L’accurata ricerca Global Slavery Index  condotta da The Walk Free Foundation ha stimato che, sempre nel 2016, circa il 13,6% della popolazione vittima di sfruttamento sul lavoro si trova in Africa subsahariana. La prevalenza del fenomeno è particolarmente incisiva laddove sussistono violenze interne, povertà e instabilità politiche. La Repubblica Centrafricana, la Repubblica Democratica del Congo, la Somalia, il Sud Sudan e la Mauritania ma anche il Ghana, la Nigeria, il Sud Africa e l’Etiopia presentano le percentuali maggiori di “nuovi schiavi”, soprattutto tra donne e ragazze. In Ghana, ad esempio, si contano oltre 103 mila persone vittime di sfruttamento, di cui l’85% impiegate in industrie agricole e ittiche, lavoro manuale e in fabbrica; il restante 15% è composto da donne e ragazze costrette a contrarre matrimoni combinati. La Nigeria è, invece, il Paese in cui la maggiore forma di sfruttamento è data dal lavoro domestico. In Sud Sudan, le zone di accoglienza per i rifugiati si sono drammaticamente trasformate in mercati del sesso a causa della prostituzione coercitiva e violenze ai danni di donne e ragazze accolte. Da oltre un anno, Amnesty International denuncia migliaia di casi di donne sottoposte a violenze sessuali, tra cui stupro – anche di gruppo -, schiavitù sessuale, mutilazione sessuale, tortura, castrazione o nudità forzata. Ciò che sembra essere migliorato è, invece, l’annoso fenomeno dello sfruttamento dei bambini nei conflitti armati nella regione subsahariana. Solo nel 2015, le Nazioni Unite hanno censito 241 bambini soldato nella Repubblica Democratica del Congo e 10 mila nella Repubblica Centrafricana. I documenti raccolti dall’Agenzia specializzata delle Nazioni Unite (United Nations Office on Drugs and Crime) dimostrano che, dal 2014, il traffico umano ha coinvolto soprattutto donne e bambini, indicando ancora una volta la regione dell’Africa sub-sahariana come la maggiore piazza di traffico di donne (circa l’80 % del totale) e minori al mondo. Spesso si tratta di donne oggetto di sfruttamento sessuale a fini commerciali. Secondo i dati dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, la Nigeria è uno dei paesi di origine più comunemente registrati per le donne, vittime di traffico di esseri umani a scopi sessuali. In Togo, la povertà e l’assenza di educazione spinge i genitori a lasciare che i figli entrino in contatto con degli intermediari – tipicamente rappresentati da un conoscente o un familiare della vittima.  Una volta “affidati” alla cura di questi ultimi, i minori sono trasferiti nei siti di sfruttamento. In Burundi e in Senegal, migliaia di minori talibé – solo nella regione di Dakar, in Senegal, se ne contano oltre 30 mila – sono reclutati dai Marabout per l’accattonaggio in cambio di vitto, alloggio e lo studio del Corano.

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Fig. 2 – La rapper Gigi Lamayne sul set del video Wannabe, diretto da MJ Delaney, che ispirandosi alla famosa canzone delle Spice Girls cercava di richiamare l’attenzione sul fenomeno dello sfruttamento, soprattutto femminile

3. I RIFLESSI DELLA SCHIAVITÙ IN EUROPA

Il fenomeno della tratta degli esseri umani e il loro sfruttamento in lavori inumani e degradanti coinvolge anche l’Europa, essendo strettamente correlato con il problema dei migranti. Non è un caso che maggiori sono gli arrivi dei migranti in zone colluse con le mafie maggiore è anche il rischio di riduzione della persona in schiavitù. L’Italia è stata recentemente coinvolta in scandali che hanno riguardato la scomparsa di 10 mila minori non accompagnati presenti sul territorio, probabilmente reclutati dalle mafie in lavori illeciti. Risale all’ottobre 2016 la legge italiana sul caporalato, che finalmente riconosce il fenomeno di dimensioni troppo estese per poter essere ignorato. In particolare, modifica in maniera sostanziale l’articolo 603 bis del codice penale italiano su “intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro” e allarga le responsabilità sul datore di lavoro che “sottopone i lavoratori a condizioni di sfruttamento e approfittando del loro stato di bisogno” a seguito di una coraggiosa rivolta iniziata a Nardò (Puglia) da un gruppo di  braccianti stranieri nel 2011.

Fig. 3 –  Il fenomeno della schiavitù moderna analizzata dal punto di vista regionale, del sesso e dell’età (Dati di riferimento del Sustainable Development Goals).

Ornella Ordituro

Un chicco in più

I dati raccolti dall’ILO, aggiornati al 2016, sulle nuove forme di schiavitù – incluso il matrimonio in tenera età – a cui sono sottoposti i minori in tutto il mondo. 

 

Foto di copertina di marc falardeau Licenza: Attribution License