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Ristretto – L’attentato che sabato 14 ottobre ha colpito Mogadiscio, capitale della Somalia, ci pone per l’ennesima volta di fronte al problema del “double standard”, il diverso atteggiamento emotivo con cui ci rapportiamo a tragedie che percepiamo come distanti
Eppure il bilancio delle vittime, tra morti e feriti, è stimato intorno alle cinquecento, se contiamo quelle di cui è stato possibile il riconoscimento. Il camion bomba è esploso nelle vicinanze del Safari Hotel, la cui posizione è tutt’altro che casuale. L’edificio si trovava, infatti, nelle estreme vicinanze del Ministero degli Esteri e di altre ambasciate, che sono state gravemente danneggiate. L’ipotesi prevalente al momento è che il bersaglio dell’attacco fosse proprio il Ministro degli Esteri somalo Yusuf Garaad Omar, impegnato in prima linea, insieme al Presidente Mohamed Abdullahi Mohamed, eletto lo scorso febbraio, nella lotta al terrorismo. Ma chi sono i responsabili dell’attacco? Al momento non c’è ancora stata una rivendicazione ufficiale ma il principale sospetto è il gruppo terroristico di matrice islamista Al-Shabaab, attivo in Somalia dal 2006 e riconosciuto ufficialmente come cellula affiliata ad al-Qaeda nel 2011. Quel che è certo al momento è che questo tremendo attacco, il più distruttivo avvenuto nel Paese fino ad oggi, scuote l’equilibrio già fragilissimo del nuovo governo che sin dall’insediamento ha dovuto fare i conti con un clima di assoluta insicurezza, aggravato dal ritorno in auge dei pirati somali, che, secondo fonti accreditate, intrattengono proficui legami di cooperazione con i terroristi.
 
Caterina Pucci

Foto di copertina di ctsnow Licenza: Attribution License

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Caterina Pucci

Nata nel 1990, il giornalismo è una vocazione che ho cominciato a coltivare sin dall’adolescenza. All’università, ho scelto di assecondare l’interesse per le lingue straniere, specializzandomi in inglese e arabo. Intanto, scrivevo per una rivista della mia città, Altamura. Nel 2013, il grande passo: mi sono trasferita a Milano per studiare Relazioni Internazionali. Sacrificando l’estate del 2014, ho trascorso un mese a Rabat per seguire un corso intensivo di lingua araba. L’ultimo semestre della mia vita accademica l’ho passato a Gent, in Belgio. Nel 2015, mi sono laureata con una tesi in Storia dell’Asia Islamica sul pensiero di Ali Shariati e la rivoluzione iraniana. Ho cominciato a lavorare come Assistente alla Comunicazione per l’Istituto di Cooperazione Economica Internazionale (ICEI) di Milano. In quel periodo, ho cominciato a scrivere per Il Caffè Geopolitico e ad ottobre 2016 sono diventata Responsabile del desk Africa. Continuo a occuparmene con passione da allora, mentre nella vita lavoro come redattrice. Continuando a perseguire il sogno di diventare una brava giornalista.