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Dal Turkmenistan alla Georgia, lungo le nuove frontiere del gas

Energia, gasdotti transfrontalieri e progetti infrastrutturali che connettano il Turkmenistan all’Europa. Questi i principali accordi economici in corso di negoziato tra lo Stato centroasiatico, leader nella produzione mondiale di gas naturale, e la Georgia, storico anello di congiunzione tra Asia ed Europa. Ma diverse criticità sembrano adombrare ambizioni e obiettivi della politica energetica di Ashgabat

LE PRIORITÀ DEL DIALOGO BILATERALE

Il 27 settembre scorso si è svolta ad Ashgabat la cerimonia conclusiva della quinta edizione dei Giochi Asiatici e Arti Marziali indoor, il massimo evento sportivo continentale ospitato quest’anno dalla capitale del Turkmenistan. Solamente pochi giorni prima, in occasione dell’apertura dell’evento, il Segretario Generale del Consiglio Olimpico d’Asia Husain Al Musallam aveva osservato come lo sport unisca non solo i cittadini, ma anche gli esponenti del mondo politico e della società civile nella ricerca e nell’elaborazione di soluzioni condivise.
Ad Ashgabat lo sport è stato dunque, per dieci giorni, protagonista ed ambasciatore di pace. Mentre il Turkmenistan si è proposto essenzialmente quale ambasciatore di se stesso, cogliendo l’occasione per amplificare la propria visibilità internazionale.
Tra le personalità politiche straniere che hanno presenziato all’evento anche il volto – non nuovo, per la verità – del Primo Ministro georgiano Giorgi Kvirikashvili, riaccolto ad Aşgabat dopo solo due settimane dai colloqui intervenuti con il Capo di Stato turkmeno Gurbanguly Berdimuhamedow. Un vertice bilaterale dall’agenda composita, intervallato dalla celebrazione dei 25 anni di relazioni diplomatiche e principalmente sorretto dall’obiettivo di promuovere una partnership energetica transfrontaliera, sotto l’ombrello generale della cooperazione economica e commerciale.
E se in tale occasione il Presidente turkmeno Berdimuhamedow aveva espresso apprezzamento per il lavoro svolto dall’esecutivo di Tbilisi in seno alla Commissione Intergovernativa per la Cooperazione Economica, anche il Premier georgiano Kvirikashvili non aveva mancato di enfatizzare le potenzialità della piattaforma di cooperazione con Ashgabat.

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Fig. 1 – Un’immagine della cosiddetta Porta dell’Inferno, una delle principali meraviglie naturali del Turkmenistan. Si tratta di un cratere di circa 70 metri, formatosi nel 1971 a seguito del cedimento del terreno soprastante una cavità sottorreanea ricca di gas

TCP: UN’IDEA SEDUCENTE, MA LONTANA DAL DECOLLO 

Come confermato dai media ufficiali turkmeni, Tbilisi avrebbe manifestato un vivo interesse verso la complessa architettura energetica teorizzata da Ashgabat per espandere il proprio mercato in direzione del Vecchio Continente.
Nel complesso delle opzioni formalmente applicabili, una menzione particolare merita l’eventuale costruzione del gasdotto trans-caspico (TCP): la realizzazione di un collegamento sottomarino sul fondo del Mar Caspio permetterebbe infatti al gas turkmeno di accedere ai porti europei, dopo avere attraversato i territori di Azerbaijan, Georgia e Turchia. In tal modo, Tbilisi – capitale caucasica strategicamente adagiata tra il Mar Nero ed il Mar Caspio – verrebbe candidata al ruolo di hub energetico di eccellenza nel continente eurasiatico.
Passando dalla teoria alla pratica, l’iniziale entusiasmo dei Paesi beneficiari è stato tuttavia soppiantato negli ultimi anni da un impegno marginale e sostanzialmente privo di valenze positive. Complice un ventaglio di fattori e di eventi che hanno determinato un atteggiamento di prudenza tendente all’inerzia. Solo per citare alcuni esempi: gli elevati costi di costruzione; l’alta probabilità che la domanda di gas in Europa ritorni ai livelli del 2010 solo tra 10-15 anni; l’incertezza sull’effettiva convinzione del Turkmenistan di investire verso Ovest; le perplessità europee rispetto al segmento caucasico della pipeline che escluderebbe unicamente e completamente l’Armenia.
Ma il futuro sviluppo del TCP si aggroviglia anche attorno ad ulteriori riflessioni geopolitiche.
Anzitutto, la questione sempre aperta dello status legale del Mar Caspio e dei diritti degli Stati rivieraschi.
In secondo luogo, la concorrenza con nuovi progetti di trasporto energetico: uno per tutti, il Turkish Stream, di cui il colosso russo Gazprom ha già cominciato la costruzione della sezione offshore e che, attraverso la Grecia, è destinato a raggiungere l’Europa occidentale bypassando completamente l’Ucraina.

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Fig. 2 – Un recente vertice tra il Presidente turkmeno Gurbanguly Berdimuhamedow (a sinistra) e il Presidente georgiano Giorgi Margvelashvili (a destra). I due Paesi mirano a rafforzare la propria cooperazione economica e energetica nei prossimi anni

INTENZIONI O REALTÀ? I PROBLEMI DELL’INTESA TRA ASHGABAT E TBILISI

Considerando che l’export di gas rappresenta l’asse portante dell’economia turkmena, non stupisce che la partnership tra Ashgabat e Tbilisi faccia leva fondamentalmente su una strategia di sviluppo della rete di trasporto del gas in direzione caucasica. Nondimeno, come pocanzi accennato, il posizionamento delle tubature del gas sui fondali di un bacino indiviso e costantemente oggetto di diatribe internazionali e di interessi divergenti, resta un’opzione non praticabile nel breve periodo.
Un’alternativa alla pipeline sottomarina potrebbe essere offerta dal trasporto via mare di gas naturale liquefatto (GNL), ma – anche in tal caso – resta da valutare se vi sia un margine di applicabilità pratica, oltre che teorica. E ciò in quanto, dal punto di vista geopolitico, non è chiaro se l’Azerbaijan acconsentirebbe a diventare un corridoio di passaggio per il GNL turkmeno diretto in Georgia. Vale a dire, non è da escludere che Baku possa perseguire una strategia di politica commerciale e interessi economici divergenti da quelli di Tbilisi e di Ashgabat.
Inoltre, si tenga presente che l’asse di cooperazione bilaterale risulta fortemente condizionato – ancora una volta – dall’assenza di reti infrastrutturali e di impianti tecnologici adeguati. È anche vero, a tale riguardo, che le Autorità Portuali di Turkenbashi e il Consorzio per lo Sviluppo del porto georgiano di Anaklia, sul Mar Nero, hanno recentemente siglato un memorandum per la realizzazione del nuovo porto di alto mare di Anaklia, destinato – secondo le intenzioni delle parti – a ricevere navi cargo provenienti dal Turkmenistan con una capacità di trasporto pari a circa 100 milioni di tonnellate. Ma considerando che l’intero progetto verrebbe a costare non meno di 2,5 miliardi di dollari, non sorprenderebbe che il Consorzio incaricato della costruzione riscontrasse in itinere difficoltà di tipo finanziario e che la realizzazione del porto di Anaklia restasse fermo alla fase delle intenzioni.
In ultima analisi, residua un ulteriore interrogativo di non poco conto: quanto è importante per il Turkmenistan il mercato europeo, rispetto alla stabilità offerta dal suo pressochè unico cliente orientale, ossia la Cina?
In altre parole, la proiezione di Ashgabat verso Occidente deve intendersi come il frutto di precise valutazioni economico-commerciali, oppure riflette logiche meramente geopolitiche, sulla falsariga della politica energetica elaborata dai maggiori attori continentali?

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Fig. 3 – La città georgiana di Anaklia, sulla costa orientale del Mar Nero, ospiterà il porto internazionale che contribuirà allo sviluppo di nuove rotte commerciali dall’Asia centrale all’Europa

Luttine Ilenia Buioni

Un chicco in più

Dotato di oltre 20 trilioni di metri cubi di riserve provate di gas naturale (pari al 9% delle riserve mondiali), il Turkmenistan è il quarto leader globale del gas. La produzione annuale è pari a circa 60 miliardi di metri cubi, di cui circa un terzo è utilizzato per soddisfare il fabbisogno domestico. In passato, i maggiori acquirenti del gas turkmeno sono stati la Federazione Russa e la Repubblica Islamica dell’Iran. Tuttavia, negli ultimi anni Mosca ha smesso di acquistare forniture di gas da Ashgabat a causa di disaccordi sul prezzo, mentre nei confronti di Teheran le esportazioni sono state sospese all’inizio del 2017 a seguito di una controversia rispetto al mancato pagamento di presunti debiti arretrati da parte iraniana. Attualmente è la Cina a godere della posizione di quasi monopolio nell’acquisto di gas turkmeno e, di conseguenza, è sempre Pechino a fissare le proprie condizioni tariffarie.

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