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Bolivia, Evo Morales in cerca del quarto mandato

In 3 sorsi – Che succede in Bolivia? Nonostante l’esito negativo del referendum, Evo Morales sta cercando di creare le condizioni giuste per poter candidarsi e vincere di nuovo

1. BOLIVIA, L’AMBIZIONE DI UN PRESIDENTE

La lunga era Morales, iniziata nel lontano 2006 e che tanto ha contribuito a plasmare la Bolivia attuale, sembra avviarsi verso il tramonto. La Costituzione del Paese, approvata proprio da Morales nel 2009, limita infatti il numero dei mandati presidenziali a un massimo di due, e costringe quindi il presidente a non potersi candidare alle elezioni del 2020. Nel febbraio del 2016, il presidente Morales ha cercato di rimuovere questo limite con un referendum costituzionale, sulla scia di quanto già fatto dal presidente venezuelano Chavez e da altri presidenti africani (uno su tutti Paul Kagame in Ruanda). Il risultato del voto ha tuttavia bloccato le mire del fiducioso presidente, il quale si aspettava una conferma a furore di popolo e ha rimediato invece una sconfitta, seppur con un margine risicato (51,31 a 48,69).

Nonostante il risultato negativo, Morales ha mostrato chiaramente di non voler rassegnarsi ad abbandonare la fascia presidenziale e si è scagliato contro le opposizioni, accusate di aver compiuto brogli e disinformazione. Inoltre ha fatto più volte intendere la sua volontà di far tenere un secondo voto sulla questione o addirittura di candidarsi lo stesso a dispetto di quanto stabilito dal testo costituzionale. Nel mese di settembre il MAS (Movimiento al Socialismo, il partito al potere) ha presentato una richiesta al Tribunale Costituzionale affinché dichiari incostituzionali i limiti alla rielezione di Morales. L’opposizione, tra le cui fila spiccano gli ex presidenti Carlos Mesa e Jorge Quiroga, ha osteggiato in ogni modo la mossa del governo, e i due schieramenti hanno portato la disputa di fronte all’OAS (Organizzazione degli Stati Americani). L’organo dovrà valutare le ragioni delle due parti in maniera imparziale, anche se il segretario dell’organizzazione Luis Almagro, noto per la sua opposizione al presidente venezuelano Maduro, si era già espresso in passato contro una possibile ricandidatura del presidente uscente.

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Fig.1 – Evo Morales mentre festeggia i suoi 11 anni di presidenza.

2. L’ECONOMIA BOLIVIANA DOPO 11 ANNI DI EVO

Sul fronte economico, Morales ha legato il suo nome ad anni di crescita robusta, grazie in primo luogo allo sfruttamento dei grandi giacimenti di petrolio e gas naturale e delle ricche miniere, e a un generale miglioramento delle condizioni di vita del popolo boliviano. Una prudente politica macroeconomica ha permesso inoltre al Paese di creare un buon salvagente per gli anni di vacche magre, grazie al quale La Paz ha attraversato la crisi del prezzo delle materie prime relativamente indenne (soprattutto rispetto all’alleato venezuelano). Ben sapendo che la crescita economica è la sua principale arma per legittimarsi agli occhi del suo popolo, il presidente Morales ha varato un piano economico quinquennale per mantenere la crescita al 5% e per ridurre la povertà estrema al 10% (rispetto al tasso attuale del 17%). Per raggiungere questi ambiziosi obiettivi, dati i bassi prezzi delle materie prime, la Bolivia si trova nella necessità di collaborare con altri Paesi, per potere accedere alla tecnologia e alle conoscenze tecniche di cui al momento non dispone. Recentemente il ministro degli esteri Huanacuni ha incontrato il suo collega russo Lavrov per discutere delle possibilità di cooperazione tra i due Paesi nel settore dell’energia elettrica e nucleare e per aprire alle imprese russe lo sfruttamento dei giacimenti di litio, di cui la Bolivia possiede enormi riserve quasi ancora del tutto vergini. La crescita economica riguarda fortemente anche il settore primario, che occupa il 12% della popolazione. Oltre alla tradizionale foglia di coca, la cui coltivazione il governo ha tenacemente incoraggiato, la Bolivia si è recentemente orientata verso colture più redditizie, come per esempio la soia.

Lo sfruttamento sempre più intensivo delle materie prime, unito allo scarso controllo statale, sollevano tuttavia una crescente preoccupazione per la tutela dell’ambiente. Il Lago Titicaca infatti presenta livelli di inquinamento sempre più elevati, a causa dei rifiuti provenienti dalle città e dalle miniere che lo circondano, mentre è ripreso il processo di deforestazione della Foresta Amazzonica, arrestatosi negli anni precedenti, per la necessità di far spazio a campi di soia. Se il governo, pressato dalla necessità di mantenere alta la crescita economica, dovesse dar via a uno sfruttamento sempre più intensivo del suolo, la situazione ambientale della Bolivia non potrà che peggiorare.

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Fig.2 – Un impianto di separazione di gas naturale, una delle principali risorse boliviane.

3. UNA POLITICA ESTERA BILANCIATA

A livello di politica estera, il governo boliviano non ha abbandonato il suo alleato venezuelano Maduro, con il quale Morales si è anzi pubblicamente complimentato per la vittoria dell’Assemblea Costituente, invitando al contempo la Comunità Internazionale a rispettare il risultato elettorale. Tale invito è stato espresso in contrapposizione alla Dichiarazione di Lima dello scorso agosto, nella quale una serie di Paesi americani tra cui Argentina, BrasileCile, ColombiaMessico e Peru hanno annunciato di non voler riconoscere tale Assemblea. Allo stesso tempo, il presidente boliviano ha preso una posizione netta contro gli Stati Uniti, rigettando la minaccia fatta dal presidente Trump di un possibile intervento militare per risolvere la violenta crisi del Paese caraibico.
Se tuttavia il Venezuela risulta sempre più isolato a livello continentale, La Paz ha evitato la rottura con gli altri Paesi e anzi ha proseguito nel suo processo di adesione al Mercosur, nonostante la rottura verificatasi tra il blocco e Caracas. Al momento tutti gli Stati membri hanno dato il loro benestare ad eccezione del Brasile,  il cui parlamento sta al momento vagliando la richiesta.

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Fig.3 – Evo Morales con i Capi di Stato del Mercosur durante l’ultimo summit.

Al contrario resta alta la tensione con il Cile sempre a causa della secolare questione della “salida al mar“, un tema che continua a essere molto caro all’elettorato boliviano e fonte sicura di voti. Alcune settimane fa infatti Morales è ritornato sulla questione, affermando ancora una volta che il Cile ha “usurpato” il litorale boliviano e dicendo di confidare in una decisione favorevole da parte della Corte Internazionale dell’Aia, dove la questione si discute stancamente dal 2013.

Umberto Guzzardi

Un chicco in più

Anche se la Costituzione prevede un massimo di due mandati Morales sta attualmente terminato il suo terzo in quanto il primo, iniziato nel 2006, non è stato volutamente contato.

Foto di copertina di AlejandroVN Licenza: Attribution License