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Quale sarà il destino dei “DREAMers” statunitensi?

In 3 sorsi – Cosa ha deciso il Presidente USA Donald Trump in merito al programma sull’immigrazione “Deferred Action for Childhood Arrivals” (DACA) a beneficio dei DREAMers?  Un’analisi sull’annuncio e sulle ripercussioni nell’ambito della politica dopo Obama

1. L’ANNUNCIO

In linea con la volontà di superamento dell’era Obama e, quindi, affermando ancora una volta la contrapposizione con il suo predecessore, l’Amministrazione USA di Donald Trump ha annunciato il 5 settembre scorso lo smantellamento del programma sull’immigrazione “Deferred Action for Childhood Arrivals” – DACA – a tutela dei cosiddetti “dreamers”. La decisione è stata comunicata da Jeff Sessions, Procuratore generale degli Stati Uniti, che ha spiegato come l’azione di Trump inciderà sul destino di circa 800.000 giovani immigrati irregolari, arrivati negli States da bambini. Si tratta quindi dell’eliminazione di un programma che ha garantito a queste persone di non essere espulse dal Paese, dando loro la possibilità di lavorare sul suolo statunitense nonostante non avessero documenti legalmente validi – green cards o visti lavorativi temporanei- per farlo. Trump ha affermato che coloro che si trovano nel Paese illegalmente infrangono la legge e penalizzano i nati negli USA sottraendo a questi ultimi lavoro e riducendo i salari, appellandosi quindi alla classica retorica anti-immigrazione. Si è stabilito che il programma si concluderà entro marzo 2018, mentre al Congresso è richiesto di elaborare una nuova legge che si sostituirà al “DACA” prima della sua fine ufficiale.

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Fig. 1 – Il Presidente Usa Trump alcuni giorni dopo l’annuncio di Jeff Sessions

2. TRA “DREAM ACT” E “DACA”

Il 15 giugno 2012, l’ex Presidente Obama approvò un ordine esecutivo con cui istituiva un nuovo programma per far fronte al fenomeno sopra indicato. Tale decisione era dovuta all’immobilità rispetto al Dream act”- Development, Relief, and Education for Alien Minors Act – in seno al Congresso. Da qui, la denominazione “DREAMers” con cui spesso vengono indicati i beneficiari del programma, che vuole anche alludere al “sogno americano” che queste persone avrebbero vissuto se il disegno di legge del 2001 fosse stato approvato. Tuttavia, il “Dream act”, che prevedeva un percorso attraverso cui ottenere la cittadinanza per i giovani immigrati irregolari, non concluse mai l’iter legislativo. Perciò, Obama emise un memorandum intitolato “Exercising Prosecutorial Discretion with respect to Individuals who Came to the United States as Children” che istituiva il nuovo programma. A differenza di quello precedente, il “DACA” non permetteva di avere la cittadinanza statunitense, ma forniva garanzie di protezione temporanea per rimanere negli USA su richiesta per un periodo, successivamente rinnovabile, di 2 anni nella sua formulazione iniziale – poi esteso a 3 anni il 20 novembre 2014 con la nuova “Deferred Action for Parents of Americans and Lawful Permanent Residents” – DAPA. Perché si potesse rientrare fra coloro che avevano diritto al DACA program, bisognava soddisfare dei requisiti, tra cui l’arrivo negli States in un periodo anteriore al 2007, prima dei 16 anni, avendo meno di 31 anni all’approvazione dell’atto. Inoltre, per poter beneficiare del programma, era necessario provare la residenza negli Stati Uniti dal 15 giugno 2007 al periodo attuale, una fedina penale pulita e l’iscrizione alla scuola superiore/ottenimento del diploma. Secondo quanto affermato dal Presidente Trump, i beneficiari del “DACA” perderanno le garanzie di cui godevano a partire dal 6 marzo 2018.

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Fig. 2 – Dimostranti di fronte alla Casa Bianca per difendere il programma a beneficio dei DREAMers

3. LE PROTESTE

In seguito all’annuncio sopra riportato, molte sono state le proteste in varie città. Basti citare che, il giorno dopo la comunicazione data da Jeff Sessions, il Procuratore generale della California Xavier Becerra, ha dichiarato al quotidiano New York times: “Siamo pronti a difendere il programma perché è pienamente legale e americano nel suo valore ed approccio”. Il movimento di protesta, da New York a Washington, a Denver e Los Angeles ha fatto emergere migliaia di testimonianze al riguardo. Ad esempio, in base ad un’intervista rilasciata al quotidiano sopra citato, una ragazza al terzo anno di medicina all’università della California a Los Angeles, Marcela Zhou, afferma che il futuro rimane incerto, ma è fiduciosa che un giorno diventerà dottoressa. Attendiamo quindi la primavera del 2018 per conoscere le prossime mosse del Presidente USA e se il Confresso riuscirà nell’elaborazione di una legge sostitutiva del programma “DACA”, cosa in cui finora ha sempre fallito.

Marta Annalisa Savino

Un chicco in più

Qui trovate il link del memorandum sull’abrograzione del programma “DACA”

Foto di copertina di mollyktadams Licenza: Attribution License