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Trump e la crisi a Puerto Rico

In 3 sorsi A due settimane dal terribile passaggio di Maria, non si placano le accuse per i ritardi nei soccorsi alla popolazione portoricana. La macchina organizzativa è sotto accusa e le reazioni di Trump non sono state certo le migliori

1. L’URAGANO MARIA E LA CRISI UMANITARIA – Dopo la distruzione portata in Florida dall’uragano Irma, a metà settembre, ancora natura che non lascia scampo nei Caraibi. L’uragano Maria ha varcato il Golfo del Messico alla velocità di 200 km/h (ma è arrivato ad un picco di 280 km/h) ed è stato classificato a livello 5 (il più pericoloso) per abbattersi su Cuba (anche se Raul Castro ha di fatto dichiarato che l’uragano non esiste). L’arrivo ha sollevato forte allarme nelle isole dei Caraibi già colpite da Irma come Santa Lucia, Guadalupe, Dominica, San Kitts e Nevis, Montserrat, Antigua e Barbuda, Saba, St.Eustatius, Puerto Rico. In quest’ultima isola la situazione appare più catastrofica. A oltre due settimane dalla sventura si contano decine morti, rete elettrica distrutta, danni per un miliardo di dollari e 60% circa della popolazione senza acqua potabile. E ovunque distruzione, strade allagate, scarsità di cibo e medicinali, case divelte e tetti volati chissà dove. Inoltre, negli ospedali la situazione si fa sempre più drammatica. Le fonti di energia elettrica primarie sono saltate e quelle secondarie vanno a diesel, sempre più scarso sull’isola. I degenti più gravi sono stati spostati nelle strutture meno danneggiate, ma migliaia di persone hanno continuato ad arrivare negli ospedali cercando di percorrere quel poco della rete stradale ancora in stato decente. Il Governatore Ricardo Rosselló ha decretato subito il coprifuoco dalle 21 alle 5 e il panico si è sparso; si sono verificati anche casi di sciacallaggio. La crisi umanitaria è apparsa subito evidente, ed ha ricordato quella della vicina Haiti, colpita dal terribile sisma del 12 gennaio 2010, che ha fatto segnare ben 212mila vittime. Il momento peggiore si è avuto quando ha ceduto la diga Guajataca, inondando immediatamente le cittadine di Isabela e Quebradillas, provocando lo sfollamento dei 70.000 residenti nell’area a causa della susseguente inondazione (il bacino misurava circa 5 km quadrati). Anche l’aeroporto internazionale Luis Munoz Marin è stato chiuso, decretando l’isolamento dell’isola.

Video 1 – L’appello della sindaco di San Juan

2. TRUMP “SPARA” VIA TWITTER – Tutto è iniziato con l’accorato e commosso appello della sindaco di San Juan (il principale centro abitato di Puerto Rico e dove vivono circa la metà degli abitanti). Carmen Yulín Cruz davanti ai microfoni aveva chiesto in lacrime a chiunque in ascolto di salvare i portoricani ormai allo stremo e aveva indirettamente accusato la macchina dei soccorsi di “uccidere a causa dell’inefficienza e della burocrazia”. Purtroppo si approssimava il finesettimana, quando ormai si sa che Trump è più attivo sui social, specialmente Twitter. Avendo interpretato l’appello della sindaco come un’accusa diretta alla sua persona ha reagito a suo modo. Con una serie di tweet duri:

 

Come si può leggere, il Presidente ha accusato la Cruz di avere una “scarsa leadership” e l’intera Puerto Rico di volere aiuti federali senza rimboccarsi le maniche per primi.

3. LA VISITA DI TRUMP – Pochi giorni dopo, Trump si è recato in visita sull’isola insieme alla moglie Melania. Al momento dell’arrivo la situazione era leggermente migliorata rispetto ai giorni precedenti poiché finalmente la macchina degli aiuti si era messa seriamente in moto aiutata dai mezzi e dalla logistica delle Forze Armate. Tuttavia, nonostante i tweet trionfali del Presidente lo scenario rimaneva (e rimane) decisamente drammatico. Della visita, saranno ricordati due atti di Trump che dimostrano la sua scarsa empatia, anche davanti a una tragedia come quella di Puerto Rico. Il primo è stato il discorso davanti alla stampa in cui ha paragonato la devastazione dell’uragano Katrina a New Orleans e in Louisiana più di dieci anni fa con quella provocata da Maria sull’isola caraibica. Al confronto, ha aggiunto anche la conta dei morti. Non certo le migliori parole con cui rivolgersi a una popolazione stremata e bisognosa di soccorso e magari anche di qualche parola di conforto. Il secondo atto, meno clamoroso, ma altrettanto simbolico, è stato quando Trump ha incontrato alcuni portoricani per distribuire aiuti. Di solito ci si avvicina alle persone e magari si scambia qualche parola, si dà una carezza o si fa qualche gesto che mostri vicinanza. “The Donald” invece si è limitato a lanciare pacchi di carta assorbente da lontano.
Le conseguenze politiche della gestione di questa crisi non si potranno apprezzare nel breve periodo anche perché Puerto Rico non è uno Stato degli USA e non vota per il Presidente, per la Camera e per il Senato.

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Fig. 1 – Trump lancia carta assorbente

Emiliano Battisti e Andrea Martire

Un chicco in più

Desideriamo ringraziare il giornalista Francesco Costa che con la sua newsletter (che vi consigliamo) ha “ispirato” gli autori a scrivere questo articolo

Foto di copertina di The National Guard Licenza: Attribution License