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La questione digitale e il vertice di Tallinn

Il 29 settembre 2017 si è tenuto a Tallinn, in Estonia, un Consiglio Europeo dedicato all’innovazione digitale e alle sfide poste da questo processo. Un summit che affronta delle questioni cruciali per il futuro dell’Unione

LA QUESTIONE DIGITALE – Nel Background paper del Consiglio per il summit, viene evidenziato come entro il 2020 circa 26 miliardi di dispositivi saranno connessi alla rete e che 4 miliardi di persone utilizzeranno internet. Questi numeri mostrano come il settore digitale stia divenendo di estrema importanza anche da un punto di vista economico, comportando degli importanti mutamenti in molteplici settori. Secondo il Digital Density Index infatti il progresso digitale apporterà un aumento di 1.36 miliardi di dollari all’economia globale entro il 2020. Tuttavia l’aspetto economico non è stato l’unico elemento su cui il summit si è soffermato, infatti un altro elemento critico di cui si è discusso è stata la questione della sicurezza; come riportato da Ednh , nel 2016 si è registrato un aumento del 750% nel numero di attacchi informatici in Europa rispetto all’anno precedente, causando un danno economico di circa 260 miliardi di euro. Inoltre, come riportato da un rapporto di Cisco citato nel background paper, gli attacchi informatici sono destinati ad aumentare ulteriormente da qui al 2020, rendendo dunque la questione della cyber sicurezza un fattore fondamentale per l’Unione Europea.

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Fig. 1 – Il Presidente francese Macron al vertice di Tallinn

IL SUMMIT – Il summit digitale di Tallinn è stato voluto per dare la possibilità ai Capi di Stato e di Governo di poter discutere di quello che sarà il futuro digitale dell’Europa da qui al 2025. Un tema centrale da questo punto di vista è rappresentato dalla creazione del mercato unico digitale, un progetto che ha preso piede ha partire dal 2015 allo scopo, come sostenuto dalla Commissione, di adeguare il mercato unico dell’UE all’era digitale, abbattendo le barriere normative e passando dagli attuali 28 mercati nazionali a un mercato unico. Obiettivo che permetterebbe, come sostenuto in una relazione del Parlamento Europeo, di abbattere gli ostacoli che rendono difficoltoso lo scambio online impedendo ai cittadini di usufruire appieno delle possibilità offerte dall’economia digitale (ad esempio aumentando la protezione giuridica dei consumatori i cui diritti sugli acquisti digitali rimangono spesso in gran parte non regolamentati) e alle aziende di avere la possibilità di usufruire appieno degli strumenti digitali per lavorare al meglio (ad esempio creando un sistema di iva semplificato relativo al mercato online, che permetta di ridurre i costi di conformità per le piccole imprese che operano sul web). Un progetto quello del mercato unico digitale che ha interessato finora diversi ambiti, come la semplificazione delle vendite di servizi online tra Paesi diversi e l’abolizione delle tariffe roaming quando si viaggia all’interno dell’Unione, ma che si pone ancora molteplici obiettivi entro il 2020, come la creazione di una nuova legislazione inerente la protezione dei dati personali, la creazione della prima legge sulla cyber sicurezza, lo sviluppo e l’implementazione della rete 5G e la diffusione del sistema WIFI4EU.
In un commento relativo al summit di Tallinn, Andrus Ansip, vice presidente della Commissione Europea con delega al mercato unico digitale, ha evidenziato gli importanti passi compiuti in questo ambito,  ma ha anche evidenziato la necessità di sviluppare infrastrutture internet ad alta velocità che possano essere utilizzate da tutti i cittadini e l’importanza di promuovere le capacità digitali nella nostra società affinché tutti possano accedere ai benefici dell’innovazione tecnologica e, in questo modo, impedire la creazione di disuguaglianze.
Il presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani, è intervenuto nel corso del summit dichiarando come il Parlamento Europeo abbia chiesto più volte che il mercato unico digitale venga completato in modo tale da creare un solido quadro legislativo e un rafforzamento dei diritti dei consumatori. Egli ha inoltre sostenuto come il Parlamento Europeo sia a favore di riforme come quelle dell’e-Government, ossia misure atte a ridurre i costi e le barriere amministrative grazie allo sviluppo dei mezzi digitali. Anche il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker è intervenuto nel corso del Summit invitando i capi di stato e di governo ad agire in fretta per completare il mercato unico digitale, ricordando come già in più occasioni sia stata espressa dai Capi di Stato e di Governo la volontà di completarlo, senza che poi questo avvenisse. Questo è un tema importante per lo stesso Juncker, che dall’entrata in vigore del suo mandato nel maggio 2015 ha visto la Commissione proporre 43 iniziative inerenti il mercato unico digitale, di cui 24 iniziative legislative. Egli ha poi ricordato i successi riportati nel corso del suo mandato in quest’ambito, dal miglioramento della connettività in Europa fino all’eliminazione del roaming (avvenuto lo scorso giugno).

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Fig. 2 – Foto di gruppo al vertice di Tallinn

LA WEB TAX – Nel corso del summit si è anche discusso della controversa questione inerente la “web tax”, che vede tuttora una contrapposizione fra Stati Membri, con una forte opposizione da parte di Paesi quali Irlanda, Cipro, Lussemburgo e Malta.
Tuttavia, al vertice è parsa chiara la volontà di molti paesi europei di continuare sulla strada della creazione di un tale strumento, già alcuni giorni prima del summit infatti, in un documento congiunto, il Premier italiano Gentiloni, la Cancelliera tedesca Merkel, il Presidente francese Macron e il Primo Ministro spagnolo Rajoy hanno evidenziato la necessità di una profonda revisione dell’attuale sistema di tassazione per quanto riguarda le grandi aziende digitali (come Apple e Amazon) al fine di assicurare un fisco efficiente ed equo. La web tax è una misura fondata, come sostenuto dal vice presidente della Commissione Valdis Dombrovskis, sull’equo pagamento delle tasse da parte delle grandi aziende digitali nei Paesi in cui esse svolgono le loro attività vendendo i loro beni e servizi, in modo da evitare che esse possano pagare le tasse in Stati che prevedono regimi fiscali agevolati.
In un documento preparato dalla Presidenza Estone per il Consiglio Ecofin informale tenutosi a Tallinn il 16 settembre 2017, viene spiegato come la riforma proposta avrebbe lo scopo di superare il principio attualmente in vigore del “domicilio fiscale“, in quanto le specifiche caratteristiche dell’economia digitale consentono alle grandi aziende del web di produrre redditi in molti Paesi, ma di pagare le tasse solamente in uno.
Il dibattito relativo a questa riforma è ancora fonte di contrapposizioni, tanto che il Presidente Gentiloni durante il suo intervento a Tallinn si è detto disposto ad avviare una cooperazione rafforzata nel caso in cui l’opposizione dei paesi contrari non dovesse cessare. Lo stesso Juncker intervenendo al summit di Tallinn ha dichiarato che la Commissione presenterà la sua proposta inerente quest’ambito la prossima primavera e si è detto fiducioso di vedere un accordo già all’Ecofin di dicembre.

Alberto Tagliapietra

Un chicco in più

In passato era già successo che la Commissione Europea prendesse di mira i colossi del Web per motivazioni legate al fisco o a pratiche di mercato scorrette, basti pensare alla multa da 497 milioni con cui la Commissione nel 2004 sanzionò Microsoft, oppure alla multa da 13 miliardi con cui la Commissione nel 2016 sanzionò Apple per evasione fiscale, dopo aver dichiarato illegali gli accordi fiscali presi tra l’Irlanda e la multinazionale. A oggi un nuovo caso sembra aggiungersi ai precedenti, infatti il 4 ottobre 2017 Margrethe Vestager (commissaria europea alla concorrenza) ha fatto sapere che la Commissione ha deciso di sanzionare Amazon a ripagare 250 milioni di tasse che l’azienda non avrebbe pagato al Lussemburgo. Un ulteriore dimostrazione della volontà della Commissione di continuare sulla via di una tassazione più giusta nei confronti delle grandi multinazionali del web.