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EXPO Astana 2017: quale energia per il futuro del Kazakistan?

Il 10 settembre si è conclusa l’esposizione internazionale dedicata al tema “Energia del futuro”. Ad Expo Astana 2017, tra grandi aspettative e profonde contraddizioni, si è discusso di energie rinnovabili, riduzione delle emissioni di gas serra, green economy e nuove tecnologie per assicurare una produzione energetica più sostenibile e di minore impatto sul pianeta

IL TEMA: ENERGIA FUTURA – Il tema scelto per l’ultima edizione dell’esposizione internazionale iniziata lo scorso 10 giugno nella capitale kazaka, “Energia del futuro”, ha permesso di affrontare una delle questioni più importanti per i prossimi decenni: la necessità di produrre forme di energia in modo sostenibile. La scarsità di fonti energetiche tradizionali, la minaccia posta dai cambiamenti climatici e le conseguenze di decenni di emissioni dannose per l’ambiente rendono questa tematica una delle più pressanti per il futuro del pianeta.
La scelta pare contraddittoria se si pensa al fatto che l’economia kazaka è fondata sulla produzione di combustibili fossili. La stessa capitale, Astana, è infatti stata costruita con i proventi derivanti dall’esportazione di gas e petrolio. Tuttavia il Kazakistan ha voluto sfruttare questa occasione: l’EXPO 2017 è sembrato lo strumento perfetto per promuovere lo sviluppo di un sistema economico “verde” ed efficiente, che consenta di giungere a un’economia diversificata, basata sulla conoscenza e fondata sul settore privato.
Consapevoli di questo e fiduciosi nel ruolo che il Kazakistan potrà assumere nel futuro, gli organizzatori hanno ideato l’esposizione di Astana come una piattaforma internazionale per presentare le innovazioni in campo scientifico e tecnologico che dovrebbero consentire, già nel breve periodo, di produrre energia pulita in modo efficiente. Oltre ai più recenti sviluppi nel campo delle rinnovabili – dall’energia eolica a quella solare, dalle biomasse all’energia cinetica – molte sono state le occasioni di confronto su temi connessi in modo più ampio al futuro energetico del pianeta. Il Future Energy Forum, aperto dal 29 giugno al 5 settembre, ha infatti ospitato esperti provenienti da tutto il mondo che hanno discusso di accesso all’energia sostenibile, green economy e riduzione delle emissioni di CO2. Qui, nella consapevolezza che lo sviluppo di energie alternative è possibile soltanto avendo a disposizione investimenti consistenti e che il loro utilizzo su vasta scala dipende da precise politiche prese di concerto dai Governi, sono state richieste nuove partnership economiche e istituzionali a livello globale per raggiungere gli obiettivi di sviluppo e sostenibilità energetica.
Indubbiamente, l’esposizione di Astana – la prima ad essere organizzata in Asia Centrale – è stato un grande forum di discussione, ma sull’evento non sono mancate le critiche.

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Fig. 1 – Il padiglione Nur Alem, uno dei più spettacolari di EXPO Astana 2017

I NUMERI – Pur progettata per essere un evento globale, EXPO 2017 non sembra aver soddisfatto le aspettative. Le prime previsioni parlavano del coinvolgimento di più di 5 milioni di visitatori – poi scesi a 3 milioni – provenienti da ogni parte del mondo per partecipare ai circa 3000 eventi previsti nel corso dei 93 giorni dell’esposizione. Nei fatti, tuttavia, ad EXPO Astana 2017 i biglietti venduti sono stati, secondo le fonti ufficiali, circa due milioni e mezzo. I giornalisti occidentali hanno parlato di numeri addirittura inferiori. La cifra, in ogni caso, è sconfortante se comparata a quelle delle esposizioni internazionali “specializzate” (generalmente comunque più piccole delle esposizioni universali) di Yeosu (Corea del Sud), con 8,2 milioni di visitatori nel 2012, e di Saragozza (Spagna), con 5,6 milioni di persone nel 2008.

La stessa vendita dei biglietti ha suscitato molte polemiche: numerosissime le lamentele da parte di cittadini kazaki che sostenevano di essere stati obbligati ad acquistare uno o più ingressi, e altrettanto rilevanti i casi di coloro che rivendevano – talvolta a un prezzo inferiore a quello di mercato, tra i 4000 e i 6000 tenge (10/16 euro) – i biglietti per l’esposizione. Tra le cause della bassa affluenza si pensa possa aver inciso la scelta di Astana come sede per l’evento: nonostante il grande piano infrastrutturale messo in atto, la città non è ancora ben collegata al resto del Paese e agli altri Stati dell’Asia Centrale quanto Almaty, la vecchia capitale.
Con i circa 3 miliardi di euro investiti dal Governo kazako, sui 174 ettari dedicati all’esposizione sono state costruite le 38 strutture per eventi, mostre, padiglioni tematici e spazi per i 115 Paesi e le 22 organizzazioni internazionali partecipanti. Anche a questo riguardo, però, le critiche non si sono fatte attendere. Se da un lato è stato il governo stesso a riconoscere che milioni di euro sono stati sottratti nel corso della costruzione del sito, dall’altro sono i cittadini che ora si chiedono cosa ne sarà di tutte le strutture edificate. Il piano è quello di rendere il padiglione Nur Alem, centro fisico e simbolico dell’esposizione nonché edificio sferico più grande del mondo, un centro culturale e di ricerca. Parte del sito sarà poi convertito nel Centro Finanziario Internazionale di Astana (Astana International Financial Center, AIFC), che si spera contribuirà allo sviluppo economico e commerciale dell’intero Paese.
In effetti, l’AIFC potrebbe costituire uno dei migliori lasciti di questa esposizione internazionale. Da un lato sarebbe il trampolino di lancio per un Paese in cui le molte riforme volte allo sviluppo del settore finanziario domestico e alla promozione della privatizzazione non sono ancora state applicate efficacemente. Dall’altro, nascendo nel solco di quanto suggerito nel corso dell’esposizione, il Centro potrebbe portare allo sviluppo di un sistema finanziario “verde”: l’AIFC dovrebbe infatti emettere speciali green bonds e altri titoli specializzati in grado di attrarre fondi per progetti ambientali e per la produzione di energie rinnovabili. Si tratterebbe di un’innovazione fondamentale non solo poiché contribuirebbe agli investimenti nelle energie rinnovabili ma anche perché costituirebbe un motore per lo sviluppo di tutta l’Asia Centrale.

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Fig. 2 – L’interno di uno dei padiglioni di EXPO Astana 2017

LO SVILUPPO GREEN DEL KAZAKISTAN – In effetti, il Kazakistan, la più estesa delle ex Repubbliche Sovietiche, trarrebbe guadagni consistenti investendo in modo deciso sulla green economy. Il Paese è infatti ancora fortemente dipendente dal commercio e dagli investimenti stranieri e, nonostante le molte riforme, il ruolo dello Stato nell’economia si mantiene forte. Al momento, i proventi derivanti dal petrolio costituiscono il 20% del PIL e il 60% del volume dell’export: tentare la via delle energie rinnovabili contribuirebbe all’obiettivo, da anni perseguito dal Governo, di diversificare l’economia. Allo stesso tempo, cercare di ricostruire il sistema economico sarebbe l’occasione per spingere in modo consistente verso la privatizzazione delle industrie nazionali e per contrastare la corruzione rampante. Questi sono passi fondamentali per un Paese che sta tentando di diventare una delle maggiori potenze della regione – ad esempio appoggiando il progetto cinese della “One Belt, One Road” per rivitalizzare la via commerciale tra Oriente e Occidente o mantenendosi neutrale nei delicati equilibri che vedono contrapporsi Russia, Cina e Stati Uniti – ma che ha ancora molto da fare per eguagliare i suoi vicini.
A poco più di due settimane dalla fine dell’esposizione, comunque, è impossibile sapere quali saranno le conseguenze di lungo termine per il Kazakistan e il suo peso nella regione. Per il momento, il sindaco di Astana, Aset Issekeshev, ha affermato che EXPO 2017 è stata una grande occasione per “lo sviluppo di tutti i settori economici, la ripresa dell’industria del turismo” e “uno dei progetti che più hanno contribuito alla presentazione del nostro Paese nel mondo”. Anche se la sua immagine non è l’unica cosa che deve cambiare per permetterne lo sviluppo, con i suoi sprechi e le sue grandi aspirazioni, EXPO 2017 è stata, in fondo, una perfetta rappresentazione del Kazakistan, Paese complesso e contraddittorio, sospeso tra le tradizioni e i problemi del passato e le innovazioni e i contrasti del futuro.

Martina Faldi

Un chicco in più

Astana è la più giovane capitale del mondo: fatta costruire da zero al centro della steppa, nel 1997 ha sostituito Almaty – giudicata troppo vicina alla Cina – come sede del Governo del Kazakistan per volere del Presidente Nazarbaev, che qui ha convogliato ingenti investimenti economici. Architetti del calibro di Norman Foster e Kisho Kurokawa hanno contribuito alla costruzione della città – il cui nome in kazako significa appunto “capitale” e che vuole diventare il simbolo di un Paese che, dalla sua indipendenza (1991), tenta proattivamente di plasmare la sua identità. 

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Info Martina Faldi

Martina Faldi

Nata nel 1992, ho conseguito la Laurea Triennale in Scienze Linguistiche (2014) e la Magistrale in Politiche Europee e Internazionali (2016) presso l’Università Cattolica di Milano. Le numerose esperienze di studio all’estero mi hanno consentito di approfondire alcune delle mie grandi passioni: l’arabo, il Medio Oriente, la ricostruzione post conflict e l’institution building.

Dopo un tirocinio presso il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, attualmente lavoro in una compagnia di consulenza per la quale elaboro proposte tecniche e seguo l’implementazione sul campo di progetti di sviluppo finanziati dalla Commissione Europea sui temi a me cari. Parallelamente sto conseguendo il diploma in “Emergenze e Interventi Umanitari” presso l’ISPI di Milano.