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Venezuela, il bilancio post costituente e le mancanze dell’opposizione

Il Venezuela convive con un panorama sociale inaspettato. La MUD (Mesa de Unidad Democratica) si sta disgregando e l’assemblea costituente sembra prendere più potere. La credibilità della politica è persa e il popolo venezuelano vive nella confusione, alla ricerca di una guida politica di riferimento

COSTITUENTE E MUD – Il Venezuela è immerso nella peggior crisi istituzionale, economica, sanitaria, politica ma soprattutto sociale della sua storia. Un paese pieno di ricchezze che ha vissuto delle epoche dorate pochi decenni fa, sembra essere tornato indietro indietro nel tempo. Soffermarci sulla situazione sociale ed umanitaria non aggiungerebbe granché al dibattito; dire per l’ennesima volta quanto grande sia la mancanza delle risorse di ogni genere all’interno di questo Stato è abbastanza scontato, quindi proviamo a capire cosa succede, soprattutto con l’opposizione politica di questo paese, che ha vissuto tra alti e bassi di fervore politico, soprattutto prima, durante e dopo l’elezione dell’assemblea costituente.

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Fig. 1 – Willy Arteaga, faccia delle proteste venezuelane in una manifestazione.

IL FERVORE DELLE PROTESTE – Da aprile di quest’anno l’opposizione venezuelana ha preso la decisione di invitare il popolo a uscire da casa e manifestare il malcontento nei confronti del governo centrale, sin dall’inizio la posizione è stata ferrea e sembrava durare nel tempo. Le strade di tutto il paese si sono riempite di tutti i tipi di persone che rispondevano ad una sola voce: “non vogliamo più il governo di Maduro”. Con più di 150 vittime della repressione, lo scenario più vicino sembrava una guerra civile. L’opposizione sembrava unita e portatrice di un’offerta politica diversa, ha fatto credere al paese che, finalmente, si era vicini ad organizzare una via d’uscita allo stallo che è presente in Venezuela da tempo. Quando è stata convocata l’elezione dell’assemblea costituente, la Mud è diventata più forte, e sembrava decisa a non permettere la realizzazione di questo atto, convocando anche la comunità internazionale affinché venisse al soccorso del popolo venezuelano.
Nonostante tutti gli sforzi, lentamente si sono intraviste le differenze di pensiero e di dedizione dei diversi leader della MUD (Mesa de la Unidad Democràtica), e il calore delle proteste è diminuito, soprattutto dopo la “liberazione” di Leopoldo Lòpez.

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Fig. 2 – Maduro condannando azioni e “minacce” del suo omologo statunitense.

MUD DOPO LA COSTITUENTE – Subito dopo l’elezione, sulla cui liceità rimane qualche dubbio, il 4 agosto questa assemblea formata da 545 sodali del governo di Maduro ha preso il controllo del potere legislativo. I primi passi sono stati quelli di sciogliere l’Assemblea Nazionale, che era comandata in maggioranza per diversi partiti dell’opposizione, e di destituire alti mandi dei suoi incarichi. La crisi è diventata ancora più profonda, le azioni del governo s’indirizzano di più verso un totale controllo dello Stato ed il popolo venezuelano sente ancora il peso delle vittime delle violente proteste di prima, ma stavolta senza dimostrare per le strade. La comunità internazionale ha condannato numerose volte la forma di attuare dello stato venezuelano, e diversi presidenti, soprattutto latinoamericani, hanno espresso la propria disapprovazione in merito alla situazione interna di questo paese. Trump ha dichiarato di essere in grado, e disponibile ad intervenire militarmente in Venezuela per riassicurare ai cittadini la pace e soprattutto il rispetto della democrazia.

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Fig. 3 – Dirigenti della MUD in conferenza stampa.

MADURO, E LA MUD? – Tutto lo sforzo dell’organizzazione per la mobilitazione civile per più di due mesi, il successo con cui sono riusciti a coinvolgere tutta la popolazione in una sola voce, in un solo ideale e soprattutto in pochi leader con parole conseguenti alle loro azioni, è stata un’incredibile realtà che purtroppo è durata poco. Passate le elezioni e la presa in carico della nuova assemblea, la MUD è entrata in un letargo da cui ancora non riesce a risvegliarsi. Lentamente, la credibilità di questo blocco di opposizione è scesa a livelli mai visti. Senza un leader riconosciuto (la Mud è un’accozzaglia di 19 partiti, ora rimasti a 17, dalle estrazioni più variegate), si è perso l’orizzonte, e la fiamma della libertà è cominciata a spegnersi. La MUD per tanto tempo aveva stabilito una piattaforma per un possibile dialogo con il governo centrale, invece poco dopo qualcosa è cambiato.
A settembre, alcuni delegati del governo e dell’opposizione si sono incontrati a Santo Domingo per instaurare un tavolo di dialogo con la finalità di “riprendere la cooperazione tra entrambi”. Alcune riunioni si sono svolte con normalità, altre invece non si sono svolte affatto. La serietà e comunque la finalità di questo incontro è ancora un’incognita per tutti i cittadini venezuelani, trasgredire il principio di non cedere al dialogo con un governo “illegittimo e dittatoriale” è stato il punto di fallimento di questa coalizione.

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Fig. 4 – Il momento dell’elezione di Henry Allup, segretario generale della Mud, a presidente del parlamento venezuelano

L’unica cosa, prodotto da questi dialoghi, che alcuni ritengono positiva è la chiamata del governo alle elezioni regionali in Venezuela per questo 15 ottobre. Fattore che ha diviso ancora di più l’opposizione tra quelli increduli che pensano che le elezioni regionale servano solo a dimostrare il malcontento, e quelli che pensano a queste come un altro fallimento del regime.
La mancanza di unità dentro la MUD, e soprattutto la non esistenza di un unico leader che sia coerente nel tempo con quello che predica, ha fatto sì che questo conglomerato di partiti stia sperimentando una frammentazione profonda. Dopo i dialoghi nella Repubblica Dominicana, diversi politici dell’opposizione, tra cui anche Maria Corina Machado, hanno deciso di creare una nuova coalizione chiamata “Soy Venezuela” (Sono il Venezuela), che cerca di riprendere la pressione sociale dei cittadini del paese, dimostrare alla comunità internazionale la vera e propria crisi umanitaria e, soprattutto, cerca il coinvolgimento di entrambe le parti nella ricerca di un miglioramento per mettere fine a questi problemi. L’esplorazione non è ancora conclusa, non si sa ancora chi sarà parte di questo nuovo gruppo, ma tramite un Tweet, Leopoldo Lòpez si è dimostrato favorevole a questa nuova idea.
In queste circostanze, il futuro politico del paese risulta essere incerto, ma dai fatti emerge chiaramente che la frammentazione politica di questa opposizione ha portato con sé soltanto danni mentre il popolo venezuelano affoga nel caos. Dopo tutto la famosa, e molto politicizzata frase, “el pueblo unido jamás será vencido” risulta essere vera in tutte le sue lettere.

Emilia Labarca Bonilla

Un chicco in più

Durante il periodo più forte delle proteste venezuelane sono successe due cose da ricordare, il bombardamento del Tribunal Supremo de Justicia da un elicottero pilotato per Oscar Pérez, e le dimissioni del Procuratore generale Luisa Ortega, scappata per far conoscere al mondo chi sono veramente i politici che dirigono il Venezuela. Che fine hanno fatto?

Foto di copertina di ruurmo Licenza: Attribution-ShareAlike License