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Thailandia, quando la politica fugge…e i militari restano

5 domande e 5 risposteLo scorso 27 settembre Yingluck Shinawatra è stata condannata dalla Suprema Corte thailandese a cinque anni di reclusione. L’ex Premier è fuggita all’estero prima della lettura del verdetto, lasciando il principale partito di opposizione alla giunta militare privo del suo leader storico

1) Per cosa è stata condannata l’ex Premier Shinawatra?

Yingluck Shinawatra è stata ritenuta colpevole di inadempienza agli obblighi d’ufficio nella gestione di un programma di incentivi ai produttori di riso. Il suo Governo aveva infatti acquistato la produzione al doppio del suo valore commerciale per favorire lo sviluppo rurale – una mossa che, secondo i critici, ha causato ingenti danni all’export ed è risultata in tonnellate di riso invenduto.
Nel 2014 lo scandalo portò a violente proteste di piazza soffocate brutalmente dall’esercito, seguite dalla decisione del generale Prayut Chan-o-cha di destituire Shinawatra e imporre la legge marziale.
Si ritiene che l’ex Premier sia fuggita all’estero già dal 25 agosto, data originariamente fissata per la lettura del verdetto. Secondo molti Shinawatra si troverebbe ora a Dubai, dove vive il fratello Thaksin, anch’esso Premier della Thailandia dal 2001 al 2006. Altri invece ritengono che l’ex Primo Ministro si trovi a Londra, dove starebbe cercando di ottenere asilo politico. Al momento, comunque, non sono pervenute dichiarazioni ufficiali di Shinawatra sulla sua fuga e sulla sua attuale condizione.
I sostenitori di Yingluck Shinawatra sono convinti del carattere strumentale della condanna, utile al regime militare per estromette dalla scena politica una scomoda rivale.

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Fig. 1 – Sostenitori mostrano un poster dei fratelli Thaksin e Yingluck Shinawatra fuori dalla Corte Suprema thailandese, 25 agosto 2017

2) Cosa sappiamo della sua fuga?

Alcuni membri del partito di Shinawatra, il Pheu Thai (Partito per i Thailandesi), hanno dichiarato che l’ex Premier è fuggita attraverso Cambogia e Singapore con destinazione Dubai, dove il fratello Thaksin, a sua volta ex Primo Ministro deposto dai militari, ha un’abitazione. La storia dei due fratelli sembra sovrapporsi: entrambi vincitori alle elezioni, entrambi deposti dai militari, entrambi in fuga all’estero a seguito di scandali politici.
La fuga della sorella Yingluck era però inaspettata, tant’è che 3mila sostenitori si erano radunati fuori dalla Corte Suprema ad agosto per manifestare il loro sostegno all’ex Premier.
“Sono decisa a lottare fino in fondo per la mia causa, ho responsabilità e doveri da portare avanti”, aveva dichiarato Yingluck nel 2016. In merito allo scandalo, rispondeva che il programma di sussidi era “vantaggioso per i contadini e per lo sviluppo del Paese”, mentre le critiche avevano l’unico obiettivo di danneggiare la sua figura politica.
Secondo alcuni la fuga dell’ex Premier sarebbe stata facilitata (se non addirittura incoraggiata) dal regime. La lettura del verdetto di condanna in sua assenza avrebbe infatti contribuito ad evitare lo scoppio di violente proteste in suo favore.

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Fig. 2 – Membri del Pheu Thai durante una videoconferenza con l’ex Primo Ministro, nonché fratello di Yingluck, Thaksin Shinawatra presso il quartier generale del partito a Bangkok, aprile 2016

3) Chi è Yingluck Shinawatra, e cosa rappresenta per la politica thailandese?

Leader del partito Pheu Thai, nel 2011 Shinawatra diventò la prima donna thailandese a ricoprire il ruolo di Primo Ministro. Il suo Governo durò in carica fino al 2014, quando fu destituito dal colpo di Stato del generale Prayut Chan-o-cha, la cui giunta militare è attualmente al potere.
Il fratello, Thaksin Shinawatra, ricoprì a sua volta la carica di Premier fino al 2006, prima di essere (a sua volta) deposto da un colpo di Stato militare. Accusato di corruzione e abuso di potere, Thaksin vive all’estero dalla data del golpe in un esilio auto-imposto per sfuggire ad una condanna a due anni di carcere (proprio per l’accusa di corruzione) del 2008.
I fratelli Shinawatra, oltre a condividere processi e deposizioni forzate, rappresentano un movimento progressista che ha dominato a lungo la scena politica thailandese, vincendo ogni elezione generale dal 2001. La loro contrapposizione con i gruppi conservatori ha dato vita ad un vero e proprio scontro tra fazioni: da un lato le “camicie rosse” pro-Shinawatra, composte dalla classe operaia e contadina del nord; dall’altro le “camicie gialle”, formate dalle alte gerarchie conservatrici dell’esercito e della ricca borghesia urbana di Bangkok.

4) Qual è la situazione politica attuale nel Paese?

A partire dal golpe che spodestò Yingluck Shinawatra, il Paese è governato dalla giunta militare guidata dal generale Prayut Chan-o-cha.
Il regime di transizione voleva rimediare all’instabilità politica degli ultimi anni consegnando al popolo un nuovo testo costituzionale. Nella realtà, il generale ha instaurato una dittatura militare repressiva rimandando di anno in anno la chiamata alle urne. Dopo la promulgazione della nuova Costituzione lo scorso 6 aprile (la ventesima della storia thailandese), i portavoce del Governo militare hanno promesso nuove elezioni nel 2018, ma si temono ulteriori rinvii.
Intanto la morte dello storico sovrano Bhumibol Adulyadej ha permesso la salita al trono del figlio Vajiralongkorn, una figura più ambigua ed imprevedibile dell’amato padre, che inserisce una terza variabile nei già delicati rapporti tra politici e militari.

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Fig. 3 – Un manifestante thailandese durante una protesta a Bangkok dopo il colpo di Stato del generale Prayut Chan-o-cha, maggio 2014

5) Quali sono le conseguenze del caso Shinawatra per la politica thailandese?

La rivalità tra gli Shinawatra e le élite militari-conservatrici è stata il fulcro della politica thailandese degli ultimi due decenni. Con l’estromissione di entrambi i fratelli, la giunta militare si trova a fronteggiare un’opposizione orfana dei suoi leader storici.
Anche se il Pheu Thai rimarrà probabilmente la prima forza politica del Paese (visto l’ampio consenso di cui gode) al momento non c’è un leader forte che possa sostituire Yingluck. Alle prossime elezioni il partito di Shinawatra potrebbe non essere più in grado di formare un esecutivo, aprendo la strada a coalizioni e a un panorama politico più frammentato.
Con la fuga all’estero dell’ex Premier, il pericolo di rivolte pro-Shinawatra è al momento diminuito e le misure repressive imposte dai militari in tutto il Paese impediscono una reale sfida al potere del generale Prayut Chan-o-cha.
Lo scenario volge così a favore della giunta militare. In ogni caso, l’esilio degli oppositori non può costituire un piano sostenibile per la stabilità a lungo termine del Paese.

Emanuel Garavello

Un chicco in più

Il 25 agosto scorso la Corte Suprema thailandese ha emesso due condanne nei confronti di altrettanti ex-membri del Governo Shinawatra, a conclusione di procedimenti connessi al programma di incentivi alla produzione del riso. Boonsong Teriyapirom, ex Ministro del Commercio, è stato condannato a 42 anni di carcere con l’accusa di aver falsificato un trattato commerciale con la Cina per l’esportazione del cereale. Poom Sarapol, ex deputato, ha invece riportato una condanna a 36 anni di reclusione per il suo ruolo nel medesimo accordo. 

Foto di copertina di APEC 2013 Licenza: Attribution License