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Vero, non possiamo permetterci di dire oggi che la politica estera deve essere la priorità dei nostri politici, in un momento in cui non sappiamo se, come e quando ci sarà un governo. Eppure è proprio adesso, in questa situazione così ingarbugliata, che occorre tornare con forza a parlare dei temi della politica estera italiana, perchè è anche così che possiamo iniziare ad uscirne. Contraddizioni? Noi crediamo di no, e vi spieghiamo il perchè

 

 

 

Nelle ultime settimane il livello di attenzione alla politica estera in Italia si è modificato. Finalmente, ci verrebbe da dire: lo auspichiamo da anni. Il punto è che questo livello si è abbassato, non innalzato. E francamente, non lo ritenevamo possibile. Siamo passati da un livello “Ah già, la politica estera” a un livello “Uff, la politica estera”. In campagna elettorale, zero assoluto praticamente da parte di tutti i contendenti, ad eccezione di ripercussioni di politiche economiche dell’Unione Europea sul nostro Paese. Insomma, accidenti di politica estera che condizionano la politica interna. Abbiamo sentito in campagna elettorale un importante esponente politico, ex ministro, affermare: “Non si parla di politica estera? Sai, è importante, ma non è sexy”. Premesso che dovremmo fermarci a discutere di cosa può essere definito sexy nella campagna elettorale appena conclusa (davvero o per finta), è proprio qui che noi del Caffè ci dividiamo.

Intendiamoci, comprendiamo perfettamente che nella situazione odierna la politica estera non possa essere il principale pensiero dei nostri politici. Sarebbe assurdo parlare di priorità in tema di esteri nei primi 100 giorni del prossimo governo, se non sappiamo se e quando ci sarà un prossimo governo. Eppure, noi siamo convinti che buona parte di questo stallo politico e dell’insoddisfazione crescente per questa classe politica risieda, oltre ad una naturale crescente insoddisfazione per vizi e privilegi della cosiddetta casta, anche nell’incapacità da parte di tutte le parti politiche di proporre una visione. Abbiamo parlato di conti, cifre, tagli, sacrifici. Abbiamo parlato di presente, e non di futuro. Non abbiamo mai ragionato su un’idea condivisa di Paese: chi siamo, che posto abbiamo nel mondo, cosa aspiriamo ad essere. Probabilmente (e questo è il dramma) non abbiamo nemmeno questa idea di base condivisa. E senza un progetto, senza un’aspirazione, non si va lontano, e soprattutto non si è disposti ad accettare alcun sacrificio.

 

800px-Italy_1853Questa è ovviamente solo una delle componenti che spiega la situazione odierna. E riguarda certamente tutti gli aspetti e i settori, non solo il tema esteri. Parlare di politica estera in Italia non sarà sexy, non sarà forse prioritario, ma risponde all’esigenza di costruire o ricostruire un piano, un’idea, una visione di Paese. Senza, potremo continuare a litigare di questa o quella nomina o poltrona, ma continueremo a non guardare al di là del nostro naso, avvitandoci su noi stessi. E la pagheremo cara. Allora, qui al Caffè intendiamo nel nostro piccolo metterci a parlare di politica estera, a evidenziare le nostre priorità e quegli aspetti su cui occorre prestare attenzione, per contribuire con una goccia nel mare a ricominciare ad ampliare lo sguardo. Inizieremo subito con un articolo che mostra i primi dieci punti che in politica estera non possiamo dimenticare  e che dobbiamo tenere a mente nel breve periodo. Andremo poi ad approfondirne alcuni in merito. E’ una sfida proprio in questo momento decisiva, perché solo se riusciremo a tirare su la testa e ad ipotizzare progetti di ampio respiro, che riguardano tutti gli ambiti, potremo uscire dal pantano in cui siamo. Ma se non continuiamo a guardare al di là delle sabbie mobili non ne verremmo più fuori, e rischieremo di affogare. Noi ci proviamo, e vogliamo farlo con voi. Ancor più del solito vogliamo su queste tematiche condividere le vostre riflessioni, idee, osservazioni, suggerimenti, sul sito come su Facebook e Twitter. Su la testa allora, iniziamo a pensare insieme a una visione per questo nostro Paese.

 

Alberto Rossi

 

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Alberto Rossi

Classe 1984, laureato nel 2009 in Scienze delle Relazioni Internazionali e dell’Integrazione Europea all’Università Cattolica di Milano (Facoltà di Scienze Politiche). La mia tesi sulla Seconda Intifada è stata svolta “sul campo” tra Israele e Territori Palestinesi vivendo a Gerusalemme, città in cui sono stato più volte, che porto nel cuore e in cui andrei domani a vivere (e sì, sembra assurdo, ma anche mia moglie Cristina verrebbe di corsa con me. Nostra figlia Anita invece, nata a maggio 2015, ancora non ci ha detto cosa ne pensa). Vivo a Milano, dopo 28 anni di Brianza, e sono Responsabile Marketing della Fondazione Italia Cina e analista del CeSIF (Centro Studi per l’Impresa della Fondazione Italia Cina). Tra le mie passioni, il calcio (portiere, allenatore, tifoso), la politica, i libri di Giovannino Guareschi, i giochi di magia, il teatro, la radio. Già, la radio: nel 2009 conducevo un programma di esteri su Bmradio.it, e con alcuni amici/colleghi appassionati di geopolitica e relazioni internazionali ci siamo detti: la radio non basta, dovremmo inventarci qualcosa di più per parlarne… Ecco, Il Caffè Geopolitico, di cui sono Presidente, è nato più o meno così.

3 Commenti

  1. Non sarebbe male che ci si prestasse più attenzione, visto che contiamo come il due di picche… non basta fare i camerieri della Nato e spedire uomini a tappare i buchi dell’alleanza dla Libano all’Afghanistan, per guadagnarsi la considerazione generale.

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