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Il purgatorio brasiliano tra crisi politica e recessione

La recessione sembra vivere una battuta di arresto, con un aumento del PIL dell’1% durante il primo trimestre del 2017. Tuttavia, questa leggera ripresa rischia di venire affondata dalle varie crisi politiche

RECESSIONE E CORRUZIONE, NUOVE ACCUSE Sono passati tre mesi dall’ultima accusa di corruzione al presidente della Repubblica Michel Temer. L’accusa (di corruzione passiva) presentata a giugno dal procuratore della Repubblica Rodrigo Janot, è terminata con la decisione della Camera dei Deputati, che ai primi di agosto ha bloccato l’avanzamento del processo alla Corte Suprema. Un mese dopo, Temer è di nuovo sotto accusa. Il reato sarebbe di partecipazione ad un’organizzazione criminale con l’obiettivo di ostacolare la giustizia. Tuttavia, l’accusa è fortemente indebolita dai grandi dubbi sull’affidabilità del testimone chiave Joesley Batista. Anche per questo, è difficile che un nuovo iter parlamentare dia un risultato diverso da quello di agosto e provochi la caduta del Governo.

IL VOTO ALLA CAMERA – Alla votazione di agosto, Temer aveva bisogno, per evitare la procedura di impeachment, dell’appoggio di 172 deputati su 513. Il risultato finale ha registrato 263 voti a suo favore, 227 contrari e 23 tra astenuti, assenti ed altro. Un esito che appare comodo, ma che per essere compreso deve essere analizzato soprattutto attraverso una logica qualitativa. Basta, infatti, un veloce sguardo ai voti espressi dai singoli parlamentari per capire che il risultato di agosto e le future mosse politiche sono tutt’altro che scontati. Dei ventotto partiti che compongono la Camera dei Deputati brasiliana, solo sette non hanno registrato defezioni durante la votazione. Tra questi, il Partido do Trabalhadores (PT), formazione politica degli ex-presidenti Lula e Roussef. La recessione è stato un argomento utilizzato ma non dominante.

Fig.1 – Un momento delle proteste alla Camera 

RECESSIONE, CIRCOLO VIZIOSO – A maggio, il governo aveva perso l’appoggio di quattro partiti e, in teoria, dei loro sessantasei deputati: Partido Socialista Brasileiro (PSB), Partido Popular Socialista (PPS), Podemos (entrato in parlamento come Partido Trabalhista Nacional) e Partido Humanista da Solidariedade (PHS). Il Partido da Social Democracia Brasileira (PSDB) e Democratas (DEM), principali alleati del governo, decisero di sostenere l’esecutivo anche se con qualche riserva. Al voto di agosto, tutte queste formazioni si sono divise.
Perché tanti deputati hanno scelto di disobbedire alla linea politica del loro partito? Quali conseguenze per le prossime mosse politiche? Le ragioni delle defezioni sono varie: dalla volontà di evitare l’instabilità di governo, al tentativo di non creare un precedente pericoloso per i deputati già accusati ed indagati per il reato di corruzione, fino alle accuse di corruzione riguardanti questa stessa votazione. Una situazione che ha mandato un segnale forte al presidente: la divisione della maggior parte dei partiti politici può essere un aiuto per quanto riguarda i suoi guai giudiziari, ma un problema per l’approvazione delle sue riforme entro la fine della legislatura.

RIFORME, PROTESTE, ELEZIONI – Da quando è salito al potere nel maggio dello scorso anno, Temer ha impostato un programma di stampo neoliberista volto ad attirare investimenti stranieri e a contenere la spesa pubblica, stimolando la privatizzazione.
La reazione dell’opposizione non si è fatta attendere: due scioperi generali sono stati organizzati tra aprile e giugno di quest’anno. Eppure, anche questo campo presenta segnali di divisione: se ad aprile lo sciopero era stato effettivo e le maggiori città erano state paralizzate, a giugno le sigle sindacali dei trasporti di São Paulo e Rio de Janeiro, i centri più sviluppati del Paese, hanno ritirato la loro disponibilità, indebolendo così le manifestazioni.
Intanto, il Paese guarda alle elezioni dell’ottobre 2018 con molti dubbi ancora da risolvere. Se il Partido do Movimento Democrático Brasileiro (PMDB), il partito di Temer, deve fare i conti con la bassissima popolarità del presidente e delle sue politiche, il PT deve occuparsi dei guai giudiziari di Lula, a causa dei quali potrebbe essere compromessa la sua candidatura alla presidenza. In ogni caso, guardando ai risultati delle scorse elezioni che hanno portato ben ventotto partiti in Parlamento, è opportuno iniziare a domandarsi quali formazioni potrebbero allearsi per sostenere il prossimo governo ma soprattutto quanto peseranno le divisioni interne su questa decisione. Appare difficile pensare che da un quadro così frammentato possano crearsi poche ma chiare strategie politiche coerenti. Sarà questa una delle grandi sfide dei partiti brasiliani per le prossime elezioni.

Fig.2 – Una scena dello sciopero generale in seguito alla riforma delle pensioni

Il Brasile è sprofondato in un purgatorio con la recessione economica del 2013. La situazione è stata aggravata dalle varie crisi politiche che hanno polarizzato l’opinione pubblica, causato un cambio di presidenza, da molti definito golpe, e massacrato l’immagine della classe politica. È probabile che seguiranno nuovi scandali, ma come suggeriscono Neves e Reis, il Paese dispone delle risorse necessarie per risollevarsi a livello economico, ed il decennio di crescita ha formato una classe media impegnata nello sviluppo e nel consolidamento della democrazia. Il riavvicinamento tra la parte sana delle istituzioni e l’opinione pubblica potrebbe essere la chiave di svolta per portare il Paese fuori dallo stagno e, finalmente, ricominciare a correre.

Elena Poddighe

Un chicco in più

Clicca qui per il video della sessione di voto sulla denuncia contro Temer. 

Foto di copertina di PMDBNacional Licenza: Attribution License