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Dopo la Cina, anche la Russia vuole la sua parte in una terra dove l’Occidente è il grande assente. Ecco cosa c’è dietro al viaggio di Medvedev nel continente nero

UN APPROCCIO SBAGLIATO – E’ come se, all’improvviso, dopo la straordinaria penetrazione economica cinese, ed in misura minore indiana, si fossero tutti accorti delle enormi opportunità offerte dall’Africa. In questi giorni, come di consueto con l’approssimarsi dell’appuntamento del G8, l’Africa è tornata prepotentemente nell’agenda dei grandi. Pochi giorni addietro il vice-presidente della Commissione Europea Antonio Tajani ha ribadito la necessità di rafforzare la cooperazione economica dei paesi dell’Unione con l’Africa, il Papa ha lanciato il suo appello a politiche “etiche” per il continente nero ed in questi giorni giornali e media danno grande risalto e spazio agli interventi dei “professionisti dell’appello per l’Africa” (tra cui i vari Bono e Bob Geldof). Come al solito in Occidente il problema dell’Africa è posto male, e la rappresentazione classica del “luogo da salvare” con aiuti umanitari e con interventi per la cooperazione allo sviluppo prevale sull’idea “cinese” dell’Africa quale fondamentale partner economico-strategico. Il risultato è che i paesi dell’ Unione Europea, da un lato ancora attraversati dai sensi di colpa del colonialismo e dall’altro attori di iniziative bilaterali disarticolate ed occasionali, sono del tutto privi di una strategia comune per fare dell’Africa un luogo dove fare affari e dove stringere forti alleanze politiche.  

ARRIVANO I RUSSI – Chi, al contrario, si è mosso di recente attirato dalle storie di successo che giungono da Pechino è la Russia. Infatti, il presidente russo Medvedev è da poco tornato da un tour africano che lo ha visto protagonista in Egitto, Nigeria, Namibia ed Angola, teso a ristabilire delle floride relazioni economiche con il continente nero in settori chiave come le risorse naturali e a riaffermare il diritto alla propria “fetta” di Africa nello scenario multipolare globale. Non è un caso che Medvedev abbia mosso il primo passo del suo safari proprio dall’Egitto, primo partner economico africano per la Russia con quattro miliardi di dollari l’anno di interscambio commerciale, e che fu un partner fondamentale del regime Sovietico. Mosca, proprio come ha fatto Pechino, riapre la partita in Africa ripartendo dai “vecchi amici”. Al Cairo è stato siglato un patto di “cooperazione strategica” della durata di dieci anni con Hosni Mubarak, e i due leader si sono formalmente impegnati a cercare sempre una posizione coordinata sui temi di politica estera e a lavorare nella direzione di un nuovo ordine mondiale multipolare. Tuttavia, l’obiettivo primario della visita di Medvedev era di fare pressione su Mubarak al fine di aggiudicarsi la commessa da 1,8 miliardi di dollari per il primo impianto nucleare egiziano.

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NELLA MORSA DI MOSCA – Ma è in Nigeria dove Medvedev ha fatto il colpo più grosso assicurando al colosso energetico Gazprom la possibilità di gestire, grazie ad una nuova joint-venture, l’estrazione del gas. Secondo tale accordo, i Russi potranno costruire raffinerie, gasdotti, centrali energetiche a gas e iniziare la realizzazione di un enorme gasdotto Trans-Sahariano che, nei progetti di Mosca,  dovrebbe garantire l’approvvigionamento di gas da sud all’Europa. Insomma, all’Europa, che si troverebbe così chiusa sia da est che da sud nella morsa del potere “eneregetico” russo, non resta che sperare che gli attacchi dei ribelli del Mend (che hanno mandato un messaggio a Medvedev attaccando un oleodotto Shell pochi giorni dopo la sua partenza) dissuadano i russi dal portare a termine questo faraonico progetto.  

MATERIE PRIME – In Namibia ed Angola gli obiettivi russi riguardano ancora una volta le materie prime. Medvedev ha chiesto al governo di Windhoek di poter attivare un programma di esplorazione per cercare l’uranio e ha offerto in cambio la propria tecnologia per lo sviluppo di centrali nucleAri che darebbero alla Namibia la possibilità di affrancarsi dalla dipendenza energetica dal SudAfrica. All’establishment di Luanda, invece, Medvedev ha chiesto di aumentare le attività di joint ventures (già esistenti) nel settore petrolifero ed in quello dei diamanti, che hanno molto mercato nella cerchia dei super-ricchi  russi.  

SVEGLIATI EUROPA – La Russia è quindi l’ennesima grande potenza a “riscoprire” la centralità strategica dell’Africa e ad iniziare una penetrazione politico-economica del continente nero. Nulla ancora a che vedere con le impressionanti cifre che giungono da Pechino, ma una mossa che dovrebbe indurre l’Europa a cambiare marcia al più presto. Le multinazionali Europee dell’energia come Eni o Areva non possono essere gli unici attori economico-istituzionali europei ad avere una politica estera africana: Bruxelles, se ci sei, batti un colpo.  

Stefano Gardelli redazione@ilcaffegeopolitico.it 6 luglio 2009

Foto: in alto, una visita ufficiale di Medvedev in Africa

Sotto: una miniera di diamanti in Namibia

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