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Colombia: l’addio alle armi delle FARC e la visita del Papa

In 3 sorsi – In Colombia continua il processo di disarmo delle FARC-EP, che hanno da poco consegnato le loro armi e si sono costituite in un partito politico. Nel mentre, la visita del Pontefice cerca di sanare le divisioni interne

1. FARC, ADDIO ALLE ARMI? – Fin da prima della sua clamorosa bocciatura in occasione del voto referendario dell’ottobre 2016 e la controversa ratifica nel dicembre dello stesso anno, l’accordo di pace tra il governo colombiano ed il movimento guerrigliero marxista FARC-EL ha diviso la società colombiana sulla concreta possibilità di portare una pace stabile e “giusta” al Paese, martoriato da mezzo secolo di scontri. Al momento della stipula, infatti, molti hanno criticato alcuni punti dell’accordo perché ritenuti troppo clementi verso gli ex guerriglieri, mentre altri hanno sollevato dubbi sull’effettiva capacità di entrambi gli attori di realizzare quanto sottoscritto. Una delle questioni più problematiche riguardava il disarmo delle FARC, in quanto molti dubitavano che i guerriglieri avrebbero ceduto così facilmente uno dei loro punti di forza nei confronti del Governo.
Al contrario di quanto temuto, nonostante le difficoltà di disarmare un movimento arroccato nelle zone più impervie del Paese, il disarmo è avvenuto in maniera relativamente rapida e pacifica, e nel mese di giugno le FARC hanno consegnato le prime 7000 armi in loro possesso nelle mani dei funzionari delle Nazioni Unite. Il processo è continuato per tutto il mese di luglio e metà di quello di agosto, quando le ultime armi dei guerriglieri sono state riconsegnate e il presidente Santos ha ufficialmente dichiarato concluso il conflitto. Completata questa fase, in base all’accordo di pace le FARC devono ora porre gradualmente termine al traffico di stupefacenti, soprattutto cocaina, da loro controllato, così come alle attività di contrabbando di minerali e pietre preziose. Da parte sua, il Governo colombiano ha promesso di intervenire per aiutare i coltivatori di coca a orientarsi verso colture più legali grazie anche a un programma di aiuti pubblici, impedendo al contempo che il vuoto di potere lasciato dal ritiro delle FARC venga occupato da altri movimenti guerriglieri oppure da narcotrafficanti. Il programma di sostituzione presenta tuttavia numerosi ostacoli, legati alla difficoltà di controllo delle aree interessate e dalle interferenze di gruppi criminali. Questi problemi potrebbero inoltre essere aggravati dalla fretta con cui la Colombia sta cercando di eseguire il programma a causa delle forti pressioni internazionali.

Fig.1 – Un campo di coca in Colombia.

2. “FROM BULLETS TO BALLOTS” Al momento della consegna delle armi, il comandante delle FARC Rodrigo Londoño, alias Timochenko, aveva affermato chiaramente che le FARC abbandonavano lo scontro armato, ma che non avrebbero cessato di esistere. Dando seguito alle sue parole, pochi giorni fa Timochenko ha tenuto un discorso nella centralissima Piazza Bolivar a Bogotà, durante il quale ha annunciato la trasformazione dell’ex movimento guerrigliero in partito politico. Tale trasformazione, con dieci seggi assegnati automaticamente fino al 2026, era stato uno dei punti dell’accordo di pace che più aveva diviso i Colombiani, molti dei quali si erano dichiarati indignati dal pensare che rappresentanti di un movimento che ha insanguinato la Colombia per mezzo secolo sedessero fianco a fianco con deputati e senatori. I membri del neo-partito hanno fatto poco per dissipare questa impressione, partendo già dalla scelta del nome. Il neo-partito infatti si chiamerà Fuerza Alternativa Revolucionaria del Común , conservando così l’antico acronimo.

Fig.2 – Cerimonia di inaugurazione del FARC.

Obiettivo della decisione di coinvolgere le FARC nell’agone politico della Colombia è evitare di emarginare eccessivamente il gruppo, cercando di scongiurare in questo modo il suo ritorno alla lotta armata. Tale soluzione non giunge nuova, in quanto già in passato si era cercato di percorrere questa stessa strada. Nel 1985 infatti, ai tempi in cui la Colombia assomigliava sempre di più ad uno Stato fallito, fu creata la UP (Unión Patriótica), un partito composto dalle FARC e dal partito comunista, più altri gruppi guerriglieri. Allora, l’esperimento fallì a causa della violenza di un’alleanza tra paramilitari, membri dell’esercito e narcotrafficanti, che massacrarono dai 3.500 ai 5.000 membri di questo partito, dai militanti fino ai deputati e ai candidati presidenti.
Da parte loro, i leader delle nuove FARC hanno annunciato che intendono porre al centro del loro programma la riforma agraria, loro cavallo di battaglia da decenni, e la lotta alla corruzione, annunciando al contempo di voler dare voce, in un eccesso di politicamente corretto, “a giovani, donne, membri delle comunità indigene, contadini, Afro-Colombiani, artisti, membri della comunità LGBTI, casalinghe, studenti, lavoratori e disoccupati”. Più prosaicamente, le FARC puntano a vincere voti nei distretti rurali che per anni hanno governato, nella speranza di riuscire ad entrare in una coalizione di governo già dal 2018, anno in cui si terranno le elezioni parlamentari e presidenziali.

3. LA VISITA DEL PAPA – In questo contesto si è svolta la visita di Papa Francesco, che ha toccato le città di Cartagena, Medellín e la capitale Bogotà, dove ha celebrato messa di fronte ad almeno un milione di fedeli.
Il viaggio del Papa, oltre a ragioni indubbiamente spirituali, contiene un forte messaggio politico. Durante i lunghi negoziati tra Farc e governo centrale, infatti, il Vaticano ha giocato un ruolo importante, come parte della vasta azione diplomatica che vede la diplomazia pontifica all’opera come mediatrice anche nei negoziati tra Cuba e Stati Uniti e tra il presidente Maduro e l’opposizione in Venezuela. In Colombia, il Papa ha solidamente appoggiato l’accordo di pace, anche dopo che la vittoria del no al referendum indetto dal presidente Santos aveva rivelato la profonda spaccatura della società colombiana. Per questo motivo, il viaggio del Papa è stato rivolto a solidificare questo successo, ed in più occasioni il Pontefice ha rivolto appelli al perdono ed alla concordia al popolo colombiano. Sua Santità ha anche indirizzato alcune critiche, neppure troppo velate, alla Chiesa Colombiana, che invece si era mantenuta neutrale (ovvero contraria) in occasione del voto referendario.

Fig.3 – L’arrivo del Papa in Colombia.

Nonostante il messaggio del Pontefice, la Colombia non è ancora in pace in quanto nelle aree più remote continua la lotta armata dell’Ejercito de Liberacion Nacional, un gruppo guerrigliero più piccolo ma ancora attivo. Cavalcando l’euforia del momento, il presidente ha annunciato l’inizio dei colloqui di pace anche con gruppo guerrigliero ancora in lotta contro il governo. I negoziati, che hanno avuto luogo a Quito, in Ecuador, sono proseguiti speditamente e a inizio del mese di settembre i due attori hanno accettato di proclamare una tregua di tre mesi.
Malgrado i risultati raggiunti, quindi, il processo di pace rimane ancora fragile, e l’eventuale vittoria dell’opposizione alle prossime elezioni potrebbe di nuovo mettere tutto in discussione.

Umberto Guzzardi

Un chicco in più 

Per maggiori informazioni sull’ELN si rimanda a questo articolo 

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