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AstroCaffèOggi alle 13.55 si è conclusa la missione della sonda Cassini che ha dedicato gli ultimi 13 anni allo studio di Saturno e dei suoi satelliti, in particolare Titano

LA PRIMA DEDICATA A SATURNO – Il programma Cassini è stato il primo dedicato all’esplorazione di Saturno e del suo sistema di satelliti. Precedentemente, il “signore degli anelli” era stato raggiunto da alte sonde, tra le quali le due leggendarie Voyager, ma queste avevano effettuato solo dei sorvoli (in gergo flyby) e non si erano fermate in orbita. Il progetto della sonda partì negli anni Ottanta e fu diviso in due veicoli spaziali: quello principale chiamato appunto Cassini in onore dell’astronomo italiano Giovanni Cassini e il modulo di atterraggio Huygens, in onore dell’astronomo olandese Christiaan Huygens, destinato a Titano.
Il lancio avvenne nel 1997 a bordo di un vettore Titan IVB/Centaur e l’arrivo su Saturno avvenne sette anni dopo, nel 2004. La sonda è la seconda per dimensioni mai lanciata nello spazio, dopo i veicoli sovietici Phobos-1 e 2, con una massa finale (compresa di adattatore per il lancio e carburante) di circa 5,6 tonnellate. Produrre energia tramite pannelli solari a distanze come quelle di Saturno è poco pratico (devono essere molto estesi e ingombranti), perciò si optò per un mini-reattore al plutonio 238 che produceva elettricità elettrica tramite il calore generato dal decadimento radioattivo. Per inviare un segnale radio dalla Terra alla Cassini occorrevano tra i 68 e gli 84 minuti e viceversa perciò la sonda doveva contare quasi solo su “se stessa” per compiere la missione, poiché la tempestività dei segnali era esclusa.

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Fig. 1 – Una delle ultime immagini di Saturno riprese dalla Cassini

HUYGENS SU TITANO – Il lander Huygens era europeo e in buona parte italiano. Il programma Cassini era infatti frutto della cooperazione tra NASA, ESA (Agenzia spaziale europea) e ASI (Agenzia spaziale italiana). Huygens era stato costruito dall’allora Aerospatiale (oggi Thales Alenia Space) e pesava poco più di 300 chilogrammi. Nel dicembre 2005 si staccò dalla sonda madre e si diresse verso Titano. Una volta entrato con successo nell’atmosfera, aprì il paracadute e gli strumenti furono accesi, iniziando a collezionare dati per poi inviarli verso la Cassini, la quale faceva da “ponte radio” con la Terra. Il tutto si concluse con un atterraggio sulla superficie del principale satellite di Saturno. Il lander smise di trasmettere circa 90 minuti dopo questo evento. I dati furon di qualità inestimabile e hanno permesso agli scienziati di capire e scoprire numerose caratteristiche di Titano. Una curiosità: grazie ai dati e alle foto di Huygens sappiamo che il cielo del satellite è arancione, con un’illuminazione diurna paragonabile a quella terrestre dieci minuti dopo il tramonto e il Sole (alto al momento dell’atterraggio) risulta di dimensioni 10 volte inferiori rispetto a quelle che vediamo qui sul nostro pianeta.

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Fig. 2 -La superficie di Titano fotografata dal lander Huygens

GRAN FINALE – Dopo 13 anni di missione, il propellente a bordo della Cassini ha iniziato a scarseggiare, impedendo la programmazione di manovre attorno al “signore degli anelli”. La NASA ha deciso di concludere il tutto con un tuffo mortale nell’atmosfera di Saturno. Questo per una ragione principale. Le sonde che vengono fatte atterrare su altri pianeti dotati di atmosfera (come Marte ad esempio, o lo stesso Titano) sono accuratamente sterilizzate prima del lancio per impedire la contaminazione dell’ambiente da parte di batteri o microrganismi terrestri. Per Huygens la procedura è stata effettuata. Per Cassini no, non essendo previsti atterraggi. Tuttavia, una vola esaurito il carburante, la sonda sarebbe stata preda delle forze gravitazionali di Saturno e dei suoi satelliti e ci sarebbe stato il rischio di uno schianto finale su Titano, con eventuale contaminazione. Per evitare tutto ciò, la NASA ha deciso di usare il carburante rimasto per mettere in rotta di collisione la Cassini con Saturno stesso, il quale essendo completamente gassoso non permette “atterraggi” e contaminazione. Inoltre, con questa manovra suicida, sarà possibile raccogliere alcuni dati sul pianeta prima della completa disintegrazione della sonda.

Emiliano Battisti

[box type=”shadow” align=”” class=”” width=””]Un chicco in più

Giovanni Cassini è l’autore della scoperta delle separazioni tra gli anelli di Saturno, confutando la teoria che si trattasse di un unico blocco

Christiaan Huygens è stato colui il quale ha scoperto il satellite di Saturno Titano

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Emiliano Battisti

Sono nato a Roma nel 1986 e ho conseguito la laurea triennale in Scienze Politiche e quella specialistica in Relazioni Internazionali presso la LUISS Guido Carli. Dopo due esperienze in Ambasciate come stagista (presso quella italiana a Washington e presso quella statunitense a Roma) ho collaborato con l’Istituto Affari Internazionali a Roma e con il Centro Militare di Studi Strategici. Ho un Master in Istituzioni e Politiche Spaziali e uno in Giornalismo e Giornalismo Radiotelevisivo. Scrivo per Il Caffè Geopolitico dal settembre 2013 iniziando con Miscela Strategica dove mi sono occupato (e mi occupo) di spazio, difesa antimissile e velivoli militari. Inoltre, analizzo i teatri di crisi internazionale. Attualmente sono responsabile dell’Ufficio Stampa, del coordinamento dei Social Media e del desk Nord America oltre ad aver creato il desk spaziale AstroCaffè.