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Tra BRICS e Sikkim: prove di dialogo tra Cina e India

In 3 sorsi Risoluzione diplomatica sul confine sino-indiano nel Sikkim: le truppe di Nuova Delhi sono state ritirate ma il cielo è davvero privo di nubi all’orizzonte? Nel frattempo i leader dei due Paesi, Narendra Modi e Xi Jinping, hanno preso parte all’ultimo Summit dei Paesi BRICS, tenutosi in Cina dal 3 al 5 settembre scorsi.

1.AGGIORNAMENTI DAL “FRONTE” HIMALAYANO – La lunga disputa tra Cina ed India in merito ai confini nel Sikkim sembra essersi risolta diplomaticamente, almeno per il momento. Pechino e Nuova Delhi, dopo ben due mesi di trattative, tensioni e critiche alle reciproche mosse e contromosse, hanno raggiunto un’intesa che salvaguarda lo status delle loro relazioni e la fragile stabilità della regione asiatica già messa a dura prova dalla crisi nordcoreana. Ad allontanare l’eventualità di un imminente conflitto armato dalle menti degli indiani più nazionalisti e dei cinesi più attenti sono arrivate le dichiarazioni rilasciate da Hua Chunying, Portavoce del Ministero degli Esteri cinese, che, il 28 agosto scorso da Pechino, ha posto l’accento su una “rapida ritirata” delle truppe indiane nel Doklam concordata tra i due Stati. E proprio nel Doklam, come riportato in un nostro precedente articolo, il Governo Modi aveva deciso nei mesi scorsi di aumentare le unità in loco ritenendo che le forze cinesi avessero portato avanti operazioni in “territori non di loro competenza”. La Cina ha ottenuto quanto richiesto sin dall’inizio  e qualcuno potrebbe commentare la vicenda invocando un  “tanto rumore per nulla”. Ma la situazione in verità, a dispetto delle strette di mano ufficiali, potrebbe nel tempo evolversi nuovamente. Lo dimostra il fatto che il Governo Cinese non intende “abbassare la guardia” sull’Himalaya nei confronti di un’India tanto vicina geograficamente quanto lontana politicamente e ideologicamente.

Fig. 1 – Seduta conclusiva del vertice BRICS di Xiamen, 5 settembre 2017

2.OPINIONI CONTRASTANTI – Se da una parte dell’opinione pubblica c’è chi si mostra sollevato per l’esito delle trattative, dall’altra c’è chi avrebbe optato senza troppi problemi per una conclusione assai diversa. Camminando per le strade di Pechino e di altre città cinesi chi scrive ha avuto modo di approfondire quanto pubblicato dalla stampa nazionale e di ascoltare i commenti di diversi cittadini cinesi sulla questione. Merita di essere citato quanto rilasciato su sina.cn da Xing Chun della China West Normal University. Xing, ospite assieme ad alcuni giovani accademici dell’India che vivono e lavorano in Cina, ha osservato come nelle file indiane diversi partiti minori fossero propensi a portare avanti il braccio di ferro sui confini himalayani pur di restar fedeli alle loro idee nazionaliste e, forse, con la speranza di attrarre maggiori consensi elettorali. Queste posizioni però sembrano lontane da quelle delle nuove generazioni indiane che diventano sempre più cosmopolite e che, preso atto degli evidenti problemi di povertà esistenti all’interno del proprio Paese, cercano opportunità altrove. Opportunità favorite dalla globalizzazione e che un conflitto con la Cina potrebbe solo mettere inutilmente a repentaglio. Dello stesso parere restano gran parte dei cinesi incontrati: l’eventualità di uno scontro poteva essere avvertita, le immagini che circolavano sui giornali e nei notiziari televisivi in merito a uomini delle forze rosse e delle forze indiane posti gli uni dinanzi agli altri con sguardo austero e impenetrabile nel Doklam potevano impressionare, ma si era certi che, qualora si fosse optato per un ricorso alle armi, non sarebbe stato l’Elefante Indiano ad avere la meglio. Uno scenario però che nessuno si sentiva di auspicare dando priorità alla stabilità dei rapporti sotto il profilo politico e commerciale per contribuire a uno sviluppo che, in questi anni, sta ponendo la Cina al centro dello scacchiere economico asiatico in grado di dare lezioni sul piano economico e non solo.

Fig. 2 – Il Presidente cinese Xi Jinping durante il vertice di Xiamen

3.IL SUMMIT DEI BRICS A XIAMEN – Dopo la fine della crisi nel Doklam, Narendra Modi e Xi Jinping hanno partecipato al Summit dei Paesi BRICS  ospitato dalla città cinese di Xiamen. Qui, assieme  ai leader di Brasile, Russia e Sud Africa, hanno avuto modo di confrontarsi per due giorni (3-5 settembre) su  temi di carattere regionale e globale. In particolare, le principali questioni del vertice sono state raggruppate in macro-categorie per facilitare la discussione tra i partecipanti, implementare le sinergie tra i Paesi membri del gruppo e inviare un segnale forte a quei mercati emergenti – Egitto, Ghana, Messico e Tajikistan – in cui stanno avvenendo importanti cambiamenti socio-economici. Inutile dire che uno scontro armato tra India e Cina nel Doklam avrebbe avuto effetti devastanti per questi ambiziosi obiettivi. Alla fine del vertice sono stati conseguiti alcuni importanti risultati che rivelano quanto cooperare  possa apportare benefici più di politiche isolazioniste o di corse agli armamenti. I traguardi concordati sono stati infatti sanciti nella  “Dichiarazione di Xiamen” che pone nero su bianco l’impegno da parte dei partecipanti nell’operare sinergicamente nei campi della sicurezza energetica, della finanza, dell’economia e dell’innovazione. Lunga è stata la strada compiuta dai BRICS da quando, poco dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001, l’economista inglese Jim O’Neill fu il primo a coniare il termine per indicare la coalizione di Paesi che, in quel difficile momento storico, potesse fungere da supporto all’attuale sistema internazionale, condividendo un brillante futuro sia a livello economico che politico. O’Neill spiegò infatti che il successo della globalizzazione non avrebbe potuto avverarsi più solo ed esclusivamente ad opera degli Stati Uniti. Occorreva invece puntare sui Paesi emergenti e rendersi conto delle opportunità che Cina, India, Russia e Brasile potevano offrire per il futuro del sistema economico globale. Ciò significava anche abbandonare l’idea, ormai poco realistica, di un mondo caratterizzato unicamente dal potere politico, economico e militare di Washington. Da allora però i BRICS sono rimasti un po’ al palo, sia per divergenze interne che per debolezze strutturali. Il vertice di Xiamen potrebbe quindi ridar loro slancio e realizzare finalmente quelle prospettive immaginate da O’Neill a inizio millennio.

Fig. 3 – Un pensieroso Narendra Modi durante un dibattito del vertice BRICS

Federica Russo

Un chicco in più

Nell’ambito del Summit di Xiamen è inoltre emersa una interessante  proposta avanzata dal Presidente brasiliano, Michel Temer, circa la creazione di un “BRICS Intelligence Forum” al fine di unire le forze dei cinque Paesi nella lotta al terrorismo. Sia Vladimir Putin che Xi Jinping si sono mostrati subito favorevoli all’iniziativa. Temer, nel discorso tenuto durante il Summit, ha specificato quanto il problema della sicurezza globale richieda ad oggi di intensificare e coordinare le azioni dei Paesi BRICS. Il focus sul tema da parte del Governo brasiliano deriva certamente anche dalle preoccupazioni in merito a quanto accade nel vicino Venezuela e dalle provocazioni missilistico-nucleari del regime di Kim Jong-un nella penisola coreana.

Foto di copertina di xiquinhosilva Licenza: Attribution License