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Solita Corea, solito missile…o forse no?

Nuovo test missilistico della Corea del Nord. Ormai sembra diventata una routine. Tuttavia, è proprio da questa routine che si possono trarre alcuni spunti di riflessione. L’abbiamo fatto in redazione

FORSE NON È POI COSÌ FOLLE – Il protagonista dell’ultimo test missilistico della Corea del Nord sembra sia stato un IRBM (Intermediate Ballistic Missile – Missile balistico intermedio) della classe Hwasong-12 con un raggio che permetterebbe di colpire l’isola di Guam, territorio degli Stati Uniti. La traiettoria ha però seguito tutt’altro corso, sorvolando l’isola giapponese di Hokkaido, la più settentrionale delle quattro pricipali dell’arcipelago che forma il Paese. Una riflessione che è scaturita sulla base di questi dati è che se Kim arriva ad azioni che tecnicamente possono puntare a Guam, ma i lanci sono effettuati verso tutt’altra parte, questo nella sua semplicità smonta la teoria che va per la maggiore ossia che “è un pazzo furioso che vuole distruggere gli USA appena può”. Se hai la capacità di arrivarci, ma miri da un’altra parte, sei un attore più razionale di quanto si pensi, con una strategia magari suicida, ma chiara, comprese le “sparate” propagandistiche. Sottolinearlo vale la pena, per dire con chiarezza che Kim Jong-un non è un folle che si alza al mattino a lanciare missili a caso per distruggere i “cattivoni”. C’è un piano che magari sfugge, ma è più delineato di quanto si pensi (e addirittura forse, come abbiamo spiegato ad Agosto, le sue idee sono più chiare rispetto a quelle di qualche altro attore in gioco). In sostanza, Kim Jong-un è conscio di alcuni limiti che gli sono imposti soprattutto dalla Cina. Ricordiamoci che Pechino gli ha praticamente detto “se spari agli USA noi ci dichiariamo neutrali”, traducibile con un “poi sono affari tuoi”.

Fig. 1 – Kim Jong-un

LA CAPACITÀ MISSILISTICA DI KIM VA PRESA SUL SERIO? – Torniamo al test in quanto tale e alle sue implicazioni sulle capacità di Pyongyang. È un fatto che tutti gli ultimi test missilistici nordcoreani sono stati dei successi. Sembrano lontani i tempi in cui si prendeva in giro il regime per i suoi razzi scoppiati sulle rampe o a pochi secondi dal decollo. Si deve iniziare a prendere Kim sul serio: ha i mezzi per far male ai suoi nemici. Questo è dato dall’aumento del numero dei test missilistici e nucleari da quando c’è lui al vertice della Corea del Nord rispetto ai governi del padre e del nonno, suoi predecessori. Ci sono però alcuni fattori che contribuiscono ancora a non dare la piena credibilità alla capacità missilistica-nucleare di Pyongyang. Il primo è che non si sa a che punto sia la capacità nordcoreana nell’elaborazione di sistemi di guida per missili in grado elaborare traiettorie precise per obiettivi precisi. Un conto è sorvolare il Giappone e cadere nell’Oceano Pacifico, un conto è colpire un posto preciso e circoscritto. Un’altra questione è l’ancora dubbia capacità di miniaturizzazione della testata nucleare in modo da essere trasportabile da parte del vettore. Infine, il test pare abbia riguardato l’IRBM Hwasong-12. Questo missile, nonostante costituisca un grande passo avanti rispetto al passato, possiede ancora una vulnerabilità non di poco conto. Ci riferiamo al fatto che la propulsione è affidata a motori a propellente liquido. Quest’ultimo richiede complesse e lunghe operazioni per il caricamento a bordo che richiedono ore, inficiando la prontezza operativa del missile e rendendone vulnerabile il sito di lancio.

Fig. 2 – Il missile Hwasong-12

LO SCENARIO INTRICATO DEL “COSA SI PUÒ FARE?” – La domanda è veramente quella famosa “da un milione di dollari”. Inasprire sanzioni contro un Paese isolato istituzionalmente (e che ha anche modo di raggirarle) non è produttivo e potrebbe portare a un effetto contrario. Ricordiamo la Germania dopo la Prima Guerra Mondiale: fu affamata e annichilita e anche per queste ragioni appoggiò il regime nazista appena ne ebbe la possibilità. Tuttavia, senza sanzioni la Corea del Nord può ottenere moneta forte attraverso gli scambi commerciali. La bilancia dei pagamenti è semplice: senza valuta forte non importa e fatica anche a comprare su mercati non ufficiali. Ecco perché il mercato nero è florido: devono avere valuta forte. Lì bisognerebbe andare a incidere. Difatti le sanzioni ONU funzionano fino a un certo punto se poi i Paesi non le applicano su questo versante.
Trump teoricamente minaccia “fuoco e fiamme”, ma in realtà segue la vecchia tattica obamiana della “pazienza strategica”. Questa è l’unica strategia razionale da fare, anche perché lui, o quanto meno il suo staff, sa che l’opzione militare significa sacrificare decine di migliaia di sudcoreani (stima al ribasso) sul tavolo della vittoria.
Un altro aspetto da considerare è il cosiddetto “effetto Iran”. In Medioriente, il programma nucleare di Teheran ha rischiato (e rischia) di generare una corsa agli armamenti non convenzionali da parte dei vicini (Arabia Saudita in primis). Se Pyongyang si dotasse di una capacità nucleare credibile, cosa impedirebbe ai vicini di dire (legittimamente o meno, dipende da come la si vede) “anche noi vogliamo i nuovi giocattoli?”. Se poi si vuole allargare ancora di più lo scenario (vedete quanto è complesso?): da dove arriva la tecnologia che ha permesso i progressi missilistici della Corea del Nord?

Una nota finale: non di sola Corea del Nord vivono i test missilistici sul pianeta: India e Pakistan ne hanno condotti alcuni di recente, ma sono passati quasi inosservati senza alcuna condanna.

Hanno contribuito a questo articolo Emiliano Battisti, Elisabetta Esposito Martino, Simone Pelizza, Alberto Rossi e Simone Zuccarelli

Un chicco in più

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Foto di copertina di (stephan) Licenza: Attribution-ShareAlike License