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5 domande 5 risposte – Nei giorni scorsi Kim Jong-un ha minacciato di lanciare in direzione dell’isola di Guam, protettorato statunitense e sede di una base militare, dei missili a scopo intimidatorio. Quali sono i rischi reali e fino a dove si tratta di semplice propaganda di regime? Facciamo un po’di chiarezza con cinque domande e cinque risposte

1. Come funziona l’attacco missilistico nucleare?

Per compiere un attacco nucleare c’è bisogno di due componenti, chiaramente una testata nucleare e un vettore in grado di trasportarla. La prima deve avere dimensioni e peso contenuti in base al tipo di mezzo di trasporto scelto o disponibile. In sostanza, non basta far esplodere bombe, devono poter essere “portate” sull’obiettivo. Per quanto concerne il vettore, questo, al momento, può essere di due tipi: un aeromobile o un missile (o un missile lanciato da un aeromobile). Il secondo è quello preferito, per la maggior quantità di carico imbarcabile, per il raggio d’azione e per la minore vulnerabilità intrinseca. Come avevamo descritto in un precedente articolo, il volo del missile con testata nucleare può essere diviso in tre fasi: quella di ascesa, quella di volo extra-atmosferico, e quella terminale (si tratta di un profilo di volo standard per missili lanciati da terra o da sottomarino, non applicabile a quelli da crociera). Nella prima il razzo accende il motore (o i motori) e lascia la rampa di lancio per salire a una quota oltre l’atmosfera terrestre (per convenzione più di 100 chilometri di altezza). Qui entra in funzione il cosiddetto “veicolo di rientro”, quello con a bordo la testata, che si dirige autonomamente verso il punto di rientro atmosferico (magari rilasciando contromisure per evitare di essere colpito dai sistemi antimissile). L’impatto con gli strati più densi del’atmosfera avviene sotto la protezione di uno scudo termico, per evitare che il veicolo e la testata si disintegrino a causa delle forze aerodinamiche e del calore provocato dall’attrito con l’aria. A questo punto siamo nella fase terminale di discesa verso l’obiettivo che termina, se non ci sono inconvenienti, con la detonazione.

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Fig. 1 – Test del Hwasong-14, missile di tipo ICBM non ancora operativo

2. Quali capacità missilistiche ha la Corea del Nord?

Prima di tutto un’avvertenza: ci limiteremo qui ai soli missili considerati operativi. Il Paese ha fatto notevoli progressi nel campo della missilistica e i numerosi test eseguiti sotto Kim Jong-un (maggiori di molto rispetto ai suoi predecessori Kim Il-sung e Kim Jong-il. Da qui però ad avere sistemi pienamente operativi e utilizzabili in un conflitto il passo non è breve. Pyongyang dispone di vettori a corto raggio in grado di colpire la Corea del Sud e il Giappone, per lo più SRBM (Short Range Ballistic Missile – Missile balistico a corto raggio) derivati dal veterano Scud di origine sovietica e di cui tanto si è sentito parlare in Medio Oriente. Inoltre, la gittata riconosciuta al MRBM (Medium Range Ballistic Missile – Missile balistico a medio raggio) No-Dong lo porterebbe a raggiungere Tokyo. Ultimo, ma non ultimo, è il Taepodong-2 il razzo usato per il programma spaziale nordcoreano, perciò adibito in via primaria a lanci satellitari. C’è però la possibilità che questo venga usato come ICBM (Intercontinental Ballistic Missile – Missile balistico intercontinentale) anche se non è ancora chiaro se siano state testate le capacità di rientro dell’eventuale veicolo contenente la testata nucleare. Inoltre, il Taepodong-2 è spinto da motori a propellente liquido che richiedono un tempo di preparazione di diverse ore, inficiandone la prontezza operativa (la maggior parte dei missili per l’attacco nucleare sono propulsi da motori a propellente solido, che permettono il lancio nel giro di minuti).

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Fig. 2 – Missili nordcoreani puntati verso Guam: minaccia reale?

3. La Corea del Nord può colpire gli Stati Uniti?

In teoria sì, in pratica no. Per diverse ragioni. La prima è che manca di un missile in grado di raggiungere gli Stati Uniti continentali. “Come? – direte – C’è il Taepodong-2 che è operativo e può essere usato come ICBM!” In realtà, pur avendo la gittata teorica in grado di arrivare a destinazione (non sulle città della costa orientale però) questo missile soffre delle problematiche che abbiamo descritto nel punto precedente. Inoltre, non è ancora chiaro se la Corea del Nord abbia la capacità di rendere le testate nucleari trasportabili. “E Guam?Guam è un isola dell’Oceano Pacifico e fa parte dell’arcipelago delle Marianne settentrionali, territorio “commonwealth” degli Stati Uniti. Sull’isola, Washington ha installato basi militari della Marina militare (US Navy – USN) e dell’Aeronautica (US Air Force – USAF), con la presenza inoltre della Guardia Costiera (US Coast Guard – USCG) e dell’Esercito (US Army – USA). Di recente, Kim Jong-un ha dichiarato che la Corea del Nord lancerà quattro missili che “ammareranno” nei pressi di Guam come azione dimostrativa di forza da parte del regime nei confronti degli Stati Uniti promotori delle ulteriori sanzioni approvate dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU all’unanimità. I vettori in questione sono del tipo Hwasong-12 ossia IRBM (Intermediate Ballistic Missile – Missile balistico a raggio intermedio) con un raggio d’azione che arriva fino a 4.500 chilometri. Questi missili non sono ancora considerati operativi considerato il fatto che il primo test è avvenuto lo scorso 15 maggio.

4. In caso di lancio da parte della Corea del Nord è possibile fare qualcosa?

Nell’ipotesi peggiore, nella quale pressioni e diplomazia falliscano i loro obiettivi e Pyongyang lanci effettivamente un missile dotato di testata nucleare non è detto che questo compia il suo lavoro, soprattutto se l’obiettivo fossero gli Stati Uniti continentali o Guam. Gli USA sono dotati di sistemi antimissile in grado di abbattere con una probabilità molto buona un singolo veicolo di rientro (nella fase di volo extra-atmosferico o in quella terminale). Se il lancio avvenisse contro il Giappone o la Corea del Sud, entrambi i Paesi sono dotati di sistemi antimissile per colpire la testata nella fase terminale (forniti dagli USA), ma qui le incognite aumenterebbero date le distanze abbastanza contenute con la Corea del Nord.

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Fig. 3 – Kim si congratula con i militari per il successo di un lancio missilistico

5. Quali sono gli scenari in caso di lancio reale di un missile da parte della Corea del Nord?

Prima di tutto: molto probabilmente verrebbe abbattuto (per le ragioni spiegate al punto precedente). Tuttavia, il fatto in sé sarebbe gravissimo e la stessa Cina ha dichiarato che nel caso Kim attacchi per primo gli USA essa rimarrebbe neutrale, di fatto iniziando a mostrare un certo allontanamento dal tradizionale “protetto”. A quel punto potrebbe partire un’escalation che vedrebbe gli USA colpire tutti i siti missilistici conosciuti della Corea del Nord e probabilmente anche le infrastrutture di produzione. Il problema è che la mossa non sarebbe indolore, poiché Pyongyang ha la capacità di investire la parte settentrionale della Corea del Sud, compresa Seul, con missili convenzionali (o dotati di testate chimiche) trasportati su rampe mobili e con l’artiglieria, provocando decine di migliaia di morti e feriti prima che questi asset possano essere colpiti dall’aviazione tattica statunitense.

Emiliano Battisti

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Emiliano Battisti

Sono nato a Roma nel 1986 e ho conseguito la laurea triennale in Scienze Politiche e quella specialistica in Relazioni Internazionali presso la LUISS Guido Carli. Dopo due esperienze in Ambasciate come stagista (presso quella italiana a Washington e presso quella statunitense a Roma) ho collaborato con l’Istituto Affari Internazionali a Roma e con il Centro Militare di Studi Strategici. Ho un Master in Istituzioni e Politiche Spaziali e uno in Giornalismo e Giornalismo Radiotelevisivo. Scrivo per Il Caffè Geopolitico dal settembre 2013 iniziando con Miscela Strategica dove mi sono occupato (e mi occupo) di spazio, difesa antimissile e velivoli militari. Inoltre, analizzo i teatri di crisi internazionale. Attualmente sono responsabile dell’Ufficio Stampa, del coordinamento dei Social Media e del desk Nord America oltre ad aver creato il desk spaziale AstroCaffè.