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Nulla di nuovo all’orizzonte: il Congo-Brazzaville al voto

In 3 sorsi A luglio i cittadini della Repubblica del Congo (o Congo Brazzaville) hanno votato per eleggere il nuovo Parlamento del Paese. Ad aggiudicarsi l’ampia maggioranza dei seggi è stato il partito del Presidente Nguesso

1. NUOVE ELEZIONI, VECCHI RISULTATI – Lo scorso 16 luglio gli elettori della Repubblica del Congo (anche nota come Congo Brazzaville), stato africano con un passato da colonia francese, confinante con la più nota Repubblica Democratica del Congo, hanno partecipato al primo turno delle legislative, per eleggere il nuovo Parlamento del Paese. I risultati ufficiali, comunicati il 21 luglio hanno visto una schiacciante vittoria del partito di governo, il Parti Congolaise du Travail (PCT), a cui sono andati 70 dei seggi già assegnati al primo turno. Altri 28 candidati sono invece passati al ballottaggio, mentre i due partiti d’opposizione, l’Union des Démocrates Humanistes-Yuki (UDH-YUKI) ed l’Union Panafricaine pour la Démocratie Sociale (UPDS) hanno ottenuto rispettivamente sette (UDH-YUKI) e tre (UPDS) seggi, e solo dieci candidati totali sono passati ai ballottaggi. Questo squilibrio a favore del PCT non è tuttavia una novità in Congo: nel 2016 si sono tenute infatti le contestate elezioni presidenziali, che hanno sancito il terzo mandato consecutivo per il Presidente Denis Sassou Nguesso, votato dal 60% degli elettori. Ancora più clamorosi erano stati, nel 2015, i risultati del referendum costituzionale promosso dal governo, che era stato approvato dal 90% della popolazione.

Fig.1 – Il presidente Nguesso (destra) posa accanto al presidente sudanese Omar al-Bashir ad un meeting dell’Unione Africana nel 2015

2. UN PRESIDENTE INAMOVIBILE – Denis Sassou Nguesso è uno dei governanti più longevi d’Africa: con la sola eccezione del quinquennio tra il 1992 ed il 1997, è stato infatti al potere ininterrottamente dal 1979, anno dell’indipendenza del Paese dalla Francia. Dopo più di due decenni di dittatura militare a partito unico di stampo marxista-leninista, Sassou Nguesso perse il potere a favore di Pascal Lissouba nelle prime elezioni multipartitiche tenutesi nel 1992, su pressione della società civile congolese e dell’opinione pubblica internazionale nel corso di quella “terza onda” di democratizzazione che seguì il crollo del Muro di Berlno. Sassou Nguesso e Lissouba combatterono l’uno contro l’altro in due diverse guerre civili nel corso degli Anni Novanta. Nel 1997 l’attuale Presidente riuscì finalmente ad estromettere l’avversario e a recuperare il potere. Dopo aver introdotto una Costituzione per il suo Paese nel 2002, Sassou Nguesso ha proposto di modificarne il contenuto nel 2015, tramite un referendum per rimuovere sia il limite al numero di mandati, precedentemente fissato a due, che quello di età, che impediva la candidatura ai cittadini più vecchi di 70 anni. La sopracitata approvazione delle modifiche, oltre a scatenare polemiche e sanguinosi scontri in tutto il Paese, ha permesso a Sassou Nguesso, settantaduenne giunto alla fine del suo secondo mandato, di presentarsi alle elezioni del 2016. Oltre al mandato ottenuto da quelle elezioni, gli sarà permesso di ricandidarsi altre due volte, con la prospettiva di rimanere al potere fino al 2031.

Fig. 2 – Guy-Brice Parfait Kolélas (sinistra) parla con André Okombi Salissant, presidente di una piattaforma di opposizione, a Brazzaville il 18 Marzo 2016

Ovviamente, i risultati di queste e delle successive elezioni non ha soddisfatto i partiti di opposizione, che hanno denunciato brogli e uno svolgimento irregolare in molti dei seggi. Guy-Brice Parfait Kolélas, leader di UDH-Yuki, ha parlato di scontri in diverse circoscrizioni nel nord del Congo; a Pointe-Noire, la seconda città del Paese e vera e propria capitale economica, sono stati visti deputati del PCT bruciare schede elettorali. Kolélas aveva già annunciato un ricorso alla Corte Africana di Giustizia contro il risultato delle elezioni presidenziali dell’anno scorso, che erano state precedute da atti di forza contro i principali leader delle opposizioni, arrestati o costretti agli arresti domiciliari non ufficiali dalle forze di sicurezza che ne avevano circondate le abitazioni. Sassou Nguesso si è mostrato inflessibile anche con le voci di dissenso interne allo stesso PCT, rimuovendo dal loro incarico due ministri che avevano manifestato perplessità sulle modifiche costituzionali proposte dal Presidente.

Fig. 3 – Le milizie Cobra del presidente Sassou Nguesso perquisiscono un uomo per le strade di Brazzaville

3. UN PAESE SULL’ORLO DEL COLLASSO – In Congo-Brazzaville la situazione, sia economica che sociale, sembra farsi sempre più tesa. Il Paese non si è mai del tutto ripreso dalle fratture causate dalla guerra civile degli anni Novanta, ed il confronto tra governo ed opposizione è spesso condotto tramite l’uso della forza. Due settimane dopo l’annuncio dei risultati delle elezioni presidenziali del 2016, nel corso di una serie di scontri a fuoco tra protestanti e polizia un gruppo di uomini ha attaccato ed incendiato un complesso governativo del quartiere di Makélékélé, nella zona meridionale di Brazzaville. A Makélékélé la popolazione è composta principalmente da congolesi del sud del Paese, che durante la guerra civile avevano combattuto contro Sassou Nguesso e che per questo dopo la sua vittoria erano stati costretti ad abbandonare le loro case mentre il quartiere veniva saccheggiato dalle milizie del presidente vincitore. Il governo di Sassou Nguesso ha identificato gli autori materiali dell’attacco all’edificio governativo nei membri di un gruppo di ribelli noto come Ninja, contro cui ha quindi lanciato una vasta offensiva militare che ha coinvolto tutta la regione sud-orientale del Pool; tuttavia, secondo le opposizioni, il vero obbiettivo della manovra militare sarebbero gli abitanti stessi del Congo meridionale, colpiti da bombardamenti che hanno causato quasi esclusivamente vittime civili e circa 13.000 sfollatiAnche dal punto di vista economico il Congo Brazzaville sta attraversando un periodo di profonde difficoltà; il Paese è uno dei principali esportatori di petrolio del continente e, come in molti altri Stati ricchi di risorse energetiche, dipende dai ricavi delle esportazioni petrolifere per la larghissima maggioranza del suo bilancio. Il crollo dei prezzi del petrolio nel 2014 ha avuto quindi un prevedibile effetto disastroso sull’economia del Congo, che ha visto il rapporto tra il proprio debito pubblico ed il PIL superare recentemente il 77%, a distanza di soli sei anni dalla cancellazione dei debiti contratti dal Paese da parte del FMI e della Banca Mondiale; va inoltre considerato che, nonostante la crescita economica provocata dal boom petrolifero dei primi Anni Duemila, la ricchezza è stata quasi totalmente trattenuta dalla famiglia del presidente Sassou Nguesso e dalla cerchia a loro più vicina, che ha gestito l’economia del Congo-Brazzaville come una vera e propria cleptocrazia.

Andrea Rocco

Un chicco in più

Nonostante i problemi, la ricchezza petrolifera del Congo-Brazzaville è tale da aver attirato le attenzioni della Cina, lo Stato che più di ogni altro si dimostra disponibile a trattare con Paesi ricchi di risorse naturali indipendentemente dalla loro situazione politica: il Paese africano sarà quindi tra i primi a ricevere parte dei finanziamenti multimiliardari promessi da Pechino nel corso dell’ultimo China-Africa summit, con l’apertura di una Zona Economica Speciale nell’hub petrolifero di Pointe-Noire, la seconda città congolese. 

 

Foto di copertina di D-Stanley Licenza: Attribution License